Avvenire.it, 9 novembre 2017

Azzardo. Sponsor illegale per la Lega calcio

Bis di Tavecchio, ora commissario della Serie A. Stavolta insorgono anche i Monopoli: i russi di «1XBet» non possono agire in Italia.

Calcio e azzardo. Siamo al bis. Dopo la sponsorizzazione della Nazionale da parte di Intralot, arriva anche quella della Lega calcio di Serie A. Ma con un’aggravante. Perché il partner scelto, la 1XBet, grossa società russa di scommesse, opera in Italia senza licenza, «contra legem» , come ci spiegano all’Agenzia delle dogane e dei monopoli (Aams). È la conferma di una notizia comparsa su Agimeg, sito specializzato del mondo dell’azzardo. Un sito sicuramente a favore dell’azzardo. Eppure il titolo è ‘Scommesse, autogol della Lega di Serie A: siglata partnership con operatore di Curacao senza licenza Aams’. È vero? Andiamo sul sito della società e troviamo, sulla home page, il simbolo della Lega di Serie A e la scritta ‘Sponsor ufficiale della Serie A, Europa-Africa-Medio Oriente-America’.

Dunque è vero. La sponsorizzazione c’è. E siamo a due. Nell’ottobre 2016 la Federcalcio, guidata dal presidente Carlo Tavecchio, firmo un accordo di sponsorizzazione con la società Intralot, uno dei concessionari dell’azzardo in Italia. Ora scopriamo che sempre Tavecchio, nella veste di commissario della Lega (le società di Serie A non riescono da aprile a trovare un accordo per un nuovo presidente dopo le dimissioni di Maurizio Beretta) ha firmato la sponsorizzazione con 1XBet. Un’ulteriore conferma ci viene dai Monopoli.

«1XBet non ha concessione, è contra legem – ci spiegano –. In Italia si può fare raccolta di gioco solo con una concessione, è una certezza. Come il fatto che dopo un gior- no ne viene un altro». E va contro la legge anche la Lega. Infatti, aggiungono all’Aams, «la legge 401 del 1989, all’articolo 4, fa espresso divieto di assumere la qualifica di sponsor a soggetti che non hanno autorizzazione alla raccolta di gioco e c’è anche una sanzione». Una norma che punisce anche chi accetta questa sponsorizzazione o pubblicità. E secondo la legge, insistono ai Monopoli, «è concorrenza sleale nei confronti di chi paga le tasse e ha una concessione. Per noi sono un nemico né più e né meno che gli evasori». Parole pesanti, ma, insistono «non sono indiscrezioni, è alla luce del sole». I siti di scommesse on line dovrebbero avere indirizzo che termina con ‘.it’ e invece 1XBet ha ‘.com’. C’è solo un sito in italiano ma non è autorizzato.

«Aggirano divieti e oscuramenti, sono stati già segnalati. Ma è una continua rincorsa», ammettono ai Monopoli. Tutte cose che sono state segnalate alla Lega calcio di Serie A con una nota di quindici giorni fa, ricordando i divieti previsti dalla legge 401 e in quali reati si incorre in caso di violazione. «Lo abbiamo fatto per la tutela del mercato e anche per un rapporto tra istituzioni che si devono coordinare. Se c’è una legge va rispettata. Nulla giustifica. Il messaggio è fuorviante. Questa società viola la legge». Oltretutto il settore delle scommesse è quello sta crescendo di più nel mondo dell’azzardo, che attira più italiani a spendere. E questo, spiegano ai Monopoli, «proprio perché chi non è costretto dalle regole del mercato e quindi anche da quelle finanziarie e di tassazione, offre il prodotto a più basso costo e quindi la gente si sposta su loro, purtroppo, magari anche perché promettono grandi vincite».

Ma le mantengono? Nella notizia pubblicata sul sito Agimeg c’è un’accusa molto pesante nei confronti di 1XBet. Si legge, infatti, che «l’aspetto più inquietante di tutta la vicenda, oltre all’assenza di licenza per poter operare sul mercato italiano, riguarda quella che sembra essere la poca trasparenza di questo boomaker, soprattutto nel pagamento delle vincite». E si riportano le testimonianze di persone che «avendo vinto somme importanti, si ritrovano nell’impossibilità di poterle ritirare». Sospetti gravi. Un motivo in più per considerare inopportuna questa sponsorizzazione.

A.M.Mira

 

 

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