Co-genitori, la vertigine immorale dell’egoismo

Un sito che si occupa di far incontrare la domanda e l’offerta di un figlio. Come? Con la semplice donazione di sperma: senza affetti, senza relazioni. E’ la Co-genitorialità, nuova pratica che segna l’abisso della fine della moralità e il trionfo del narcisismo egoista: il figlio è ormai un oggetto per la soddisfazione personale. 

Il sito si chiama Co-Genitori.it  ed è nato nel 2008. In quel “Co-“ è racchiusa tutta la vertigine morale di questa piattaforma on line italianissima che fa incontrare domanda e offerta nel mercato dei bambini.

Due sono i servizi offerti ai suoi utenti, che devono sborsare solo 25 euro al mese per iscriversi e così contattare altri utenti: la co-genitorialità e la donazione di sperma. Partiamo da questo secondo servizio. In breve il sito permette a donne single, a coppie lesbiche  e a coppie eterosessuali di trovare un maschietto disposto a “donare” il proprio seme. Le virgolette sono d’obbligo perché nella contrattazione privata può capitare benissimo che il donatore si trasformi in venditore.

Il sito non lo dice, ma la ricezione del seme maschile potrebbe avvenire in due modi. Alla vecchia maniera, quindi con un rapporto sessuale volto solo a fecondare la donna richiedente (difficile nel caso di coppie), oppure alla nuova maniera, passando per la fecondazione artificiale. La legge 40 anche oggi vieta l’accesso a queste tecniche da parte di single e di coppie omosex. Ma l’ostacolo è facilmente superabile. Infatti la legge permette di accedere alla fecondazione extracorporea alle coppie etero conviventi. E dunque basterà che la donna single o la partner della coppa lesbica si faccia accompagnare dal fornitore di sperma in clinica presentandosi come coppia convivente e il gioco è fatto. Per le coppie etero dove il maschio è sterile, basterà che il marito o il compagno dichiari che il contenuto del flacone con lo sperma sia suo.

Fin qui, ahinoi, tutto abbastanza ordinario, se per ordinario intendiamo disordinato. Ma il sito offre anche un altro servizio: la co-genitorialità. Si tratta in buona sostanza della richiesta da parte di single – uomini e donne sia etero che omosessuali – di diventare padri o madri, senza sposarsi, né convivere, ma condividendo i diritti e doveri della genitorialità perché hanno riconosciuto giuridicamente il figlio. Lo spirito del sito è espresso alla perfezione dallo slogan che compare sullo stesso: «Genitori insieme, ma senza stare insieme».

Ad esempio Tizio sul sito inserisce i suoi dati e mette un annuncio in cui esprime la volontà di diventare padre e cerca una donna che non ha la minima intenzione di amare, ma che deve mettere a disposizione il suo apparato riproduttivo e le sue capacità materne, dopo che il figlio sarà nato, per allevarlo e crescerlo al meglio insieme al padre. Anche in questo caso il concepimento potrà avvenire a letto oppure su un lettino di una clinica per la fertilità a seconda dei gusti.

Prendiamo qualche annuncio di questo sito che conta 100mila iscritti. Leo57: “Ciao, ho 42 etero, sano con esami, single convinto attualmente non propenso ad una quotidiana routine di coppia ma pronto a prendermi l’impegno responsabile della crescita di un figlio”; Alex1983: “Buongiorno, approfitto di questa modalità per realizzare il mio desiderio di diventare padre e per condividere un progetto educativo con un donna (cogenitore)”; Cesco82: “Convintissimo che sarei un pessimo marito ma un ottimo padre, cerco una futura madre più o meno della mia età (35 anni) con cui avere un buon rapporto e che condivida il mio stesso desiderio di diventare genitore”. Chiudiamo con Etienava che è «disponibile a incontri solo mattina pro gravidanza»: perché non aggiungere “astenersi perditempo”?

Dato che nella co-genitorialità non sono necessari i legami affettivi ed anzi spesso proprio non si vogliono ecco che si può dare il caso di single etero che cercano omosessuali per farli diventare genitori n. 2, eliminando così in radice possibili infatuazioni. E’ il caso di Sara1982: “Ciao! sono Sara, ho 35 anni e voglio essere madre. Cerco un uomo preferibilmente omosessuale per una donazione di sprema e potrei valutare la co-genitorialità”.

I messaggi provengono anche da persone omosessuali o eterosessuali che cercano un pari sesso, anche in questo caso non necessariamente gay, per diventare genitore insieme ad un altro genitore, convinti forse che due padri o due madri, anche se non omosessuali, siano meglio che un padre e una madre. E’ il caso di DennySan: “Cercavo un cogenitore che potesse essere una figura maschile, ma non trovando questo ho pensato che magari una donna con il mio stesso desiderio potrebbe comunque aiutarmi o meglio potremmo aiutarci insieme emotivamente, economicamente, tempo”. Si spiega questo fatto, dove una persona etero/omo ne cerca un’altra etero/omo pari sesso per diventare genitore adiuvato da un altro soggetto, se ci ricordiamo del principio base della co-genitorialità: non servono legami affettivi, quindi poco importa il sesso o l’orientamento sessuale del secondo genitore. In queste ipotesi il figlio potrà essere biologicamente figlio di uno dei due soggetti presenti come utenti sul sito, oppure no, e figlio biologico di un altro soggetto non iscritto al sito oppure iscritto come “donatore”.

La scelta della cogenitorialità oltre ovviamente ad essere incardinata nell’egoismo di chi vede il figlio come un oggetto del desiderio che occorre soddisfare, trova le sue motivazioni in due possibili considerazioni che fanno gli aspiranti cogenitori e che si possono sommare tra loro. Primo: il figlio ha bisogno comunque di una figura materna e paterna, ma sono io a non aver bisogno di un compagno/a o di un marito/moglie. Secondo: tirar grande un figlio è un fatica quindi dividiamo la fatica in due.

La cogenitorialità realizza un divorzio tra genitori prima che ci sia stato un matrimonio. Come i divorziati non hanno più legami affettivi, né vivono sotto lo stesso tetto, così anche i cogenitori, solo che la cogenitorialità concreta questo stato di anaffettività prima ancora che si sia realizzato. Non si rompe un rapporto per il semplice motivo che non è venuto mai ad esistenza e questo, tra l’altro, permette di aver relazioni affettive con altre persone senza problemi (apparentemente). La cogenitorialità è poi la contraccezione dell’amore: andiamo pure a letto per avere un bambino ma guai ad amarmi. Dunque la contraccezione è il sesso senza procreazione; la fecondazione artificiale è la procreazione senza sesso; la cogenitorialità è il sesso senza amore. Il figlio non è più frutto dell’amore per l’altro, ma frutto marcio dell’egoismo.

E’ infine curiosissimo il termine “cogenitore”. Infatti la parola “genitore” implicava fino a ieri che papà e mamma erano cogenitori, non solo sul piano biologico – per ora servono ancora due esseri umani sessualmente differenti per concepire – ma anche sul piano educativo. Quindi il vero cogenitore sono la donna e l’uomo sposati. Aver affibbiato la patente di cogenitori a chi, come in rapporto commerciale, si impegna insieme ad un altro soggetto a crescere un bebè, senza far crescere l’amore per l’altro genitore, rappresenta un furto bello e buono a danno dei genitori veri e propri. In definitiva la particella “co” mette in evidenza da una parte che la situazione di normalità sarebbe una genitorialità da single (altrimenti perché parlare di co-genitorialità?), così come il correo presuppone che in genere il colpevole abbia commesso il crimine da solo,  e su altro fronte mette in risalto una cesura che non dovrebbe esserci tra persone che si amano e persone che hanno generato, tra amanti e genitori.

Due qualifiche che dovrebbero coincidere nelle medesime persone. Va da sé poi che la cogenitorialità è strumento narcisistico infetto da individualismo solipsistico che andrà a danno del figlio perché il figlio non solo ha bisogno dell’amore del genitore, ma anche dell’amore tra i genitori. Anzi l’amore del genitore per il figlio non è pienamente predicabile senza amore tra i genitori.  Dura quindi la vita dei due co-egoisti genitori (tra l’altro: perché fermarsi a due?) i quali prima o poi saranno costretti  a spiegare al piccolo: “Papà e mamma ti amano, ma non si amano e non si sono mai amati”.

Tommaso Scandroglio

La Nuova Bussola Quotidiana, 17 marzo 2018