Il pensiero unico e il giudizio nuovo

Come diceva il grande cardinale Biffi, l’uomo moderno, avendo smesso di credere, è diventato un credulone.

Caro direttore, quando il “grande vecchio” ha voluto, è scoppiato lo scandalo Facebook, con grande ritardo naturalmente (e quando ha sfiorato il solito Trump). A margine (ma non troppo) di questo “scandalo” molto ipocrita, vorrei sottolineare un aspetto che non mi pare venga preso in considerazione. Quelli che hanno aperto il caso descrivono un popolo di imbecilli pronti a bersi tutto ciò che un potere orwelliano gli propina. Lo schema sarebbe questo: poiché so che ti piace la Coca Cola e che clicchi il mi piace su annunci buddisti, so anche come farti votare Trump o la Brexit. Ci sarebbe da ridere, ma purtroppo c’è poco da stare allegri, perché troppe persone, educate anche inconsciamente dal pensiero unico imperante prodotto da nichilismo e scetticismo, effettivamente finiscono col credere a tutto. Come diceva il grande Card. Giacomo Biffi, l’uomo moderno, avendo smesso di credere, è diventato un credulone. Crede a tutto tranne che a Dio. Ecco, mi pare che qui stia il vero problema.

Il servo di Dio don Giussani ha scritto, detto e testimoniato che le dimensioni del richiamo cristiano sono la cultura, la carità e la missione e che queste tre dimensioni devono essere vissute assieme e su questo punto è sempre stato molto esplicito: «L’integralità delle dimensioni in un gesto non è semplicemente questione di ricchezza o di pienezza, ma è una questione addirittura di vita o di morte per il gesto stesso; poiché senza l’impostazione almeno implicita di tutte le sue fondamentali dimensioni, il gesto non è povero, ma addirittura manca di verità, è contraddittorio alla sua natura, è “ingiusto”» (Il Cammino al vero è un’esperienza, Rizzoli, pag. 36). Tra le dimensioni vi è la cultura e don Giussani così scrive nella stessa pagina: «La cultura deve poter offrire agli uomini il significato di tutto. L’uomo veramente colto è chi è giunto a possedere il “nesso” che lega una cosa all’altra e tutte le cose tra di loro. Cultura perciò non può essere possesso di nozioni, perché neppure le nozioni derivate dallo studio di migliaia di uomini (o di migliaia di clic, ndr) potrebbero dire una sola parola risolutiva all’interrogativo circa il rapporto che lega l’uomo a tutte le cosa, cioè circa il significato della sua esistenza». Ed il significato dell’esistenza è che il Verbo si è fatto carne. E appartenendo a questo Verbo nella storia della Chiesa, chiunque, anche la più semplice vecchietta, per “osmosi” può acquisire “il pensiero di Cristo”, secondo l’espressione del Card. Angelo Scola. Il cristiano, nella misura in cui vive integralmente le dimensioni della vita portata da Cristo fa proprio, personalizzandolo, un giudizio su di sé, sulle circostanze della vita e sull’intero universo, che è diverso da quello del “mondo”.

Questo è il punto, mi pare: chi ha acquisito il giudizio di Cristo sull’esistenza non può avere paura di Facebook e molto più difficilmente può essere influenzato da esso o da qualunque sirena del mondo. Il problema, allora, è quello di lasciarsi educare a questo giudizio nuovo, visto che la grazia soprannaturale portata da Cristo crea un uomo “nuovo”. Ed un uomo nuovo deve pensare in modo nuovo, senza lasciarsi influenzare dal “pensiero unico”. Nella nostra epoca abbiamo avuto moltissimi esempi di persone che non hanno ceduto al pensiero del potere dominante, proprio perché forti del pensiero di Cristo: penso, in particolare, ai cristiani che non hanno perduto la fede nei gulag sovietici. Mi pare, invece, che anche tanti cristiani tendano a rispondere all’invasione dei poteri nascosti e forti con analisi sociologiche e psicologiche che, sinceramente, lasciano il tempo che trovano. Il modo migliore di reagire, sarebbe quello di avere non solo una carità forte, non solo uno spirito missionario forte, ma anche un pensiero cristiano “forte”, che ci aiuterebbe a non avere paura di nulla, come ha chiesto Gesù Risorto: «Non abbiate paura». Educare con convinzione alla cultura ed al giudizio di Cristo mi pare essere una grande urgenza per rispondere ad una drammatica emergenza. E mi sembra anche una grande opera di carità verso un popolo confuso e, quindi, disperso. Educare ad amare, a testimoniare ed a resistere persino a Facebook ed ai “grandi vecchi” che ci stanno dietro. Il pensiero cristiano, con buona pace di tanti, non è debole, è forte.

Peppino Zola

Tempi.it, 22 marzo 2018