Missionari martiri: “Chiamati alla vita” e non alla morte

By 7 aprile 2018Libertà Religiosa

Nel 2017 sono stati 23 gli operatori pastorali uccisi in tutto il mondo, il numero maggiore – per l’ottavo anno consecutivo – è stato registrato in America. In occasione della Giornata di preghiera e digiuno per ricordarli, la Fondazione Missio invita a sostenere il progetto “Una macchina da cucire per Bangui” del Centro di promozione della donna “Giacinto Bianchi”, struttura creata nel 2011 nella capitale della Repubblica Centrafricana dalla Congregazione delle suore figlie di Maria missionarie.

Tredici sacerdoti, un religioso, una religiosa e otto laici. È il tributo che la Chiesa cattolica ha pagato nel corso del 2017 per essere stata missionaria nelle periferie geografiche ed esistenziali del mondo. Secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides questi 23 martiri vanno ad aggiungersi ai 424 operatori pastorali, di cui 5 vescovi, uccisi nel mondo dall’inizio del 2000.

Nel corso dell’ultimo anno in Messico sono stati uccisi il sacerdote Joaquin Hernandez Sifuentes, don Felipe Carrillo Altamirano, don Luis Lopez Villa, don José Miguel Machorro. In Bolivia la volontaria polacca Helena Agnieszka Kmiec, mentre in Venezuela il religioso francescano Diego Bedoya. In Colombia don Diomer Eliver Chavarría Pérez e don Abelardo Antonio Muñoz Sánchez. In Brasile don Pedro Gomes Bezerra, in Argentina Ricardo Luna. Ad Haiti, invece, don Joseph Simoly. Passando all’Africa, in Sud Sudan è stato ucciso un catechista di Kajo-Keji, di nome Lino. In Madagascar il padre cappuccino Lucien Njiva, mentre in Burundi don Adolphe Ntahondereye è morto due settimane dopo la sua liberazione, a causa dello stress accumulato durante il sequestro. In Nigeria è stato rapito e ucciso don Cyriacus Onunkwo, mentre George Omondi è morto nel tentativo di fermare i ladri che avevano preso di mira la chiesa di cui era il custode. A loro si aggiungono tre catechisti laici, Joseph, John e Patrick, uccisi in un attentato di Boko Haram. In Kenya è morto padre Evans Juma Oduor mentre suor Ruvadiki Plaxedes Kamundiya è stata violentata e uccisa. I due missionari morti nel 2017 in Asia, hanno entrambi perso la vita nelle Filippine: si tratta di don Marcelito Paez e del catechista laico Domingo Edo.

I nomi di questi 23 missionari martiri verranno scanditi oggi in molte chiese d’Italia durante veglie e momenti organizzati per la 26ª Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri.

In questa occasione, la Fondazione Missio – organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana – invita a ricordare questi coraggiosi operatori al servizio del Vangelo meditando sul loro esempio di cristiani “Chiamati alla vita” e non alla morte.

Non a caso, l’immagine scelta per accompagnare questa ricorrenza immortala i resti di un antico battistero, quello della chiesa di Shivta nel deserto del Negheb. Un’immagine “che richiama il senso profondo della rigenerazione in Cristo attraverso l’immersione di tutta la persona nell’acqua battesimale”, spiega don Michele Autuoro, direttore di Missio. A questa “vita”, aggiunge, “sono chiamati non solo i martiri, nella loro suprema testimonianza del più grande amore, quello di dare la propria vita per quelli che si amano, ma anche tutti e ciascuno di noi nella quotidiana testimonianza di una fede vissuta nella carità e amicizia verso quanti sono privati, ovunque nel mondo, di una vita in pienezza”.

Per dare concretezza a questa testimonianza di prossimità, anche quest’anno, come da tradizione, in occasione della Giornata di preghiera e digiuno Fondazione Missio propone un Progetto di solidarietà. Per il 2018 si è scelto di sostenere il progetto “Una macchina da cucire per Bangui”. Beneficiario è il Centro di promozione della donna “Giacinto Bianchi”, struttura privata creata nel 2011 dalla Congregazione delle suore figlie di Maria missionarie, nell’arcidiocesi di Bangui. Il centro, situato nel 3° distretto della capitale della Repubblica Centrafricana non lontano dalla parrocchia St. Jacques de Kpètènè, è punto di riferimento per l’alfabetizzazione delle ragazze, di ragazze madri e di donne di differenti confessioni religiose degli 8 distretti di Bangui. “La comunità delle suore – spiega Fondazione Missio – è stata duramente colpita dalla crisi politico-militare che ha investito il Paese. Come altri organismi ecclesiali, anche la comunità ha subito atti di vandalismo e saccheggio perpetrati dagli uomini armati e il Centro di formazione non è stato risparmiato. Questi avvenimenti hanno costretto le suore a spostarsi nella parrocchia St. Jacques Kpètènè”.

Il progetto promosso da Fondazione Missio vuole “contribuire alla formazione e allo sviluppo di un delicato settore come quello delle donne” perché “se frequentano il Centro e hanno accesso all’istruzione non crescerà il numero di quelle costrette a vivere sulla strada”.

Il costo complessivo del progetto è di 10.000 euro grazie ai quali sarà possibile l’acquisto di attrezzature (30 macchine da cucire a mano e 30 macchine da cucire a pedale, oltre a mercerie e accessori per cucito), di 100 tavoli e 100 sedie, la manutenzione e riparazione delle macchine da cucire, le spese per l’elettricità e quelle per la scolarizzazione.

Alberto Baviera

SIR, 24 marzo 2018