La ragazza palestinese premiata per il suo coraggio da papa Francesco

By 15 aprile 2018Testimoni

L’impegno della giovane nel raccontare gli orrori subiti a Khan Younis nel 2014 è stato riconosciuto anche da papa Francesco che le ha inviato una medaglia attraverso il commissario Onu Krähenbühl.

Rua Khdeih ha 14 anni e ha ricevuto una medaglia da papa Francesco per il suo coraggio nel raccontare gli orrori subiti nella Striscia di Gaza ancora nel 2014. La medaglia le è stata consegnata il 28 marzo da Pierre Krähenbühl, commissario generale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati e la Palestina (Unrwa) che ha documentato sul suo profilo Twitter con alcune fotografie l’emozione della giovane Rua Khdeih.
Stando a quanto riportato dallo stesso Krähenbühl: il taccuino di Rua fu trovato tra le macerie della sua scuola a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, zona fortemente colpita durante il conflitto tra Israele e Hamas nel 2014. Rua aveva descritto nei suoi appunti la difficile situazione e l’orrore che lei e la sua famiglia avevano vissuto nel 2014 quando la casa della sua famiglia fu bombardata e parzialmente distrutta, e sua madre fu ferita gravemente.
Krähenbühl ne rimase talmente colpito da iniziare a portarlo in giro per il mondo per raccontare gli orrori di quella guerra. Due settimane fa il taccuino, che contiene tra l’altra anche la poesia “La speranza non tradisce mai”, è giunto nelle mani di papa Francesco durante un’udienza privata.
Il Papa è rimasto impressionato dalla scrittura della giovane palestinese e dai suoi sentimenti: ha deciso, quindi, di assegnarle una medaglia per dimostrare la sua attenzione e la sua vicinanza ai i bambini rifugiati e al loro coraggio. “Sono così felice di essere riuscita a trasmettere il mio messaggio – ha affermato la ragazza ricevendo il riconoscimento dal commissario Krähenbühl – a tutto il mondo e a papa Francesco. I bambini di Gaza devono poter godere di tutti i loro fondamentali diritti umani, vivendo in modo dignitoso e senza dover sperimentare l’orrore della guerra”.

I.Sol.
Avvenire.it, 30 marzo 2018