Galateo. Anche a Messa ci vuole un po’ di «bon ton»

By 11 dicembre 2018Notizie Chiesa

La cultrice delle buone maniere e food writer Csaba della Zorza pubblica un manuale di galateo in ogni situazione, anche in chiesa: spegnete telefonino e giù i piedi dall’inginocchiatoio.

Esistono ancora le “buone maniere” nelle relazioni con gli altri, nei momenti importanti della vita, a tavola, in famiglia, al lavoro o quando si intraprende un viaggio? Magari non valgono più le rigide regole e l’etichetta del Galateo stilato da monsignor Giovanni Della Casa quasi cinque secoli fa ma nella frenesia che contraddistingue le nostre giornate e in tempi di comunicazione ultraveloce come quelli del XXI secolo, qualche volta possono trovare spazio anche un gesto cortese, un saluto, l’attenzione per il vicino di scrivania, il rispetto della fila davanti a uno sportello o del viaggiatore che siede accanto a noi nello scompartimento di un treno. Purtroppo, però, sembrano sempre più rari – e spesso passano inosservati – i comportamenti che si muovono sul filo dell’educazione, improntati cioè dal savoir vivre, dall’eleganza e dalla bellezza che dell’educazione sono l’esito e, contemporaneamente, il presupposto.

È per questo che Csaba dalla Zorza, food writer, esperta di bon ton, giornalista radiofonica e collaboratrice di prestigiose riviste, ha deciso di scrivere Buone maniere (Luxury Books, pagine 208, euro 20), una «guida contemporanea allo stile, per distinguersi in ogni occasione». Si tratta di un moderno manuale illustrato (i disegni sono di Adriano Rampazzo) con consigli su cosa fare per essere almeno un po’ chic ovunque ci si trovi. Per recuperare quella bellezza perduta nelle pastoie di tutti i giorni e, alla fine, rendere più leggera la nostra quotidianità. Si comincia con le basi della buona educazione: atteggiamento (che deve essere cordiale e lieve), consapevolezza (riflettere prima di parlare o agire), gentilezza (con tutti e non solo con chi ci fa comodo), puntualità (arrivare tardi non fa impegnato ma solo cafone), rispetto (delle opinioni, della libertà e delle cose altrui), contegno (capacità di equilibrio anche in situazioni critiche), altruismo (non mettere noi davanti a tutto).

Ma le regole da seguire sono anche la riservatezza, l’umiltà, la buona e civile conversazione, la generosità nei sorrisi, nei saluti e nei ringraziamenti, la capacità di non ostentare le proprie cose. Ma il manuale di Dalla Zorza tocca, come dicevamo, ogni aspetto della quotidianità: dalla corretta comunicazione (col cellulare, con la corrispondenza cartacea e digitale, con i social media), a come comportarsi durante matrimoni, battesimi e cerimonie varie, dal ricevere ospiti a casa a come stare a tavola e persino come comportarsi nell’ambito più intimo della famiglia. Si dispensano consigli pure su come incontrarsi e salutarsi, come si sta al ristorante, al cinema o a teatro. Ma anche sui mezzi pubblici, in ospedale o in spiaggia.

Un paragrafo del libro è dedicato anche al bon ton da tenere in chiesa, altro luogo dove, spesso, la buona educazione viene lasciata fuori dal portone. Il primo segno di cafonaggine può venire dal cellulare acceso: «Già il fatto che alucni dimentichino di metterlo in modalità silenziosa mi lascia perplessa – scrive Dalla Zorza – visto che ormai sulle porte delle chiese ci sono quasi sempre segnali che lo ricordano. Ma alla signora che, al trillare rumoroso del proprio telefono, dopo averlo cercato in borsetta per 5 o 6 squilli, decide di rispondere con un “Dimmi veloce, che sono a Messa”, non so proprio cosa dire. Vorrei essere autorizzata – commenta l’autrice del manuale – ad accompagnarla gentilmente fuori».

Quindi? «Se andate a Messa lasciate il telefonino in borsa o in tasca, non leggete la posta elettronica, non sfogliate distrattamente i social network perché l’omelia vi annoia». Non è moralismo. Non significa essere “bacchettoni”. «È una questione di rispetto anche per chi vi sta vicino». L’abbigliamento in chiesa, poi, deve essere decoroso. «Le signore abbiano le spalle coperte, non esibiscano abiti lunghi sino ai piedi nei matrimoni che si celebrano al mattino. Gli uomini non entrino con i calzoni corti, i bambini siano vestiti dai genitori in modo appropriato – scrive Csaba – non con gli shorts di spugna, neanche se la chiesa si trova in una località di mare». Infine, i consigli alle mamme e ai papà: «Se avete un neonato nel passeggino e lui non vuole smettere di piangere, siate così educati da portarlo a fare una passeggiata fuori, perché magari qualcuno vorrebbe ascoltare la Messa senza essere disturbato».

E non finisce qui. «La barra di legno che si trova davanti a voi – conclude la maestra del bon ton – è un inginocchiatoio e non serve a metterci i piedi sopra (con o senza le scarpe): se lo fate, oltre ad essere irrispettosi con la chiesa lo sporcate anche con la terra delle vostre suole e chi si inginocchierà lì dopo il vostro passaggio si troverà i pantaloni o la gonna macchiati». Il silenzio è la regola che dovrebbe accompagnare l’attesa e l’inizio della funzione: il chiacchiericcio non aiuta la preghiera e la meditazione.

Fulvio Fulvi

24 novembre 2018

https://www.avvenire.it/agora/pagine/anche-a-messa-ci-vuole-bon-ton