GENDER. La silenziosa “peste” che si sta diffondendo nel XXI° secolo. Solo se la conosci ti puoi difendere! – 2. PERCHE’ MONSIGNOR MIGLIORE AVEVA RAGIONE

By 12 gennaio 2019Pillole di saggezza

IL PENSIERO DI PAPA FRANCESCO

Giornalista: “In quello stesso discorso di ieri in Georgia, Lei ha parlato, come in tanti altri Paesi, della teoria del gender, dicendo che è il grande nemico…”

Papa Francesco: “Quello che io ho detto riguarda quella cattiveria che oggi si fa con l’indottrinamento della teoria del gender. Mi raccontava un papà francese che a tavola parlavano con i figli – cattolico lui, cattolica la moglie, i figli cattolici, all’acqua di rose, ma cattolici – e ha domandato al ragazzo di dieci anni: ‘E tu che cosa voi fare quando diventi grande?’ – ‘La ragazza’. E il papà si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria del gender. E questo è contro le cose naturali. Una cosa è che una persona abbia questa tendenza, questa opzione, e c’è anche chi cambia il sesso. E un’altra cosa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità. Queste io le chiamo ‘colonizzazioni ideologiche’ ”. (2 ottobre 2016 ai giornalisti nel viaggio di ritorno dalle Georgia e Azerbaijan).

All’inizio di questi appunti ricordiamo un episodio avvenuto presso le Nazioni Unite nel novembre 2008 quando l’ Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’ONU, monsignor Celestino Migliore, bocciò il Progetto che la Francia presentò a nome dell’Unione Europea per la “depenalizzazione universale dell’omosessualità”. La proposta era ottima, ma purtroppo anche le idee migliori quando sono strumentalizzate e ideologizzate si trasformano in negative.

Per comprendere la posizione della Santa Sede, dobbiamo evidenziare il “secondo atto” previsto dal governo francese. Unificare, in un testo unico, la depenalizzazione dell’omosessualità e la mozione per fissare a livello internazionale alcuni capisaldi “sull’orientamento sessuale e sulla identità di genere”, da inserire nei “Diritti umani”. Monsignor Migliore, intervistato dall’agenzia di stampa francese “I Media” affermò: “Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale (…). Il Catechismo della Chiesa Cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Ma qui, la questione è un’altra”. Si tentò la strategia di introdurre in Convenzioni, Direttive o in Sentenze di Corti di Giustizia sopranazionali, formule che concatenassero le “scelte sessuali” ai Diritti umani, vincolando i singoli Stati a legiferare sull’argomento. In questo caso per abrogare la naturale distinzione del sesso “maschile” e “femminile”, sostituendolo con gli orientamenti sessuali, cioè “i generi”.

Questa, non fu la prima volta che alcuni organismi internazionali, “azzardavano il colpo”(1).

Evidenziamo alcuni episodi che miravano a modificare questo principio naturale.

Nella “III° Conferenza internazionale dell’ ONU sulla donna” tenutasi al Cairo dal titolo “Sviluppo sociale” (1994), si discusse di libertà sessuale e dei diritti sessuali e riproduttivi, ritenendoli fondamentali per la donna, e si identificò nella contraccezione e nella sterilizzazione, metodologie idonee per il controllo demografico. Si bloccò, invece, il tentativo di riconoscere l’aborto come diritto umano universale.

24 marzo 1994, il Parlamento Europeo, varò la “Risoluzione per la parità di diritti per gli omosessuali” (A3-0028/1194).

Alla “IV° Conferenza internazionale dell’ ONU sulla donna” tenutasi a Pechino dal titolo: “Habitat” (1995) fu dichiarato che “il genere è un concetto che si riferisce a un sistema di ruoli e di relazioni determinate non dalla biologia ma dal contesto economico, politico e sociale. Il sesso biologico di una persona è dato dalla natura; il genere è costituito. Il genere può essere visto come il processo mediante il quale gli individui che nascono nella categorie biologiche di maschio e femmina diventano le categorie sociali di uomo e donna attraverso l’acquisizione localmente definita di mascolinità e di femminilità”(2). In altre parole, i rapporti tra donne e uomini basati su ruoli definiti socialmente che vengono assegnati all’uno o all’altro sesso sono modificabili, mentre il sesso riguarda unicamente la differenza biologica tra maschile e femminile. Si propose di conseguenza una “ri-biologazione” delle differenze sessuali riconoscendo cinque generi: maschile, femminile, maschile omosessuale, femminile omosessuale e transessuale. Interessante per comprendere “il clima” presente in queste sedi è la testimonianza della giornalista statunitense Dale O’ Leary che partecipò alle due conferenze. “Quello che è successo in queste sedi è importante perché la guerra culturale è una battaglia di idee, e l’ONU ha prestigio e risorse economiche tali da consentirle di promuovere la sua agenda a tutti, a partire dai leader del mondo per arrivare ai bambini delle scuole passando per i mass media” (3).

1997 nel “Trattato di Amsterdam” (il primo tentativo di riformare le istituzioni europee in vista dell’allargamento) e nel 2000 nella “Carta Fondamentale dei Diritti Umani dell’Unione Europea” definita anche “Carta di Nizza” scomparve il vocabolo “sesso” sostituito da “orientamenti sessuali”. E all’articolo 9 della “Carta di Nizza” si riconobbe il diritto al matrimonio senza però specificare i “due soggetti del matrimonio”, lasciando la possibilità anche alle persone omosessuali di contrarre unione, mentre l’articolo 21 vietò la discriminazione in base agli orientamenti sessuali.

12 marzo 2006, fu votata dal Parlamento Europeo e dal Consiglio d’Europa, una Direttiva sull’ “eliminazione degli stereotipi di genere”, in particolare contro la discriminazioni delle persone che “cambiano sesso” (4).

Dicembre 2006, l’ONU approvò la “Convenzione sui Diritti delle persone disabili” con un riferimento all’opportunità di “incorporare la prospettiva di genere” nel contesto dei Diritti umani.

Marzo 2009, il “Parlamento della Serbia”, fu obbligato dall’Unione Europea ad approvare una legge che garantisse la libertà di orientamento sessuale e di  identità di genere, come atto di “buona volontà” per una futura integrazione del Paese all’Unione.

Documento: “Principi di Yogyakarta” del 26 marzo 2007 che interpreta i Diritti umani in chiave di “identità di genere”.

Si legge nel preambolo.

“Intendiamo ‘orientamento sessuale’ come riferimento alla capacità di ogni persona di profonda attrazione emotiva, affettiva e sessuale verso, e relazioni intime e sessuali con, individui di un genere diverso, o del medesimo genere, o di più di un genere. Intendiamo con ‘identità di genere’ il riferimento all’esperienza del genere profondamente sentita, interna ed individuale, che può o non può corrispondere con il sesso assegnato alla nascita, compreso il personale senso corporeo (che può implicare, se liberamente scelte, modificazioni dell’aspetto o delle funzioni del corpo con mezzi medici, chirurgici od altri) ed altre espressioni del genere, compreso l’abbigliamento, l’eloquio ed il linguaggio del corpo”.

Per quanto riguarda il diritto educativo.

“Assicurare che l’istruzione sia diretta allo sviluppo del rispetto per i diritti umani, e del rispetto per i genitori ed i membri della famiglia, l’identità culturale, la lingua ed i valori di ogni bambino, in uno spirito di comprensione, pace, tolleranza ed eguaglianza, tenendo in conto e rispettando i diversi orientamenti sessuali ed identità di genere” (Principio 16 C).

Per quanto riguarda il diritto a formare una famiglia.

“Prendere tutte le necessarie misure legislative, amministrative e di altro genere per assicurare al matrimonio omosessuale o all’unione civile omosessuale, ogni diritto, privilegio, obbligo o beneficio disponibile per i coniugi o partner di diverso sesso sia egualmente disponibile ai coniugi o partner del medesimo sesso” (Principio 24 E).

E’ interessante notare che nella prima versione si fece esplicito riferimento alla mozione accennata in precedenza presentata dalla Francia.

29 luglio 2009, il Consiglio d’Europa acquisì i “Principi di Yogyakarta” nel Documento: “Diritti Umani e identità di genere”.

4 febbraio 2014, il Parlamento Europeo approvando il “Rapporto Lunacek (“Relazione sulla tabella di marcia dell’UE contro l’omofobia e la discriminazione legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere”) chiese esplicitamente a tutti i Paesi membri una protezione particolare delle persone LGBTQI (L. lesbica, G. gay, B. bisessuale, T. identità di genere transessuale, Q. queer, I. sesso biologico intersessuale).

19 febbraio 2014, la “Commissione Onu per i diritti dei minori” recepì in toto queste direttive e contemporaneamente ammonì la Santa Sede per il rifiuto dell’aborto, per l’abuso sui minori e per il rigetto dell’ideologia gender. “La Santa Sede continua a porre enfasi sulla promozione della complementarietà e dell’uguaglianza in dignità, due concetti che differiscono dall’uguaglianza per legge e per pratica delineata nell’articolo 2 della Convenzione e che sono spesso usati per giustificare legislazioni e politiche discriminatorie (…). Chiediamo alla Santa Sede di prendere misure attive per rimuovere dai libri di testo delle scuole cattoliche tutti gli stereotipi sul gender che possono limitare lo sviluppo dei talenti e delle abilità di ragazzi e ragazze e minano le loro opportunità educative e di vita”.

Infine, per ingarbugliare maggiormente la matassa, dal 2014 gli utenti di Facebook degli Stati Uniti e del Regno Unito e inseguito anche di altri Paesi nel momento della registrazione del proprio profilo hanno la possibilità di optare per settanta generi diversi (eccone alcuni: asessuato, intersessuato, cis-gender, pan-gender…).

La Santa Sede, bocciando la Dichiarazione francese riguardante la depenalizzazione universale dell’omosessualità citata all’inizio  avvertì che la proposta era il primo passo per imporre a tutti i Paesi la ratifica dei “Principi di Yogyakarta”.

Don Gian Maria Comolli

(seconda continua)

NOTE

(1)Cfr. M. Schooyans, Nuovo disordine mondiale, San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2000; M. Schooyans, Il Volto nascosto dell’ONU, Il Minotauro, Roma 2003.

(2) INSTRAW (Istituto Internazionale di Ricerca e Formazione sull’Avanzamento delle Donne), Gender in Development Planning, Basic Approarch, 1995, pg. 11.

(3) D. O’Leary, Maschi o femmine? La guerra del genere, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ) 2006, pg. 16.

(4) Direttiva già in vigore in alcuni Paesi. In Italia con la legge n. 164/1982 (“Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”), in Germania dal 2000 (“Transgendergesetz”), in Gran Bretagna dal 2004 (“Gender Recognition Act”) e in Spagna dal 2007.