GENDER. La silenziosa “peste” che si sta diffondendo nel XXI° secolo. Solo se la conosci ti puoi difendere! – 3. ”IDENTITA’ SESSUALE” e “IDENTITA’ DI GENERE”

By 18 gennaio 2019Pillole di saggezza

IL PENSIERO DI PAPA FRANCESCO

La cultura moderna e contemporanea ha aperto nuovi spazi, nuove libertà e nuove profondità per l’arricchimento della comprensione di questa differenza. Ma ha introdotto anche molti dubbi e molto scetticismo. Per esempio, io mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione. Per risolvere i loro problemi di relazione, l’uomo e la donna devono invece parlarsi di più, ascoltarsi di più, conoscersi di più, volersi bene di più” (Udienza Generale 15 aprile 2015).

La “teoria del gender”, come già affermato, dissocia il “sesso” come dato biologico fondamentale e strutturale del maschio e della femmina dal “genere”, annullando l’identità sessuale delle persona reputata il prodotto di convenzioni sociali o di mode culturali. Dale O’ Leary così riassume il gender: “Ruolo socio-psicologico intercambiabile a volontà” (1) fino a giungere ad identificarsi anche in un’ “identità neutra”.

Approfondiamo i due concetti base dell’argomento: “identità sessuale” e “ruolo o identità di genere”.

L’ identità sessuale è il riconoscersi appartenenti al “sesso biologico maschile o femminile”, e questa pertinenza è costituita dalle caratteristiche sessuali e biologiche iscritte nel DNA di ogni persona nel momento del concepimento. L’identità sessuale, è dunque, un elemento fondante per ogni uomo e donna e l’espressione del suo essere in relazione.

Il ruolo o identità di genere, locuzione coniata da J. Money, E. Hooker, R. Stoller (1925-1992), afferma che la differenziazione uomo-donna è il risultato dei modelli educativi condizionati dalla cultura o dal contesto societario. In altre parole, eliminata la consistenza naturale dell’identità sessuale, il dato corporeo smarrisce ogni significato per questo può essere modificato a piacimento, negando, tra l’altro, l’unitotalità della persona.

Separando il sesso biologico da quello psicologico e sociale non esistono più tra uomini e donne differenze iscritte nella natura, ma le diversità riguardano “l’identificarsi”, “caratterizzato da una costellazione di aspetti psicologici, interessi, valori e attitudini associati ai generi in base ad aspettative, valori e norme culturali di riferimento (2).

La teoria del gender nasce “ufficialmente” negli anni ’70 del XX °secolo negli Stati Uniti nel corso della cosiddetta “rivoluzione sessuale” ed investì la ricerca sociologica, psicologica, filosofica, politica e antropologica. Molti furono i personaggi di spicco oltre i già nominati Money, Hooker e Stoller, troviamo la scrittrice e filosofa francese, teorica principale del femminismo, S. De Beauvoir (1908-1986), il filosofo francese omosessuale M. Foucault (1926-1964), il sessuologo statunitense pedofilo A. Kinsey (1894-1956) che lanciò una nuova visione di sessualità e un sistema di classificazione degli orientamenti sessuali dell’essere umano: la pseudo-scientifica “Kinsey Scale”.

Fermiamo la nostra attenzione su Money e sulla De Beauvoir, i personaggi più noti.

Money, pediatra presso la “Johns Hopkins University” di Baltimora, fu il fondatore e il responsabile della “Gender Identity Clinic” della stessa università occupandosi di disformismo sessuale. In poco tempo divenne famoso per le sue idee eversive: dal matrimonio “allargato” al nudismo, ma è ricordato soprattutto per un brutale esperimento sul piccolo Bruce Reimer che scosse l’opinione pubblica americana. Bruce nacque affetto da fimosi al pene e fu sottoposto nell’aprile 1966 ad un banale intervento di circoncisione, ma per un fatale errore i suoi organi genitali rimasero irrimediabilmente compromessi. I genitori disperati si rivolsero al dottor Money che decise di avvalersi del piccolo per sperimentare la sua pazzia, cioè che l’identità di una persona non si basa sui dati biologici ma sugli influssi culturali dell’ambiente circostante. E così, nel luglio 1967, con un intervento sui genitali convertì Bruce in Brenda. Però, nonostante gli sforzi eroici dei genitori ad educare il figlio divenuto figlia al mondo femminile, Brenda non ne voleva sapere. Proseguì a comportarsi da maschio e a sedici anni chiese di ritornare al suo sesso biologico con il nome di David. Il percorso fu drammatico: iniezioni di testosterone, due interventi, due tentativi di suicidio… E, infine, le nozze con Jane, una ragazza madre che ebbe tre figli da tre uomini diversi. Per David, però, la vita divenne insostenibile; si diede alle droghe e all’alcool fino al suicidio avvenuto nel 2002. Stessa fine fece il gemello Brian accorgendosi di essere stato utilizzato da Money come strumento di confronto del suo gemello. Il professore, ormai famoso, proponeva ai suoi pazienti aberranti pratiche sessuali, fino a dichiarare che anche un esperienza di pedofilia “non aveva necessariamente un influsso negativo sui bambini”. Ma, il fallimento, fu reso pubblico grazie alla testardaggine dello psichiatra Paul McHughr, e Money dopo essere stato acclamato e osannato, concluse miseramente la sua obbrobriosa carriera.

A livello culturale troviamo come capostipite di questa aberrante teoria S. De Beauvoir che di fronte alla subordinazione e all’ inferiorità della donna, pronunciò la famosa la frase: “Donna non si nasce, lo si diventa”, così spiegata: “Nessun destino biologico, psichico ed economico definisce l’aspetto che riveste in seno alla società la femmina dell’uomo: è l’insieme della storia e della civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna” (3).

Oggi, negli Stati Uniti e in vari Paesi, questa teoria, è divenuta un sistema di pensiero e di azione con la finalità di cancellare totalmente la differenza complementare tra uomo e donna. Un importante contributo fu fornito anche dal Movimento Femminista Americano al quale non bastarono le conquiste acquisite e le emancipazioni raggiunte che inneggiavano ad un atteggiamento antagonista e competitivo della donna nei confronti dell’uomo, al carattere mutevole del corpo e alla negazione della sessualità come intrinsecamente procreativa, ma si pose come obiettivo il raggiungimento dell’ “irrilevanza biologica” puntando sulla identità e sulla progettualità psico-sociale e civile (4). E, il corpo, ovviamente, non può essere un ostacolo o un limite.

Questo percorso che non si è ancora concluso, anzi possiamo dire che è solo all’inizio, pone vari problemi già brevemente accennati e che ora approfondiremo.

1.LA SFIDA DEL LIMITE

Alla base dell’ideologia di genere sta la fatica dell’uomo contemporaneo ad accettare “il limite”. Lo costatiamo osservando il rapporto con l’ambiente che non ritiene una realtà da contemplare ma un giacimento da sfruttare; di conseguenza lo sta devastando. Questa mentalità si ripercuote anche sull’inizio della vita: le tecniche di procreazione medicalmente assistita, l’ambizione di giungere alla clonazione umana, lo sviluppo delle bio-tecnologie… certificano questa visione. Ma pure il “fine vita” è interessato al problema nel determinare con il suicidio assistito o l’eutanasia il tempo del morire, decidendo il quando e il come della “dignità di vita”. Quindi, nessun limite è più riconosciuto, ma tutto deve dipendere dalla libertà della persona. Si vorrebbe, come chiede l’ideologia di genere, svincolarsi dalla natura per realizzare autonomamente il proprio benessere, spesso identificato nelle emozioni. Una libertà, dunque, “senza anticipazione di senso” che permetta di compiere ciò che maggiormente gratifica.

2.LA SFIDA DELLA NATURA

Ogni persona possiede uno splendido progetto da realizzare. E, il cristianesimo, aggiunge: essendo l’uomo e la donna creati ad immagine e somiglianza di Dio (6). Ogni vita, dunque, è “un dono di Dio” che si origina dall’amore del Creatore mediante la collaborazione indispensabile e responsabile della coppia. Da ciò, si deduce che la proposta gender è una rivoluzione antropologica contro-natura, poichè “l’essere uomo o donna” corrisponde al disegno divino che si concretizza mediante la natura che non è una sovrastruttura culturale o un retaggio di vecchia estrazione. Tutto ciò è confermato dal dato biologico conoscibile anche mediante la scienza, in particolare la genetica, che mostra che il cromosoma sessuale XX origina il femminile e il cromosoma XY il maschile, plasmando un corpo con caratteristiche fenotipiche “coercitive”, inseparabili cioè dal patrimonio genetico iscritto in ogni cellula. E, in questa strutturazione, notiamo particolari caratteristiche proprie di un determinato sesso. Ciò significa che prescindere dal naturale e dal biologico, focalizzando l’attenzione sull’opinabile, è un grosso errore poiché la realtà esiste al di là dei nostri convincimenti in modo oggettivo essendo questa verità antropologica né mutevole, né variabile poichè nessuno “si determina” maschio o femmina, essendo questo un evento indipendente dalla volontà del singolo. Dunque, l’uomo, può unicamente accettare e  rispettare queste realtà.

3.LA VISIONE DELLA DONNA

Per illustrare realisticamente il ruolo della donna onorando la sua dignità e la sua rispettabilità in contrapposizione con la visione femminista descritta precedentemente, riportiamo un passaggio che San Giovanni Paolo II scrisse nella Lettera Apostolica “Mulieris Dignitatem”. “La donna è il complemento dell’uomo come l’uomo è il complemento della donna: donna e uomo sono tra loro complementari. La ‘femminilità’ realizza quanto la ‘mascolinità’ questa complementarietà sia  pure con modulazione diversa. E’ soltanto grazie alla dualità del ‘maschile’ e del ‘femminile’ che l’umano si realizza appieno. Sia l’uomo che la donna hanno, fin dall’inizio, uguale responsabilità. A questa ‘unità dei due’ è affidata da Dio non solo l’opera della procreazione, ma la costruzione stessa della storia” (n.9). Dunque, uomo e donna, detengono “eguale dignità” e “caratteristiche comuni”, ma anche si distinguono per alcune diversità, che apprezzate e valorizzate arricchiscono reciprocamente i due. Riconoscere ed accogliere la propria identità sessuale femminile, cioè “la ricchezza della femminilità che ella ricevette nel giorno della creazione” (n. 7), è imprescindibile per l’equilibrio della donna e, di conseguenza, della famiglia e della società.

4.“COMPLEMENTARIETA”’ DEL MASCHILE E DEL FEMMINILE

Benedetto XVI, il 21 dicembre 2012, rivolgendosi alla Curia Romana in occasione degli auguri natalizi condannò fermamente la teoria gender, definendola senza mezzi termini “profondamente erronea” poiché nega, tra l’altro, la complementarietà maschio-femmina. “L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina. Questa dualità è essenziale per l’essere umano, così come Dio l’ha dato. Proprio questa dualità come dato di partenza viene contestata. Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: ’Maschio e femmina Egli li creò’ (Gen 1,27). No, adesso vale che non è stato Lui a crearli maschio e femmina ma è stata la società a determinarlo e adesso siamo noi stessi a decidere su questo. Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più. L’uomo contesta la propria natura. Egli è ormai solo spirito e volontà. La manipolazione della natura, che oggi deploriamo per quanto riguarda l’ambiente, diventa qui la scelta di fondo dell’uomo nei confronti di se stesso”.

Riassumendo. L’obiettivo finale di questa inaccettabile filosofia è l’assoluta indifferenziazione e l’eclissi dei due sessi con l’abolizione dei segni sessuali della creazione e i vincoli della legge naturale, come richiesto dai Principi di Yogyakarta, che definiscono l’identità di genere come: “la profonda esperienza interna ed individuale di ciascuna persona che può o non può coincidere con il sesso assegnato alla nascita, incluso il senso personale del corpo (che può includere, se liberamente scelto, la modificazione dell’apparenza o delle funzioni attraverso mezzi medici, chirurgici e altro) e altre espressioni di genere, incluso il vestire, il parlare e i modi di comportarsi”(7). Inoltre, l’ ideologia del Gender, identifica nella famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e nella femminilità intersecamente unita alla maternità biologica, degli ostacoli da eliminare per costituire “nuovi stili di vita” autonomi da ogni vincolo.

Don Gian Maria Comolli

(Terza continua)

NOTE

(1)D. O’Leary, Maschi o femmine? La guerra del genere, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ) 2006, pg. 23.

(2)V. Zammuner, Identità di genere e ruoli sessuali, in S. Bonino (a cura di), Dizionario di psicologia dello sviluppo, Einaudi, Milano 2000, pg.  339.

(3) S. De Beauvoir, Il secondo sesso, Il Saggiatore, Milano 2008, pg. 325.

(4) Cfr.: L. Ellena, Spazi e frontiere della storia dei movimenti delle donne in AA VV, Quaderno di storia contemporanea, n. 40, numero monografico Storie di genere, 2006.

(5) J. P. Sartre, L’essere e il nulla, Il Saggiatore, Roma 1975, pg. 535

(6) Cfr. Libro della Genesi 1,26-27; Libro della Genesi 5,1-2.

(7) Cfr.: www.yogyakartaptinciples.org