GENDER. La silenziosa “peste” che si sta diffondendo nel XXI° secolo. Solo se la conosci ti puoi difendere! – 4. LE REAZIONI DEL MONDO SCIENTIFICO E ACCADEMICO

By 25 gennaio 2019Pillole di saggezza

IL PENSIERO PAPA FRANCESCO

“I nostri ragazzi, ragazzini, che incominciano a sentire queste idee strane, queste colonizzazioni ideologiche che avvelenano l’anima e la famiglia: si deve agire contro questo. Mi diceva, due settimane fa, una persona, un uomo molto cattolico, bravo, giovane, che i suoi ragazzini andavano in prima e seconda elementare e che la sera, lui e sua moglie tante volte dovevano “ri-catechizzare” i bambini, i ragazzi, per quello che riportavano da alcuni professori della scuola o per quello che dicevano i libri che davano lì. Queste colonizzazioni ideologiche, che fanno tanto male e distruggono una società, un Paese, una famiglia. E per questo abbiamo bisogno di una vera e propria rinascita morale e spirituale” (14 giugno 2015 nel discorso di apertura del Convegno Ecclesiale della diocesi di Roma).

COME STA REAGENDO IL MONDO SCIENTIFICO ED ACCADEMICO DI FRONTE A QUESTA FOLLIA?

Tre reazioni.

1.I 50 Accademici

Cinquanta accademici di tutto il mondo hanno pubblicato il 16 ottobre 2018 sul quotidiano inglese “The Guardian” un articolo intitolato: “Academics are being harassed over their research into transgender issues”(1) (Gli accademici sono minacciati nella loro ricerca in problemi di transgender).

I cinquanta hanno affermato di appartenere a “molteplici aree tematiche”: “Le nostre aree tematiche comprendono: sociologia, filosofia, diritto, criminologia, politica basata sull’evidenza, medicina, psicologia, educazione, storia, lavoro sociale, informatica, scienze cognitive, antropologia, scienze politiche, economia e storia dell’arte.”

Non hanno nascosto di aver subito minacce, censure e tentativi di licenziamento: “I membri del nostro gruppo hanno subito proteste nei campus, richieste di licenziamento da parte della stampa, molestie, complotti sventati per provocare licenziamenti, no-platforming e tentativi di censurare le ricerche e le pubblicazioni accademiche. Tali attacchi non sono in linea con la ricezione ordinaria di idee critiche delle accademie, dove è normalmente accettato il disaccordo ragionevole e persino produttivo”. Da qui la loro preoccupazione “per la soppressione di un’adeguata analisi accademica e discussione del fenomeno sociale del transgenderismo e delle sue molteplici cause ed effetti”.

E infine la denuncia che in molte università sono presenti potenti lobbies LGBT che, oltre ad influenzare ed orientare le politiche di studio, intendono formare una nuova “classe dirigente accademica”, perfettamente allineata al nuovo diktat, tradendo la libertà di ricerca. “Molte delle nostre università hanno stretti legami con organizzazioni LGBT+ che forniscono ‘formazione’ di accademici e dirigenti e che, è ragionevole supporre, influenzano la politica universitaria attraverso questi collegamenti (…). Le definizioni utilizzate da queste organizzazioni per ciò che viene giudicato ‘transfobico’ possono essere pericolosamente onnicomprensive e andare ben oltre ciò che una legge ragionevole potrebbe descrivere. Non sopportano analisi accademiche, riducono la libertà accademica e censurano il lavoro accademico” (2).

2.Studi sul cervello

Due studi sul cervello si oppongono all’ideologia di genere.

Il primo: “Sex differences in the structural connectome of the human brain”, del 2013, fu condotto da un’équipe guidata da Ragini Verma dell’University of Pennsylvania a Philadelphia, su 949 soggetti (428 maschi e 521 femmine) di età compresa tra gli 8 e i 22 anni (3), giungendo alla conclusione che “le connessioni celebrali maschili e femminili sono diversamente distribuite” (4).

Il secondo è di Simon Baron-Coehn, professore di psichiatria presso l’Università di Cambridge che ebbe come soggetti i neonati ed esaminò due aspetti: la capacità di empatia e la capacità di sistematizzazione. Lo studio dimostrò significative differenze tra i cervelli dei bambini e delle bambine, giungendo alla conclusione che nelle femmine è molto più accentuata l’empatia e nei maschi la sistematizzazione (5).

3.Il parere del professor Alberto Oliviero (6)

Per fare chiarezza cominciamo dalle ovvie diversità di natura biologica che fanno parte del cosiddetto dimorfismo sessuale. Le caratteristiche dei due sessi dipendono da fattori genetici e cromosomici e non interessano soltanto gli organi genitali ma anche la struttura del corpo e del cervello. Per quanto riguarda il sistema nervoso esiste un dimorfismo (diversità tra i sessi) che riguarda sia le strutture, sia alcuni aspetti delle strutture celebrali. Vi sono caratteristiche delle emozioni, dei comportamenti aggressivi, delle capacità spaziali eccetera che sono diversi nei due sessi sia in quanto esistono differenze a livello celebrale, sia in quanto gli ormoni, maschili e femminili, agiscono sul nostro comportamento. E’ ben noto che gli androgeni (gli ormoni sessuali maschili) potenziano l’aggressività e fanno si che, in genere, i ragazzi siano più violenti delle ragazze. Queste differenze non sono omogenee come ogni aspetto della biologia: esistono forti differenze individuali che possono essere potenziate o indebolite dalla cultura ma è semplicistico negare che esse siano inizialmente un fatto biologico (…). Le diversità tra i due sessi esistono anche a livello celebrale e comportano differenze comportamentali e della personalità che non sono dettate soltanto dal modo in cui siamo allevati” (7). La sua conclusione: “Imboccare la strada secondo cui la parità sarebbe negata dal riconoscere che esistono differenze biologiche, come sostengono numerosi fautori delle teorie del ‘gender’, è un corto circuito che va evitato. Educare alla parità non implica necessariamente negare le differenze”(8).

Gian Maria Comolli

(quarta continua)

NOTE

(1)https://www.theguardian.com/society/2018/oct/16/academics-are-being-harassed-over-their-research-into-transgender-issues

(2)Per  comprendere  l’importanza dell’appello citiamo le Università dove operano questi accademici. University of Bath, University of Brighton, University of Cambridge, University College London, University of East Anglia, University of Exeter, University of Leeds, University of Lisbon, University of Liverpool, University of Manchester, University of Melbourne, University of Nottingham, University of Oxford, University of Plymouth, University of Reading, University of Roehampton di London, University of Vienna, -University of York, University of Warwick, University of Texas at Austin, All Souls College di Oxford, Bath Spa University. Birmingham City University, Coventry University, De Montfort University, Leeds Beckett University, London School of Economics, London School of Hygiene and Tropical Medicine, Massachusetts Institute of Technology, Open University, Royal Holloway University of London, The George Washington University Law School, Keele University, King’s College London.

(3) http://www.uphs.upenn.edu/news/News_Releases/2013/12/verma/

(4) I risultati furono pubblicati sulla rivista scientifica Proceedings of National Academy of Science. Per approfondimenti: https://www.pnas.org/content/111/2/823

(5) Cfr. S. Baron-Coehn, L’autisme: une forme extreme du cerveau  masculin? In Terain, n. 42, marzo 2004, pp. 221ss.

(6) Alberto Oliverio è professore emerito e docente di psicobiologia nell’Università di Roma e insegna Neuroscienze presso l’Ateneo Salesiano di Roma. Ha lavorato in numerosi istituti di ricerca internazionali tra cui il Karolinska di Stoccolma, il Brain Research Institute dell’UCLA a Los Angeles, il Jackson Laboratory nel Maine, il Center for Neurobiology of Learning and Memory dell’Università di California a Irvine. Dal 1976 al 2002 ha diretto l’Istituto di Psicobiologia e Psicofarmacologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche. È presidente della Società Italiana di neuroetica. (https://www.giunti.it/autori/alberto-oliverio/).

(7) A. Oliverio, Gender & neuroscienze: la differenza esiste, in Avvenire 24 giugno 2015

(8) Gender & neuroscienze: la differenza esiste, op. cit.