CHI E’ L’EMBRIONE (1)

By 17 maggio 2019Pillole di saggezza

Di fronte al fatto che anche oggi alcuni ritengono l’embrione “qualcosa” e non “qualcuno” vogliamo rispondere ad alcune domande. Quando il frutto del concepimento è da considerarsi come vita embrionale propriamente detta? Quel’è il confine tra esserci o non esserci? Quando comincia la vita umana? Quando “io” ho iniziato ad esistere?

Le risposte sono alquanto ardue poichè riguardano “l’inizio della vita umana”, cioè quando il concepito può essere definito “persona” e quindi titolare del “diritto di vivere” a livello scientifico, ontologico e giuridico. E le opinioni sono al quanto divergenti! Ma non possiamo sottrarci a questo pesante onere poichè dalle risposte comprenderemo quando una “nuova vita” dovrà godere del rispetto totale e quali atteggiamenti assumere nei confronti di questa nuova identità.

Dal parere fornito, inoltre, scaturisce il limite tra azioni lecite ed illecite nei confronti della vita prenatale sotto attacco in un contesto storico ben descritto da un filosofo attuale: un tempo il problema era dimostrare l’esistenza di Dio, oggi il problema è quello di dimostrare l’esistenza dell’uomo”. Poiché questi argomenti richiamano la biologia, l’embriologia e la genetica, tematiche complesse per i non addetti ai lavori, sarà nostro impegno “snocciolare” i vari passaggi e la terminologia affinchè tutti possano rendere ragione delle motivazioni sull’inizio della vita nei confronti delle due teorie presenti nel contesto societario: quella cattolica e quella laicista.

1.La Dottrina Cattolica

Per la dottrina cattolica l’inizio della vita di una persona avviene con l’incontro dello spermatozoo (1) maschile e l’ovocita (2) (o oocita) femminile nella tuba uterina (o tuba di Falloppio) attorno al quattordicesimo giorno del ciclo mestruale.

In quel preciso momento inizia il “processo del concepimento” che origina un  individuo detentore di un nuovo DNA composto da ventitrè cromosomi dello spermatozoo e ventitrè cromosomi dell’ovocita che guiderà lo sviluppo del nuovo essere umano e non potrà essere modificato. Un DNA geneticamente diverso dall’uomo e dalla donna che lo hanno concepito, quindi dotato di una “vita propria”. E’ questo il momento di “non ritorno” poichè i due patrimoni genetici intraprendono la costituzione di un individuo intersecandosi a vicenda. Dunque, come ricorda il professore F. Gilbert nel testo Developmental Biology (il manuale di biologia maggiormente diffuso nelle università americane), nel capitolo VII intitolato “La fertilizzazione: l’inizio di un nuovo organismo”: “La fertilizzazione è il processo mediante il quale due cellule sessuali (i gameti) si fondono insieme per creare un nuovo individuo con un corredo genetico derivato da entrambi i genitori (3).

Negli ultimi anni, i progressi della genetica e dell’embriologia, hanno confermato anche scientificamente, quindi rigorosamente argomentata, questa teoria. La stessa procreazione medicalmente assistita ha mostrato aspetti prima ignorati. Kalthof afferma: “Gli animali, inclusi gli uomini, iniziano la propria vita come oociti fertilizzati, che si sviluppano in adulti attraverso lo stadio embrionale e giovanile(4). Vescovi, scienziato di fama internazionale, è ancora più esplicito: “Qualunque fisico esperto di termodinamica può dire che all’atto della fecondazione c’è una transizione repentina e mostruosa in termini di quantità e qualità d’informazioni. Una transizione d’informazioni senza paragoni che rappresenta l’inizio della vita: si passa da uno stato di totale disordine alla costituzione della prima entità biologica. Un’entità biologica che contiene tutta l’informazione che rappresenta il primo stadio della vita umana, concatenato al successivo, e al successivo, e al successivo, in un continuum assolutamente non scindibile, se non in modo arbitrario(5).

Dunque, il processo dal “non esistere” all’ “esistere”, avviene in un attimo!

Il processo di fusione dei due gameti ha la durata di circa ventiquattro ore e porta alla formazione della prima cellula dell’embrione definita “zigote”(6) fornendo la specificità all’essere umano. Lo zigote, trenta ore dopo, da origine ad un embrione di 2 cellule; quaranta ore dopo passa da 2 a 4 cellule, poi da 4 a 8 cellule, da 8 a 16 cellule, da 16 a 32 cellule… Circa tre giorni dopo la fecondazione le cellule formeranno una struttura definita “morula” e al quinto/sesto giorno, nello stadio definito della “blastociste”, la morula si riempirà di un liquido. Ora l’embrione della misura di poco più di un decimo di millimetro e costituito da circa cento cellule, si impianterà, se troverà le condizioni favorevoli, mediante tre fasi: apposizione (l’embrione si appoggia all’endometrio), adesione (l’embrione deve contrarre legami con l’endometrio) e invasione (l’embrione deve penetrare all’interno dell’endometrio nella parete dell’utero materno). Un’operazione che completerà in 6/7 giorni e formerà anche la placenta canale per la nutrizione e l’ossigenazione.

Da quel momento “lo sviluppo biologico dell’identità umana embrionale” sarà ininterrotto, unico, irrepetibile, autonomo e finalisticamente orientato, cioè senza necessità di ulteriori interventi. L’organismo della madre è unicamente il luogo idoneo che lo protegge con particolare intensità e non la causa prioritaria e determinante della maturazione. Tutto ciò è chiaramente verificabile nella procreazione medicalmente assistita. E questo sviluppo procederà unicamente con salti “quantitativi” e non “qualitativi”. Perciò dobbiamo parlare di “embrione” nella fase di zigote, di embrione nella fase di morula, di embrione nella fase di blastula e infine di feto. Anche se, solamente al 14° giorno, comparirà la stria primitiva (7), quando le cellule si trasformeranno da “totipotenti”(8) in “differenziate”(9) e “specifiche”, e inizierà l’organogenesi (10). E qui è opportuna una precisazione sulle cellule totipotenti. E’ vero che nel primo momento della fecondazione le cellule sono totipotenti, ma questo non significa che sono semplice materiale biologico, avendo in sé la capacità costruire autonomamente il tutto dell’individuo.

Dunque, dal concepimento, il nuovo soggetto, sollecita “il riconoscimento” e il “rispetto totale” possedendo in fase germinale un codice genetico “unico” e “irrepetibile” che gli permetterà di costituire i vari tipi di molecole e di tessuti. Dunque, “un codice”, mai esistito prima e che non si ripeterà inseguito. Rammenta C. Casini “Ciascuno di noi, ci dicono i biologi e ci conferma l’esperienza personale, è unico e irrepetibile. Nessun altro essere umano vivente o che è vissuto in passato o che nascerà in futuro è identico a noi. Principalmente ciò dipende dalla eredità cromosomica. Il dimezzamento dei cromosomi (da 43 a 23) fa sì che nessuno sia geneticamente identico alla madre o al padre. D’altronde la praticamente infinita possibilità di combinazione dei miliardi di geni e il fatto che il dimezzamento dei cromosomi avvenga ad ogni trapasso generazionale rendono praticamente inimmaginabile una ricombinazione identica del materiale genetico”(11).

Ciò significa che nei primi quattordici giorni esiste, non il nulla, ma un essere umano che possiede un misterioso principio vitale che guiderà progettualmente e progressivamente la sua crescita come ben riassunto da A. Vescovi e L. Spinardi: “l’inizio della vita coincide con l’atto del formarsi di un’identità biologica che contiene ed è dotata dell’intero programma di crescita e dell’informazione necessaria ad evolvere e ad attraversare tutti gli stadi che caratterizzano un essere umano e che sono parte integrante della sua storia naturale – zigote, morula, blastocisti, embrione, feto, neonato, bambino, ragazzo, uomo – fino alla morte. Quest’ultima coincide con la perdita e/o distruzione di tale informazione e/o capacità”(12). Concetto presente anche nel citato Developmental Biology: “Con la fertilizzazione inizia un nuovo organismo vivente. C’è un unico continuo processo dalla fertilizzazione allo sviluppo embrionale e fetale, alla crescita post natale, alla senescenza, fino alla morte(13). E trecento genetisti e studiosi hanno pubblicato sul Corriere della Sera del 27 aprile 2002 il seguente “comunicato”: “L’embrione, fin dallo stadio unicellulare, embrione a una cellula, cioè dal concepimento, è un individuo umano. Il nuovo genoma determina l’identità biologica specifica ed individuale del nuovo soggetto e l’eventuale selezione naturale non ne cambia la realtà ontologica. Il processo vitale del nuovo soggetto umano è unico e continuo dallo stadio unicellulare alla morte individuale”. Ma già Tertuliano era profondamente convinto che: “E’ già uomo colui che lo sarà”(14) per il disegno progettato e programmato nel suo genoma, il coordinatore di tutte le attività, della continuità e della gradualità nello sviluppo.

Per alcuni questa impostazione è semplicemente una supposizione o un’ipotesi. Anche se lo fosse, dobbiamo rammentare il dovere di procedere con la massima “cautela” e “precauzione” che è la scelta da farsi di fronte ad ogni dubbio, seguendo la via più sicura e meno dannosa. Illuminante è questa osservazione di Casini: “Nel dubbio sulla vita bisogna scegliere la vita umana, cioè bisogna comportarsi come se la vita ci fosse fino a che non è rimosso l’ultimo dubbio. Quando avviene una catastrofe, un terremoto, un naufragio, una valanga, la ricerca dei naufraghi, dei sepolti dalle macerie e dei dispersi deve continuare finchè resiste il dubbio che qualcuno possa essere ancora in vita. Perciò il principio di precauzione risponde a coloro che dicono: ‘sull’inizio della vita umana alcuni la pensano in un modo e altri in altri. Lasciamo liberi tutti ci comportarsi secondo coscienza e non imponiamo per legge un certo comportamento a tutti’. In realtà è proprio questo ragionamento che impone a tutti ciò che alcuni pensano. Infatti quando si stanno svolgendo operazioni di ricerca dei dispersi e qualcuno pensa che siano tutti morti (cioè che non vi siano individui viventi) non per questo la collettività deve decidere di sospendere le ricerche. Ciò corrisponde alla accettazione collettiva (di tutti) di una opinione che è soltanto di alcuni. Ciascuno può decidere in coscienza per se stesso, ma non per gli altri. Il dubbio sull’esistenza di un altro non riguarda se stessi. La collettività, dunque, anche se fosse vero, il che non è, che vi è un dubbio sull’inizio della vita umana, dovrebbe affermare in linea pratica l’esistenza dell’uomo”.

Il cristiano, inoltre, è cosciente che ogni uomo è desiderato Dio fin dall’eternità: “Prima di formarti nel grembo materno ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce ti avevo consacrato(16).

Don Gian Maria Comolli

(fine prima parte)

NOTE

(1) Spermatozoo: cellule germinali maschili prodotte dal testicolo.

(2) Ovocita: Cellule germinali femminili presenti nell’ovaio ed ogni mese una sola giunge a maturazione.

(3) F. Gilbert, Developmental Biology, Sunderlamd 2004, pg. 185.

(4) K. Kalthof,   Analysis of Biological Development, McGraw-Hill 2000, pg. 8.

(5) Avvenire, 22 febbraio 2005, pg. 11.

(6) Zigote: nuova entità vivente non generata dalla meiosi o dalla mitosi di un determinato individuo ma dalla fusione di due cellule di individui diversi.

(7) La stria primitiva “è la struttura embrionale che determina l’asse antero-posteriore (testa-coda) dell’embrione… Coincide con l’iniziale differenziazione delle cellule embrionali dopo la quale diventa impossibile per l’embrione dividersi in due (il processo che dà origine ai gemelli” (M. Bucchi – F. Leresini, Cellule e cittadini: biotecnologie nello spazio pubblico, Sironi editore, Milano 2006, pg. 151).

(8) Totipotente:Si dice di cellula staminale che, non essendosi ancora differenziata, può evolvere in qualunque tipo di cellula dell’organismo” (da www.treccani.it).

(9) Differenziate: pronte a svolgere una determinata funzione all’intero di un organo o tessuto specifico.

(10)Organogenesi: “Fase dello sviluppo embrionale durante la quale si formano i tessuti e gli organi definitivi e si determina l’accrescimento del corpo dell’embrione” (in www.treccani.it).

(11) C. Casini, Uno di noi. La prima iniziativa dei cittadini europei, Cantagalli, Siena 2014, pg. 37.

(12) A. Vescovi, L. Spinardi, La natura biologica dell’embrione, Medicina e Morale 2004,1, pp. 60-61.

(13) Developmental Biology, op.cit., pg. 311.

(14) Tertuliano, Apologeticum, IX, 8.

(15) Uno di noi, op. cit., pp. 80-81.

(16) Libro Profeta Geremia, 1,5.