CHI E’ L’EMBRIONE (2)

By 24 maggio 2019Pillole di saggezza

Dopo aver esaminato la Dottrina Cattolica sull’embrione diamo ora la parola alla risposta laicista.

La “risposta laicista”, supportata da scienziati che prediligono la visione empiristica e gli aspetti psicologici, sociali, politici ed economici a scapito di quelli antropologici e filosofici, afferma l’esordio della vita umana dal 14° giorno dalla fecondazione, quando, come già affermato, nella blastocisti impiantata nella parete dell’utero, compare la stria primitiva. In questa data, le cellule che costituiscono l’embrione, si sono differenziate da quelle che formeranno i tessuti placentari e protettivi. Prima di quel momento ci troviamo di fronte unicamente ad una cellula appartenete alla specie umana in contatto accidentale con le altre. Ad esempio, secondo A. McLaren, lo sviluppo embrionale fino al 14° giorno sarebbe “un periodo di preparazione, durante il quale sono elaborati tutti i sistemi protettivi e nutritivi richiesti per sostenere il futuro embrione”, quindi unicamente “quando i sistemi di supporto sono stabiliti può incominciare a svilupparsi l’embrione come identità individuale”(1).E tutto questo riferendosi al “Rapporto della Commissione Warnock” (2),  istituita nel 1984 dal Governo Inglese, che sta anche alla base della legislazione del Regno Unito sulla procreazione medicalmente assistita e sull’utilizzo degli embrioni.

Dunque, per questa corrente, unicamente il 14° giorno segna il termine dello stadio della preorganogenesi e del preimpianto, poichè solo allora si nota un abbozzo del sistema nervoso, organo fondamentale della vita sensoriale e relazionale e le cellule si trasformano, come più volte affermato, da totipotenti in differenziate.

“Unicamente”, a quel punto, è razionale parlare di “individualità”, caratteristica specifica dell’identità personale. Ad esempio, alcuni si riferiscono al filosofo S. Boezio (475-525) che affermava che la persona è: “una sostanza individuale di natura razionale” (3). Inoltre, fino al 14° giorno, non è possibile conoscere se lo zigote produrrà solo un individuo o due (gemelli monozigoti). Perciò, si utilizza questo fatto, per dimostrare la mancanza di individualizzazione effettiva, ma come ricorda M. Cascone: “Il soggetto individuale, inteso come un essere indiviso in se stesso e distinto da qualunque altro, non implica necessariamente il concetto di indivisibilità biologica, ma l’esistere come un tutt’uno distinto dagli altri. Oltre a differenziare il concetto di indivisibilità da quello di individualità, è giusto distinguere anche i termini identità e individualità, perché il primo risponde alla domanda ‘chi è’, mentre il secondo alla domanda ‘quanti sono?’. Ora, l’embrione ha una sua identità fin dal concepimento, anche se non è ancora in grado di sapere se si svilupperà un solo individuo o se ne formerà di più” (4).

Per i seguaci del “Rapporto Warnock” prima del 14° giorno esisterebbe unicamente il pre-embrione così descritto da C. Grobstein: “Il pre-embrione umano ha un insieme di caratteristiche che lo distinguono biologicamente dall’uovo che lo precede e dall’embrione che lo segue. Esso è un individuo geneticamente, ma non morfologicamente”(5). In altre parole, non è vita umana ma  semplice “materiale biologico”.

Questa tesi fu  ribadita anche da ricercatori di Politeia (6): “Prima del 14° giorno dalla fecondazione è da escludersi che ‘ l’embrione’ abbia ‘vita personale’ o sia ‘persona’ ”. Ma la loro conclusione è a favore dell’embrione: “Da questo tuttavia non consegue che all’embrione non sia dovuto alcun rispetto anche prima del 14° giorno” (7). Alcuni, infine, parlano di “persona umana potenziale”. Ma la personalità c’è o non c’è; cosa significa “potenziale” come aggettivo attribuito alla personalità?

Il vocabolo pre-embrione anche oggi è sfruttato dall’opinione pubblica a fini prevalentemente ideolologici. Fu ideato, come affermato, solo nel 1979 dall’embriologo C. Grobstein ed è privo di fondamenti biologici e filosofici. Per questo, immediatamente, la comunità scientifica internazionale, lo giudicò arbitrario; perciò è assente dai manuali di embriologia umana e fu rifiutato dal Consiglio d’Europa nelle sue raccomandazioni relative agli interventi sugli embrioni (8) e dal Parlamento Europeo. La motivazione è semplice: ciò che precede l’embrione sono i gameti e ciò che lo segue è il feto e il bambino. Quella proposta da Grobstein è “una distinzione artificiosa che ha lo scopo di negare l’individualità umana del concepito mediante il cambiamento del linguaggio, qualificando ‘pre-embrione’ il concepito nella prima fase di sviluppo (9).

Come conclusione riportiamo una riflessione di A. Bompiani (1923-2013), il primo presidente della Consulta Nazionale per la Bioetica creata nel 1990 presso la Presidenza del Consiglio. “La biologia non può dare una risposta diretta alla domanda: I ‘embrione è ‘persona umana’?, perché la risposta appartiene a un’ altra branca del sapere dell’uomo, quella filosofico-giuridica, e travalica in quella metafisica, nella quale riposa la risposta alla domanda: quale è il destino dell’uomo? Tuttavia la biologia dello sviluppo offre un apporto inestimabile e incontrovertibile, che consiste nel concetto di ‘individualità somatica, unica e irripetibile’ dell’embrione umano in ogni fase e stadio dello sviluppo endouterino e nel concetto di ‘storia individuale’, guidata da un preciso ‘piano’ codificato nel patrimonio genetico individuale, acquisito al momento stesso del concepimento. Inoltre, la biologia dello sviluppo, offre la dimostrazione che non si verificano salti quantitativi e qualitativi nel processo, e che non vi è alcun apporto di materiale cromosomico organizzato che interviene, dall’esterno, a modificare il primitivo, particolare assetto del concepito (…). Su queste basi vi sono tutte le premesse per estendere il concetto ‘ontologico’ di ‘soggetto personale’ (che è concetto fiiosofico) anche a livello embrionale e tirarne le relative conseguenze sul piano giuridico: una tutela assicurata ‘oggettivamente’ all’embrione, e non affidata alla sola volontà materna (10).

Don Gian Maria Comolli

(fine seconda parte)

NOTE

(1) A. Mclaren, Prelude to embryogenesis, in The Ciba Foundation, Human Embryo Research: yes o no?, London 1986, pg. 15.

(2) Un affermazione base del rapporto: “Un embrione umano non può essere pensato come una persona umana o anche una persona potenziale: è semplicemente un insieme di cellule che, a meno che si impianti in un ambiente uterino umano non ha potenziale di sviluppo. Non c’è, perciò, ragione per accordare a queste cellule alcuna protezione

(3) S. Boezio, De consolazione philosophiae.

(4) M. Cascone, Diaconia della vita. Manuale di bioetica, Edizioni Università della Santa Croce, Roma 2004, pg. 95.

(5) C. Grobstein, Biological characteristics of the preembryo, in Annals of the New York Academy of Sciences, 1988, 541, pg. 346.

(6) Centro per la Ricerca e la Formazione in Politica ed in Etica.

(7) F. Compagnoni, Quale statuto per l’embrione umano?, in AA VV, La bioetica, questioni morali e politiche per il futuro dell’uomo, Biblioteche, Milano 1991, pg. 94.

(8) Cfr.: Intervento n. 934 del 1982; Intervento n. 1046 del 1986; Intervento n. 1100 del 1989.

(9) C. Casini, M. Casini, M.L. Di Pietro, La legge 19 febbraio 2004, n. 40, G. Giappichelli, Firenze 2004, pg. 53.

(10) A. Bompiani, La difesa della vita: i problemi del nascere, in AA VV, La medicina per la civiltà della pace, Roma 1985.