SCREENING PRENATALE: l’esame da superare per nascere (2)

By 15 giugno 2019Pillole di saggezza

SCREENING PRENATALE:  l’esame da superare per nascere (2)

Lo screening “quando è esente da rischi sproporzionati per il bambino e per la madre ed è ordinato a rendere possibile una terapia precoce o anche a favorire una serena e consapevole accettazione del nascituro è moralmente lecito”(1). Va concordato con il ginecologo per stabilire “le domande” cui ricercare risposte e preceduto da un’accurata informazione sui benefici e sui rischi, poiché tutte le tecniche di diagnosi comportano minacce di abortività o di danni al feto.

Sono esenti da rischi il citato “test sul DNA”, “l’esame radiografico” che identifica anomalie scheletriche e l’ “ecografia” che individualizza l’età gestazionale e di conseguenza la maturità del feto, la localizzazione placentare, l’idrocefalia, l’anencefalia e le malformazioni renali e della colonna vertebrale.

 Il “criterio” che deve indirizzare gli screening prenatali è quello del “rapporto tra benefici e rischi”.

Affermò san Giovanni Paolo II: “Quali saranno, dunque, i criteri ai quali s’ispirerà il sanitario desideroso di conformare la propria condotta ai fondamentali valori della norma morale? Egli dovrà innanzitutto valutare attentamente le eventuali conseguenze negative che l’uso necessario di una determinata tecnica d’indagine può avere sul concepito ed evitare il ricorso a procedimenti diagnostici circa la cui onesta finalità e sostanziale innocuità non si possiedono sufficienti garanzie. E se, come spesso avviene nelle scelte umane, un coefficiente di rischio dovrà essere affrontato, egli si preoccuperà di verificare che esso sia compensato da una vera urgenza della diagnosi e dall’importanza dei risultati con essa raggiungibili in favore del concepito stesso”(2).

Le tecniche “più comuni” di screening.

Amniocentesi. “Consiste nel prelievo transaddominale di liquido amniotico verso la 16°settimana di gestazione allo scopo di coltivare le cellule di desquamazione della cute e delle mucose fetali in esso sospese e ottenere la costituzione cromosomica del prodotto del concepimento”(3). Dall’esame del corredo cromosomico s’identificano le eventuali anomalie dei cromosomi. Dai dati enzimatici, si stabilisce se il feto presenta anormalità dovute a mutazioni dei singoli geni, quindi la presenza di malattie citogeniche, biochimiche e molecolari. Altre patologie diagnosticabili, oltre il mongolismo e la Sindrome di Down, sono la fibrosi cistica, la distrofia muscolare di Duchenne, la Sindrome della X fragile. Il rischio dell’esame è tra lo 0,5% e l’1,9% anche se il 2% delle amniocentesi si concludono con un aborto spontaneo nella seconda o terza settimana successiva all’indagine.

Cordocentesi o funicolocentesi. Puntura transaddominale ecoguidata per il prelievo di 1-3 ml di sangue fetale dal funicolo ombelicale. Il rischio è tra l’1% e il 4% ed è eseguita solitamente alla 18° settimana di gestazione. Consente lo studio dei parametri ematologici fetali ed evidenzia la presenza di agenti infettivi.

-Fetoscopia. Immissione del fetoscopio nell’utero per osservare la  conformazione somatica del feto o per prelievi bioptici di cute o parenchima epatico. Il rischio è tra il 2% e l’8% ed è eseguita solitamente alla 18° settimana di gestazione.

Placentocentesi. Prelievo di sangue fetale dal piatto coriale mediante la puntura della placenta per eseguire esami genetici. Il rischio è tra il 7% e il 10% e l’esame potrebbe ripetersi più volte essendo il sangue fetale spesso inquinato da quello materno. E’ eseguita solitamente tra la 16° e la 20° settimana di gestazione.

Villocentesi o prelievo dei villi coriali. Avviene mediante una cannula inserita nel canale cervicale o un ago introdotto per via transaddominale. Il rischio è tra il 4% e il 7% ed è eseguita solitamente tra la 9° e l’11° settimana di gestazione. E’ possibile individuare più accuratamente l’assetto cromosomico fetale ed eventuali patologie genetiche del feto.

Embrioscopia. Osservazione “diretta” del feto mediante fibre ottiche. Il rischio è tra l’1% e il 3% ed è eseguita solitamente nel primo trimestre di gravidanza.

Il rischio che supera il 5%, ammoniva il cardinale D. Tettamanzi, “è inaccettabile, non solo da un punto di vista etico, ma anche da un punto di vista deontologico”(4).

Ovviamente, gli esami prenatali, detengono innegabili aspetti positivi poiché mostrando tempestivamente una “situazione di fatto”, consentono di intervenire immediatamente sul feto ed evitare di giungere in alcuni casi alla tragicità dell’aborto. Quindi, il punto fondamentale, è il procedere con responsabilità, professionalità, rigore e onestà morale nella prescrizione e nella pratica di procedimenti diagnostici che nella quasi totalità non sono immuni da rischi.

Riassumendo.

Vanno eseguiti “sempre” a beneficio del feto e non possono trasformarsi nell’ “anticamera” dell’aborto nel caso di responso sfavorevole. “Il medico che è chiamato a prestare la sua opera professionale commetterebbe un’azione illecita qualora fosse certo in anticipo che questa sua opera verrà ad essere un atto preparatorio all’aborto. Qui ricorre Ia cooperazione a un’azione cattiva: non è illecito soltanto compiere un’azione cattiva, ma è illecito prestare Ia cooperazione ad essa”(5).

Il timore di una coppia che si esprime con alcune domande al ginecologo: “Come nascerà il nostro bambino? Sarà sano o avrà delle anomalie?”, è una preoccupazione più che legittima. E, mentre nel passato, i genitori pregavano Dio affinché il figlio nascesse in buona salute, oggi le rassicurazioni si esigono dal medico anche se “la garanzia totale” non potrà offrirla nessuno.

Esaminiamo ora una criticità: la maternità che preveda un nascituro con accentuate malformazioni.

Per alcuni, l’aborto come conseguenza, è “un diritto”, anzi “un dovere”; in altre parole: “un’azione inevitabile”.

Il famoso genetista M. Mac Intryge affermò: “al fine di prevenire la nascita di un bambino terribilmente difettoso e la distruzione emotiva ed economica della famiglia, l’aborto è la migliore tra le due scelte infelici”(6).

D. Aiken del Dipartimento di Filosofia della Brandeis University di Waltham nel Massachusetts sostenne che “il diritto alla sopravvivenza biologica è interamente dipendente dalla capacità dell’individuo in questione di condurre, con l’aiuto di altri, una vita umana. Ciò significa che nelle circostanze dove non esiste possibilità di una vera vita umana, il diritto alla sopravvivenza biologica o fisica perde la sua ragione d’essere e quindi la pietosa interruzione di questa vita è accettabile o forse anche obbligatoria. Va riconosciuto ai genitori di accettare l’onere di curare un figlio che non ha la capacità di godere pienamente una vita umana, ma quando tale cura danneggia seriamente il benessere di altri questo diritto deve cedere il posto ad altre più forti esigenze”(7).

Noi rifiutiamo queste posizioni, poiché il feto anche “difettoso”, è un essere umano e come tale ha un diritto inalienabile alla vita. Ammonì la “Congregazione per la Dottrina della Fede”: “Si deve affermare che mai alcuna ragione può conferire oggettivamente il diritto di disporre della vita altrui anche in fase iniziale; e, per quanto concerne l’infelicità futura del bambino, nessuno, neppure il padre o la madre, può sostituirsi a lui, neanche se è ancora allo stato embrionale, per preferire a suo nome la morte alla vita (…). La vita, infatti, è un bene troppo fondamentale perché possa essere posta a confronto con certi inconvenienti, benché gravissimi”.

Don Gian Maria Comolli

(seconda – continua)

NOTE

(1) Giovanni Paolo II, Enciclica Evangelium vitae, Città del Vaticano 1995, n. 63.

(2) Giovanni Paolo II, Discorso ai Movimenti per la Vita, 4 dicembre 1992.

(3) F. Mantegazza, Tecnologie per la diagnosi prenatale, Medicina e Morale, 1982/1, pg. 73.

(4) D. Tettamanzi,  Bio-etica. Nuova sfida per l’uomo, Piemme, Casale Monferrato (Al) 1987, pg. 69.

(5) E. Sgreccia, Manuale di bioetica. Fondamenti ed etica biomedica, Vol. I, Vita e Pensiero, Milano 1996, pg. 362.

(6) M. Mac Intryge, Professiontal responsability un prenatal genetic evaluation, in Birth Defects Orig. Art., Series 8, 1972, pg. 35.

(7) Citazione in A. Serra, Problemi etici della diagnosi prenatale, Medicina e Morale, 1982/1, pp. 52-53.

(8) Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’aborto procurato, Città del Vaticano 1974, n. 14.