SUICIDIO ASSISTITO E EUTANASIA (1)

By 4 settembre 2019Pillole di saggezza

1. Un po di storia. La biasimevole strumentalizzazione del malato Fabiano Antoniani

La nuova battaglia, o come affermano loro, cioè l’Associazione Luca Coscioni, la conquista del diritto a morire “quando” e “come” si vuole, riprese con un atto biasimevole e ripugnante: l’essersi buttati come squali su un indifeso “pesciolino malato”, cioè Fabiano Antoniani, meglio conosciuto come Dj Fabo, tetraplegico e cieco a seguito di un incidente. Il determinato Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Coscioni, accompagnò il povero Antoniani su sua richiesta nella clinica svizzera Dignitas e quest’ultimo, dopo essere stato sedato, assunse una sostanza letale premendo con i denti il pulsante, e si uccise. Era il 27 febbraio 2017.

Immediatamente, Cappato si autodenunciò con evidenti finalità propagandistiche pro-eutanasia alla procura di Milano per il reato di “aiuto al suicidio”.

I magistrati Tiziana Siciliano e Sara Arduini nel maggio dello stesso anno chiesero l’archiviazione del caso poiche, secondo loro, “il fatto non sussiste”.

Il Gip Luigi Gargiulo non accettò la richiesta e chiese l’imputazione coatta, rinviando il Cappato a processo con una doppia imputazione: per l’aiuto materiale offerto all’ Antoniano e per aver rafforzato in lui il proposito di togliersi la vita.

Ma, la finalità di Cappato, era molto evidente. Ottenere una vittoria totale facendo dichiarare al Tribunale, come sembra vorrebbero anche i pubblici magisteri, che lui aiutò l’Antoniazzi ad esercitare un suo diritto, quello alla “dignità”, e di conseguenza l’abrogazione del reato di aiuto al suicidio.

Trascorrono i mesi e i giudici milanesi non deliberarono; rimisero la questione alla Corte Costituzionale affinchè si pronunziasse sulla “legittimità costituzionale” dell’art. 580.

2.La “pilatesca” decisione della Corte Costituzionale.

La Corte Costituzionale avrebbe potuto muoversi in diversi modi. Ribadire che l’aiuto al suicidio rimane un reato se non rispetta le condizioni previste della legge sulle DAT, oppure dichiarare incostituzionale l’art. 580 cp. Ma non scelse nessuna delle due vie e pilatescamente coinvolse il Parlamento con l’ordinanza 207/2018, obbligandolo entro un anno a legiferare nuovamente sul fine vita, poi avrebbe  stabilito se il reato di aiuto al suicidio è incostituzionale, in parte o in toto.

Leggendo l’ordinanza depositata il 16 novembre 2018 la Corte Costituzionale indica chiaramente la strada che il Parlamento avrebbe dovuto percorrere: il malato deve decidere come morire. Per la Corte infatti, si legge nel comunicato ufficiale, il divieto di aiuto al suicidio, “anche nell’odierno assetto costituzionale, ha una sua ‘ragion d’essere’ solo e soprattutto nei confronti delle persone vulnerabili che potrebbero essere facilmente indotte a concludere prematuramente la loro vita, qualora l’ordinamento consentisse a chiunque di cooperare anche soltanto all’esecuzione di una loro scelta suicida, magari per ragioni di personale tornaconto”. Ciò nonostante, prosegue il comunicato, “non si può non tener conto di specifiche situazioni, inimmaginabili all’epoca in cui la norma incriminata fu introdotta”. Quali sono queste “specifiche situazioni”? “Una persona affetta da una patologia irreversibile con sofferenze fisiche o psicologiche che trova assolutamente intollerabili, la quale sia tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale, ma resti capace di prendere decisioni libere e consapevoli”. È in questi casi “l’assistenza di terzi nel porre fine alla sua vita può presentarsi al malato come l’unica via d’uscita per sottrarsi, nel rispetto del proprio concetto di dignità della persona, a un mantenimento artificiale in vita non più voluto e che egli ha il diritto di rifiutare”. In queste situazioni, prosegue la Corte, “il divieto assoluto di aiuto al suicidio finisce per limitare la libertà di autodeterminazione del malato nella scelta delle terapie, comprese quelle finalizzate a liberarlo dalle sofferenze, scaturente dagli articoli 2, 13 e 32, secondo comma, della Costituzione, imponendogli in ultima analisi un’unica modalità per congedarsi dalla vita, senza che tale limitazione possa ritenersi preordinata alla tutela di altro interesse costituzionalmente apprezzabile”. Ancora: “se, infatti, il valore della vita non esclude l’obbligo di rispettare la decisione del malato di lasciarsi morire con l’interruzione dei trattamenti sanitari, non vi è ragione per la quale il medesimo valore debba tradursi in un ostacolo assoluto, penalmente presidiato, all’accoglimento della richiesta del malato di un aiuto che valga a sottrarlo al decorso più lento – apprezzato come contrario alla propria idea di morte dignitosa – conseguente all’anzidetta interruzione dei presidi di sostegno vitale’”.

Pensiero ben riassunto da David Ermini, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura: “la Corte è netta nell’escludere l’esistenza di un diritto a morire, ma è altrettanto netta nell’escludere un dovere di vivere oltre ogni sofferenza”. In altre parole: se il Parlamento non interverrà, la controversia ritornerà alla Corte. E sempre Ermini dichiarò: “è realisticamente alquanto difficile che una nuova legge possa essere approvata prima di settembre”, di conseguenza potrà “ricadere proprio sulle spalle dei giudici la responsabilità di risolvere problemi etico-giuridici lasciati in sospeso dal legislatore”(1).

Nel frattempo il processo a carico di Cappato rimane sospeso.

Su questo provvedimento in molti si sono interrogati se un organo pur autorevole come la Corte Costituzionale sia abilitata a “dettare i compiti” al Parlamento, e addirittura i tempi per svolgerli, disinteressandosi della ampia della posta in gioco e dei tempi ristretti per agire.

 3.DODICI mesi “per fare nulla”

In Parlamento vengono depositati alcuni progetti di legge.

-La proposta, totalmente eutanasica, di iniziativa popolare dell’Associazione Luca Coscioni: “Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia”.

-La proposta del deputato A. Cecconi del Gruppo Misto che introdurrebbe la disciplina dell’eutanasia nella legge sulle DAT.

-La proposta dei deputati M. Rostan (PD) e F. Conti di Liberi e Uguali che vorrebbe introdurrebbe come la precedente la disciplina dell’eutanasia nella legge sulle DAT.

-La proposta dei deputati D. Sarli e G. Trizzino entrambi del M5S per autorizzare il soggetto a richiede il suicidio assistito o l’eutanasia.

-La proposta del senatore M. Mantero M5S a favore dell’eutanasia.

-La proposta dei deputati A. Pagano e R. Turri entrambi della Lega per depenalizzare solo parzialmente l’assistenza al suicidio e correggere la legge sulle DAT su obiezione di coscienza e idratazione e nutrizione parenterale.

Il 30 gennaio si avvia l’iter per l’esame della proposta di “iniziativa popolare” e le audizioni di singoli e gruppi della società civile.

Siamo ormai a settembre, e mentre proseguono le audizioni, ci si rende conto che il testo dei rappresentati della Lega che aveva acquisito maggiore visibilità non troverà nessuna convergenza, anzi si ha l’impressione che il M5S sia determinato a giungere al 26 settembre senza nessuna proposta, “obbligando” così la Corte Costituzionale a deliberare.

Come? Non occorrono sfere di cristallo per prevederlo, dato che Cappato & company, avevano scritto tutto questo fin dall’inizio poiché, come afferma il Vangelo, “I figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce” (Lc. 16,8).

E’ questa una clamorosa sconfitta per la “dignità” del Parlamento e di coloro che sono stati eletti dal popolo, ma a ciò senatori e deputati non sembravano interessati. Questo è anche un precedente che potrebbe minare per il futuro l’autonomia del potere legislativo, poichè nello Stato di diritto i giudici hanno il compito di applicare la legge, non di crearla approfittando dei cosiddetti “vuoti normativi”.

Anche il Comitato Nazionale di Bioetica, il 18 luglio, pubblicò un parere dal titolo: “Riflessioni bioetiche sul suicidio medicalmente assistito”(2).

Rimandiamo alla lettura del testo essendo complesso riassumerlo; noi ci limitiamo a alcune osservazioni.

Ha affermato la professoressa A. Morresi: “Dopo aver illustrato un quadro generale della problematica e di alcuni degli aspetti più ricorrenti nella letteratura di settore, nel tema, le nostre riflessioni sono state raccolte in tre argomentazioni: la prima, sostenuta da 11 componenti nettamente contrari al suicidio assistito, fra cui la sottoscritta; la seconda, a cui hanno aderito in 13, favorevoli anche in condizioni più ampie di quelle individuate dalla Consulta, e la terza, formulata da 2 membri, che ritengono che la priorità sia assicurare a tutti concretamente le cure palliative prima di pensare a un eventuale intervento legislativo in merito, adesso. Ci sono poi tre postille: di Francesco D’Agostino, che spiega il suo voto contrario al parere; la mia, critica verso la legge 219, sulle Disposizioni anticipate di trattamento e che tra l’altro spiega che per la sottoscritta suicidio assistito ed eutanasia non sono diverse moralmente; di Maurizio Mori, su alcuni aspetti dell’obiezione di coscienza”(3).

Dunque, né chiusura, né apertura al suicidio assistito. Le posizioni rimangono lontane e, i membri hanno preferito dare conto di tutti gli orientamenti emersi, senza giungere a delle conclusioni.

Noi, però non condividiamo il passaggio: “In generale, quindi, va sempre considerato che, su temi così delicati come quelli in esame, e a fronte di un pluralismo morale diffuso nella nostra società, etica e diritto non sempre convergono, e che le scelte del legislatore al riguardo devono mediare e bilanciare i diversi valori in gioco, al fine di potere rappresentare le diverse istanze provenienti dalla società” (pp. 7-8). La nostra contrarietà è ben motivata da T. Scandroglio. “Per il credente, ma anche per la persona che ragiona rettamente, il legislatore, deve porsi il fine di emanare leggi giuste, non necessariamente leggi condivise. Se poi sono pure condivise ben venga, ma il primo scopo è il bene comune e questo si edifica anche con leggi ovviamente giuste. E’ la giustizia e dunque la conformità in ultima istanza ai principi di legge naturale che devono essere la stella polare del legislatore, non il compromesso e il bilanciamento degli interessi in gioco. Si può e a volte si deve mediare su ciò che è materia di compromesso, non sui principi non negoziabili. E la vita è uno di questi”(4).

Come solito, volutamente, alcuni mezzi di comunicazione hanno manipolato il pensiero dei membri del Comitato affermando esplicitamente che fosse a favore del suicidio assistito al punto che lo stesso Comitato ha dovuto pesantemente intervenire per correggere le storture interpretative(5).

Ma gli italiani cosa pensano realmente del suicidio assistito e dell’eutanasia?

Secondo un sondaggio di Eurispes del gennaio 2019: “Il 73,4% del campione si dichiara favorevole all’eutanasia, un dato in forte ascesa rispetto agli anni passati, quando il 55,2% (2015) e il 59,9% (2016) degli italiani esprimevano la medesima opinione”(6). Ma poi, se lo leggi e lo approfondisci, ti accorgi che è una fake news o meglio, come la maggioranza dei sondaggi, dei “farlocchi”. Perché? Il 60,6% degli italiani nel sondaggio è contrario al suicidio assistito. Come mai questa discrepanza poiché varia unicamente la tecnica del procurarsi la morte? Inoltre, il 64,6% degli italiani sono contrari all’eutanasia quando le motivazioni riguardano “gravi limitazioni fisiche” o “malattia inguaribile” (62,1%), o la “perdita totale della capacità di intendere e volere” (66%). E allora, da dove provengono i dati truffaldini pubblicati a caratteri cubitali? Dal fatto che il 77,5% degli intervistati è favorevole all’eutanasia “solo in caso di coma irreversibile” (77,5%) o di “estrema sofferenza fisica” (64,6%). E, per confondere maggiormente l’intervistato, il sondaggio si riferisce alla vicenda di Eluana Englaro che però non era in coma irreversibile. Solo un dato è reale: il 77,5% degli italiani è contrario all’accanimento terapeutico che come affermato più volte è vietato.

Quindi possiamo chiaramente dichiarare che le risposte sono state estorte con raggiri, mentre magari l’intervistato in una mano teneva il telefono e con gli occhi si accertava che la frittata non bruciasse.

Don Gian Maria Comolli

(prima continua)

NOTE

(1).Eutanasia. Cartabia: “Via più semplice è intervento su legge 2017”.  Zingaretti: “Spero che si faccia una norma che la comprendahttps://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/09/eutanasia-cartabia-via-piu-semplice-e-intervento-su-legge-del-2017-zingaretti-spero-si-faccia-norma-che-la-comprenda/5166129

(2) http://bioetica.governo.it/media/3785/p135_2019_parere-suicidio-medicalmente-assistito.pdf

(3) Non è vero che il Comitato di Bioetica è a favore del suicidio assistito, Tempi.it, 31 luglio 2019.

 

(4) T. Scandroglio, Suicidio assistito, Comitato di Bioetica non ha detto “si”, La Nuova Bussola Quotidiana, 1 agosto 2019.

(5). “Si prende atto del fatto che, anche a causa di qualche impropria comunicazione ai media, il parere del CNB-Comitato nazionale di bioetica sulla questione dell’aiuto al suicidio viene presentato come una sorta di adesione a quanto prospettato dalla Corte costituzionale con l’ordinanza n. 207/2018.  Si ribadisce che il CNB è un organismo consultivo, al cui interno vi sono differenti posizioni ideali e culturali: su un tema così delicato come il fine vita tali posizioni si sono confrontate senza formare maggioranze o minoranze, quasi fosse un’assemblea elettiva. Di esse il parere dà conto, al punto che chi ha espresso il proprio voto ha poi avuto modo di redigere una postilla in coda al documento. Si intende sottolineare che è pertanto non rispettoso della varietà degli argomenti esposti da ciascun componente del Comitato dare l’idea della prevalenza di un orientamento sull’altro” (30 luglio 2019).

(6) https://eurispes.eu/news/eurispes-rapporto-italia-2019-i-risultati