SUICIDIO ASSISTITO E EUTANASIA (2)

By 13 settembre 2019Pillole di saggezza

1.STORIA DEL TERMINE

Il termine eutanasia che letteralmente significa “buona morte” deriva dal vocabolo greco εὐθανασία, composto da εὔ (buono) e θάνατος (morte). E’ questo il desiderio di tutti; vorremmo vivere l’ultimo periodo dell’esistenza pur di fronte alla tragicità della morte con serenità, fiducia, assistiti nel miglior modo possibile, circondati dall’affetto delle persone che più abbiamo amato.

Ma, alla fine del XIX secolo, questo nobile desiderio fu stravolto e falsato, e il termine eutanasia assunse il significato di procurare intenzionalmente la morte a una persona la cui qualità di vita è permanentemente compromessa da malattia o da menomazioni. È vero che ci sono trattamenti altamente invasivi con effetti indesiderabili assai gravosi senza certezze di miglioramento; in questi casi, il malato può dopo un’adeguata consultazione con il medico, rifiutare determinate terapie. Ma questo non è eutanasia e lo vedremo inseguito trattando delle cure palliative.

L’eutanasia è l’azione o l’omissione che procura la morte della persona.

In Italia l’eutanasia è reato(1); e chi provoca la morte di una persona anche consenziente, è condannato per omicidio o per istigazione al suicidio. Ma, purtroppo, abbiamo assistito ad alcuni casi di assoluzione, accampando la circostanza attenuante “dell’agire per pietà”. Pure la Costituzione esclude l’eutanasia quando reputa il diritto alla vita tra quelli inviolabili (2), quindi esclude ogni atto che abbia come fine la soppressione di una vita umana.

L’eutanasia, definita da san Giovanni Paolo II: “un attentato alla vita che nessuna autorità umana può legittimare essendo la vita dell’innocente un bene indisponibile”(3), ha alle sue spalle una prolungata storia con un indicativo punto di riferimento negli Spartani che abbandonavano i bambini con handicap alle fiere e alla intemperie sul monte Taigeto.

Platone ne esortava la pratica sugli adulti gravemente malati (4); Aristotele l’approvava per motivazioni di vantaggio politico (5); Seneca, Epitteto, Petronio, Plinio il giovane, Silio Italico l’applicarono su se stessi, uccidendosi in disprezzo alla malattia o alla vecchiaia.

Erano presenti, ovviamente, anche opinioni opposte. Tra le molte ricordiamo l’ammonimento di Cicerone a Publio: “Tu, o Publio, e tutte le persone rette dovete conservare la vostra vita e non dovete allontanarvi da lei senza il comando di chi ve l’ha data, affinché non sembriate sottrarvi al dolore umano che il creatore vi ha stabilito” (6).

Dunque, di eutanasia, si discute da sempre, ma solo nel ventesimo secolo irruppe violentemente in Europa. Negli anni ‘40, in Germania, il regime nazista, attivando il “Programma T 4”, sterminò oltre 70mila persone classificate come “indegne di vivere”.

Il primo Paese che approvò l’eutanasia fu l’Olanda nel 2001, seguita dal Belgio nel 2003. In entrambi i Paesi è acconsentita anche per i minori.

Chiarificante per inquadrare adeguatamente la tematica e fondare il nostro rifiuto  è il pensiero del giurista Alberto Maria Gambino che indica “la sacralità della vita” “un principio di democrazia globale”. “La vita è sacra sin dal concepimento, passando per l’intero arco temporale dell’esistenza umana – da adolescente, lavoratore, genitore, malato, anziano – fino alla morte naturale. Papa Francesco ha recentemente collegato tale espressione con un’altra, opposta, di rara efficacia: ‘cultura dello scarto’. Mi pare questo il principio intrinseco, valido per credenti e non credenti: solo il rispetto della vita e della sua dignità garantiscono a ciascuno la considerazione di persona che va sempre ‘amata’, ‘difesa’, ‘curata’.  Se ne intendiamo il senso più profondo, allora ci accorgeremmo che, in chiave legislativa, il diritto alla vita non riguarda solo la vita nascente o nel suo stadio terminale, ma è il presupposto che condiziona e presidia l’intera esistenza di ogni essere umano” (7).

2.IL MAGISTERO DELLA CHIESA

La bioetica cattolica pone come fondamento assoluto, universale e irrinunciabile della sua Dottrina “la dignità e la sacralità della vita umana dal concepimento alla morte naturale”. Questa certezza pone le fondamenta sulla creaturalità dell’uomo: “ogni persona è stata voluta da Dio per se stessa ad immagine e somiglianza del Dio vivente e santo”(8). Un’essenza che offre alla persona la più alta dignità rispetto alle creature terrene, e rende la vita dell’uomo indisponibile a situazioni o atti che possano nuocerla o sopprimerla nella fase iniziale o nello stadio terminale con la sospensione dell’alimentazione o dell’idratazione artificiale, con il suicidio consapevole o con l’eutanasia.

Per la nobiltà che l’uomo possiede agli occhi di Dio, ogni vita, anche quella con grave handicap fisico o ritardo mentale, o vissuta in stato vegetativo permanente, è sempre un “valore immenso” e, come tale, “un bene” sul quale, unicamente il Creatore, può deciderne la conclusione.

Concetto ribadito con insistenza dalla Congregazione per la Dottrina della Fede: “Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente”(9); “Niente e nessuno possono autorizzare l’uccisione di un essere umano innocente, feto o embrione che sia, bambino o adulto, vecchio, ammalato incurabile o agonizzante. Nessuno può chiedere questo gesto omicida per se stesso o per un altro affidato alla sua responsabilità, né può acconsentirvi esplicitamente o implicitamente. Nessuna autorità può legittimamente imporlo né permetterlo. Si tratta infatti di una violazione della legge divina, di un’offesa della dignità della persona umana, di un crimine contro la vita, di un attentato contro l’umanità”(10).

Giudizio presente non solo in tutto il Magistero della Chiesa ma più volte ribadito da san Giovanni Paolo II nell’enciclica Evangelium vitae: “La vita dell’uomo proviene da Dio, è suo dono, sua immagine e impronta, partecipazione del suo soffio vitale. Di questa vita, pertanto, Dio è l’unico signore: l’uomo non può disporne (…). La vita e la morte dell’uomo sono, dunque, nelle mani di Dio, in suo potere: ‘Egli ha in mano l’anima di ogni vivente e il soffio di ogni carne umana’, esclama Giobbe (12,10). ‘Il Signore fa morire e fa vivere, fa scendere negli inferi e risalire’ (1 Sam. 2,6). Egli solo può dire: ‘Sono io che do la morte e faccio vivere’ (Dt. 32,39)” (11). Di conseguenza: “… in conformità con il Magistero dei miei predecessori e in comunione con i vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l’eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata e moralmente inaccettabile di una persona umana”(12).

Anche Papa Francesco, sulla scia dei suoi predecessori, ha richiamato varie volte, e con forza, il rispetto della vita fino alla morte naturale. Ricordiamo solo i casi più recenti. Di fronte alla morte di Noa Pothoven, la ragazza diciassettenne olandese che ha scelto di morire il 5 giugno 2019: #L’eutanasia e il suicidio assistito sono una sconfitta per tutti. La risposta a cui siamo chiamati è non abbandonare mai chi soffre, non arrendersi, ma prendersi cura e amare per ridare la speranza# (13). E di Vincent Lambert: #Non costruiamo una civiltà che elimina le persone la cui vita riteniamo non sia più degna di essere vissuta: ogni vita ha valore, sempre# (14). Papa Bergoglio ha definito, inoltre, il suicidio assistito e l’eutanasia “gravi minacce per le famiglie in tutto il mondo”. Mentre “la loro pratica è legale in molti Stati, la Chiesa contrasta fermamente queste prassi e sente il dovere di aiutare le famiglie che si prendono cura dei loro cari sia malati sia anziani. Cultura della morte e cultura dello scarto non sono un segno di civiltà ma un segno di abbandono che può mascherarsi anche di ‘falsa compassione’. Invece, è necessario assumere la fatica di affiancarsi e accompagnare chi soffre” (15).

Don Gian Maria Comolli

(seconda continua)

NOTE

(1) Cfr.: Codice Penale : artt. 579-580.

(2) Cfr. Costituzione Italiana, art. 2.

(3) Giovanni Paolo II, Evangelium  vitae, 3.

(4) Cfr.: Platone,  La Repubblica, 460B.

(5) Cfr.: Aristotele, Politica, 7

(6) Cicerone, Somnium Scipionis, III,7.

(7) Intervista rilasciata a Zenit.org il 17 novembre 2014.

(8) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2319.

(9) Congregazione per la dottrina della fede, Donum vitae, Città del Vaticano 1987, n. 4.

(10) Congregazione per la dottrina della fede,  Dichiarazione Iura et bona,  Città del Vaticano 1990, n. 2.

(11) Evangelium  vitae, op. cit., n. 39.

(12) Evangelium  vitae, op. cit., n. 65.

(13) Tweet sull’account @Pontifex, 6 giugno 2019.

(14) Tweet sull’account @Pontifex, 11 luglio 2019.

(15) Papa Francesco, Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, n. 48.