QUESITO – Cure Palliative e hospice; prendersi cura attivamente e globalmente del malato

By 8 Novembre 2019Pillole di saggezza

A mia madre, malata di tumore, hanno sospeso la chemioterapia consigliandoli il  ricovero in un hospice per intraprendere le cure palliative. Cosa sono e quali benefici gli porteranno? Francesca.

 L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce le Cure Palliative: «il prendersi cura attivo e globale del paziente la cui malattia non è più responsiva alle terapie specifiche. E’ fondamentale il controllo del dolore e degli altri sintomi, unitamente all’attenzione ai problemi psicologici, sociali e spirituali». Il vocabolo palliativo ha origine dal termine latino «pallium» che indi­cava il mantello di lana indossato dai pastori. Per comprenderne pienamente il significato dobbiamo riferirci a san Martino di Tours, vescovo del IV secolo, che trovandosi di fronte ad un povero tremante per il freddo e non avendo nulla da offrirgli, tagliò in due, con la spada, il mantello che indossava, donandone la metà all’indigente. Metaforicamente l’episodio suggerisce gli obiettivi delle Cure Palliative; il santo, pur non avendo eliminato la causa della sofferenza, cioè la povertà, coprendo quell’uomo lo ha protetto e ha contribuito a mitigare il suo disagio. Anche le cure palliative, non rimuovono il tumore, cioè la causa della situazione di dolore e di disagio, ma leniscono efficacemente le sofferenze; curano la persona nella sua totalità unificata, offrono al malato una terapia globale, lo difendono dallo scoraggiamento, dall’isola­mento, dalla chiusura in se stesso affinché attenda serenamente il naturale decorso della patologia. Questa prassi assistenziale insegna che il malato oncologico in fase terminale, non è un ormai un morto, ma una persona che percorre un tratto rilevante della vita.

Le curative palliative furono ideate in Inghilterra negli anni ’50 del XX secolo con la costituzione degli hospices, dove operavano équipe composte di medici, psicologi, infermieri,  religiosi e volontari. Il sostegno era prestato anche ai familiari chiamati a svolgere una funzione rilevante nel processo di cura totale e globale.

In Italia, le prime esperienze di hospices, risalgono agli anni ’80, essendo gli ospedali impreparati a curare adeguatamente i morenti e i medici insufficientemente addestrati nel settore. Attualmente, nel nostro Paese, le Cure Palliative sono regolate dalla legge 38/2010: «Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia
del dolore». Il provvedimento legislativo, nel primo articolo afferma che ogni cittadino ha il diritto ad accedere alle cure palliative e alle terapie del dolore che dovranno essere garantite nella continuità assistenziale dalla struttura ospedaliera all’hospice o a domicilio (cfr art. 5). La legge 38/2010  semplificò, inoltre, la prescrizione dei farmaci analgesici basati sugli oppioidi per malati cronici e terminali. (cfr art 6). Quest’articolo, pur nella sua positività, pone alcune riserve. Vari malati tumorali, giungono alla fase terminale, con alle spalle sofferenze acute e prolungate; di conseguenza, alleviare il dolore con farmaci appropriati, tra cui gli analgetici oppioidi, è da ritenersi corretto. Il problema etico si pone nei casi di assuefazione che obbliga l’incremento progressivo del medicinale, limitando la libertà del soggetto e portandolo, a volte, alla perdita di coscienza. La situazione, sollecita una notevole prudenza, non essendo lecito privare il moribondo della coscienza di sé in assenza di grave motivo. Dunque, l’uso degli analgetici oppioidi, è lecita a condizione che i soggetti interessati abbiano in precedenza adempiuto i doveri finali nei con­fronti dei familiari, della società e, se sono cre­denti, anche di Dio.

Le Cure Palliative, che non anticipano né ritardare la morte, ma unicamente alleviano il dolore del paziente terminale, costituiscono un valido strumento anche nei confronti dei  sostenitori dell’eutanasia, essendo un accompa­gnamento attivo alla vita per offrirgli il massimo il significato, compatibilmente con la malattia che distrugge il corpo, ma generalmente mantiene integro lo spirito e la mente. Chi assiste i malati terminali, ben sa che il paziente non domanderà l’eutanasia e supererà le idee suicidarie, essendo attorniato da relazioni ricche di amore, sapendo di potersi rivolge a chi lo cura con la stessa affermazione di Gesù nell’Orto degli Ulivi: «Restate qui e vegliate con me» (Mt. 26,38).

Oggi, in alcune regioni, funzionano efficienti servizi di cure palliative, anche se nei prossimi anni dovrà incrementarsi la rete delle cure a domicilio. Auspichiamo che la crisi economica e i tagli alla sanità non compromettano la costruzione di questo percorso.

don Gian Maria Comolli