SUICIDIO ASSISTITO E EUTANASIA (10)

By 8 novembre 2019Pillole di saggezza

A favore della dignità del morente: LE CURE PALLIATIVE

Una tipologia di intervento che privilegia il “morire con dignità” sono le Cure Palliative così descritte dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità: “Si occupano in maniera attiva e totale dei pazienti colpiti da una malattia che non risponde più a trattamenti specifici e la cui diretta conseguenza è la morte. Il controllo del dolore, di altri sintomi e degli aspetti psicologici, sociali e spirituali è di fondamentale importanza. Lo scopo delle cure palliative è il raggiungimento della miglior qualità di vita possibile per i pazienti e le loro famiglie”. “Obbedendo ad una visione olistica della medicina, che prende in considerazione la persona umana nella sua totalità unificata di spirito e corpo, le cure palliative offrono al malato terminale una terapia globale (total care), i cui risultati sono, nella maggioranza dei casi, davvero sorprendenti”(1).

Numerosi sono i malati che giustificano un intervento palliativo poiché portatori di malattie croniche in fase avanzata e con una limitata attesa di vita. Non sono i malati terminali ma persone il cui orizzonte temporale si sta restringendo non unicamente per un tumore ma per Aids, per malattie celebro-vascolari o del sistema nervoso centrale e periferico, o cardio vascolari o dell’apparato respiratorio… E i pazienti che nel mondo necessiterebbero di questo trattamento sono oltre 40 milioni, compresi bambini e neonati.

Dunque, le Cure Palliative, sono un ottimo ausilio per sostenere la pesantezza delle sofferenze nelle fasi pre-terminali e terminali dell’esistenza(2). “E’ un autentica cura da praticarsi con grande saggezza e senso del limite e nella piena assunzione delle responsabilità morali e professionale che qualifica la pratica della medicina. E’ per il medico il modo più nobile di curare”(3).

Il vocavolo “palliative”, proviene dal termine latino “pallium”, che indicava il mantello di lana indossato dai pastori coprendoli totalmente, proprio perché le Cure Palliative sono “un mantello” che avvolgono il malato e la sua famiglia. Un significativo esempio è offerto da san Martino di Tours, vescovo del IV secolo, che trovandosi di fronte a un povero tremante per il freddo e non avendo nulla da offrirgli, tagliò in due, con la spada, il mantello che indossava, donandone la metà all’indigente. Metaforicamente l’episodio suggerisce gli obiettivi delle Cure Palliative. Il santo, pur non avendo eliminato la causa del disagio, cioè la povertà, coprendo quell’uomo lo ha protetto e ha contribuito a mitigare il suo malessere. Anche le Cure Palliative, non eliminano la patologia, cioè la causa della situazione di dolore, ma leniscono efficacemente le sofferenze; migliorano la qualità della vita, curano la persona nella sua totalità unificata; offrono al malato una terapia globale; lo difendono dallo scoraggiamento, dall’isolamento, dalla chiusura in se stesso affinché attenda serenamente il naturale decorso della malattia.

Le Cure Palliative, in senso generale, furono praticate da sempre negli enti assistenziali gestiti dalla Chiesa cattolica, ma nacquero ufficialmente nella seconda metà del XX secolo in Inghilterra con l’esperienza degli hospices, strutture che offrivano assistenza a chi stava vivendo la fase terminale dell’esistenza mediante una cura globale, cioè medico-infermieristica ma anche emotiva, psicologica, relazionale e spirituale. In Italia, questa modalità assistenziale fu intrapresa soltanto negli anni ’80 del XX secolo, prevalentemente come servizi domiciliari, poichè gli ospedali erano carenti nell’assistenza dei morenti. Anche i medici, formati “per guarire ma poco per curare”, erano scarsamente coscienti che l’ammalato in fase terminale non era un “già morto” ma una persona che stava percorrendo un tratto importante della vita. Quindi, l’etica delle Cure Palliative, si basa sul convincimento che anche nelle situazioni di disperazione, il paziente è una persona che deve essere curata con competenza e amore.

Si stima che ogni anno, in Italia, 250mila persone dovrebbero essere accompagnate da un approccio palliativo e i numeri aumenteranno annualmente per l’invecchiamento della popolazione. Il “Libro Bianco degli Hospice” riportava che ad aprile 2016 erano presenti sul territorio nazionale 175 strutture residenziali con un ampio disequilibrio tra nord e sud. Come pure la maggioranza della popolazione non conosce queste cure e non sa come accedervi. Emblematica fu l’affermazione di Ripa di Meana poco prima di morire di cancro il 4 gennaio 2017:  “Fallo sapere, fatelo sapere”. Aveva scoperto che per liberarsi dalla sofferenza “non si è costretti ad andare in Svizzera come io credevo di dover fare”, perché esiste “la via italiana delle cure palliative, con la sedazione profonda”. Aveva individuato ciò che la legge prevede da nove anni ma che pochi conoscono. Ciò è dovuto anche all’impreparazione di molti medici di famiglia, poiché il primo approccio palliativo toccherebbe a loro. La seconda fase, nelle ultime settimane di vita, alla “rete locale di cure palliative’ con composta dal palliativista, l’assistente sociale, lo psicologo, l’assistente spirituale, gli infermieri specializzati…

Importante, dunque, per l’incremento di questo settore fu la legge n. 38 del 15 marzo 2010: “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore” che tutela il diritto del cittadino ad accedere alle Cure Palliative. Inoltre, con il DPCM del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2017: “Definizione e aggiornamento dei livelli di assistenza” anche le cure palliative furono inserite nei LEA (livelli di assistenza).

“La medicina palliativa costituisce oggi anche un valido strumento contro i sostenitori dell’eutanasia essendo una scelta attiva di accompagnamento alla vita, per darle ancora tutto il significato possibile, compatibilmente con una malattia che distrugge a poco a poco il corpo, ma generalmente mantiene integro e vivo ciò che di più significativo c’è nell’uomo: lo spirito e la mente, che dal corpo non sono mai disgiungibili” (4).

La Chiesa cattolica è totalmente favorevole alle Cure Palliative che definisce una forma di carità cristiana nel momento finale della vita, e sono “una riscoperta della vocazione più profonda della medicina, che consiste prima di tutto nel prendersi cura: il suo compito è di curare sempre, anche se non sempre è possibile guarire” (5).

Così un infermiera di un hospice riassume i desideri di questi malati: “Spesso la cosa più importante che offriamo ai nostri pazienti è una tazza di tè e la possibilità di parlare della morte. Ed è quello che vogliono davvero. Qualcuno che li ascolti e che condivida con loro questo ultimo viaggio senza spaventarsi e senza scappare. Senza volere, a tutti i costi, fare qualcosa”

L’augurio e l’auspicio è che si possa, nonostante la limitatezza delle risorse, ampliare questi interventi poichè il vero dramma dell’ammalato in fase terminale è che, quest’assistenza, in Italia è ancora troppo scarsa (6).

Concludiamo riportando la “Carta dei diritti dei morenti” approvata nel 1997 dalla Fondazione Floriani di Milano che riassume le attese del malato terminale.

“Chi sta morendo ha diritto:

  1. A essere considerato come persona sino alla morte.
  2. A essere informato sulle sue condizioni, se lo vuole.
  3. A non essere ingannato e a ricevere risposte veritiere.
  4. A partecipare alle decisioni che lo riguardano e al rispetto della sua volontà.
  5. Al sollievo del dolore e della sofferenza.
  6. A cure ed assistenza continue nell’ambiente desiderato.
  7. A non subire interventi che prolunghino il morire.
  8. A esprimere le sue emozioni.
  9. All’aiuto psicologico e al conforto spirituale, secondo le sue convinzioni e la sua fede.
  10. Alla vicinanza dei suoi cari.
  11. A non morire nell’isolamento e in solitudine.
  12. A morire in pace e con dignità”(7).

Don Gian Maria Comolli

(decima continua)

NOTE

(1)M. Cascone, Diakonìa della vita. Manuale di Bioetica, Edizione Università della Santa Croce, Roma 2004, pg. 383.

(2)“Per ammalato terminale si intende un malato inguaribile con una aspettativa di vita minore o uguale a 90 giorni, non più suscettibile di terapie chirurgiche, radianti o chemioterapiche” (L. Gentile – P. Ferri, Bioetica e cure palliative, in L’Ancora nell’Unità di Salute, n.1, 2004, pg. 52, nota 2).

(3)Bioetica. Nozioni fondamentali, op. cit, pg. 218. Cfr.: AA. VV., Né eutanasia né accanimento: la cura dei malati in stato vegetativo permanente, Lateran University Press, Roma 2002.

(4)Diakonìa della vita. Manuale di Bioetica, op. cit., pg. 383.

(5)Lettera inviata dal cardinale P. Parolin a nome di Papa Francesco al Congresso Internazionale: “Palliative care: everywhere & by everyone” (28 febbraio-1 marzo 2018).

(6)È online, e a disposizione di chiunque desideri consultarlo, Info Cure Palliative (www.infocurepalliative.it) ideato dalla Federazione Cure Palliative come supporto alle famiglie durante l’assistenza a domicilio di una persona malata in carico a un’équipe di cure domiciliari.

(7)Cfr.: www.fondazionefloriani.eu.