La teoria diffusa che si è liberi di credere ma solo nell’intimo della propria coscienza? Falsa!

By 20 Novembre 2019Notizie Chiesa

Il Vangelo smonta questa teoria. Gesù non desidera far diventare la religione un potere politico, ma vuole strapparla dalla tentazione di viverla come un fatto intimistico che non impatta in nessun modo con la vita reale.

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere». (Luca 8,16-18)

Nella vita non è solo importante avere delle cose, ma sapere dove sono posizionate realmente nella propria esistenza. Perché ciò che conta, ad esempio, non può mai essere messo in un cassetto, e ciò per cui vale la pena vivere, non bisogna mai lasciarlo a casa relegato tra le cose che usiamo solo il fine settimana. In soldoni credo che sia un po’ questo il senso delle parole che Gesù dice nel Vangelo di oggi: “Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la pone sotto un letto; la pone invece su un lampadario, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di nascosto che non debba essere manifestato, nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce”. Bastano questi due versetti a smontare in un sol colpo la teoria diffusa che la gente è libera di credere ma solo nell’intimo della sua coscienza, o nel segreto di casa propria, ma deve tenere ben lontana la luce della fede dalle cose di ogni giorno, e la verità che ne deriva dalla scena pubblica della vita. Gesù non vuole far diventare la religione un potere politico, ma vuole strapparla dalla tentazione di viverla come un fatto intimistico che non impatta in nessun modo con la vita reale. Se un padre o una madre amano i propri figli, questa cosa incide non solo nella loro vita personale, ma anche nel mondo che abitano, perché, ad esempio, cercheranno di rendere il mondo un posto migliore proprio per amore dei loro figli. In questo senso una cosa personale come l’amore per un figlio ha una rilevanza che non può rimanere emarginata alla sola sfera personalistica, ma a che fare con tutto e con tutti. La fede non serve a condizionare la vita degli altri, ma è un fattore di cambiamento radicale della mia vita fino al punto che questa cosa è visibile anche nel mio rapporto con gli altri. L’immagine della luce calza a pennello, perché suggerisce che l’esperienza di chi crede lungi dall’essere un’esperienza di oscurantismo, bensì di luce, di valore aggiunto, di bene che fa il bene non solo mio ma anche di chi mi sta accanto.
Luca 8,16-18
#dalvangelodioggi

don Luigi Maria Epicoco

Aleteia| Set 23, 2019