AIDS: PREVENZIONE, INFORMAZIONE E IL CASO DEL PROFILATTICO (3)

By 23 dicembre 2019Pillole di saggezza

Nei confronti dell’AIDS, una sterile prevenzione e una comunicazione unicamente igienico-sanitaria è insufficiente. E’ indispensabile un’informazione corretta e completa che vada al “nocciolo del problema” che riguarda la sessualità umana. Di conseguenza, non può essere tralasciata “l’autodisciplina”, poichè un comportamento disordinato può essere prevenuto unicamente favorendo uno stile di vita accurato che non è frutto di semplici espedienti o rimedi momentanei.

Questa osservazione ci sollecita a riflettere sull’uso del profilattico, ritenuto da molti il “male minore” e una valida metodologia per prevenire la diffusione e il contagio. Ma, il profilattico, non garantisce una protezione completa; può unicamente limitare in parte l’infezione, quindi non rende il “sesso più sicuro” come alcuni affermano, e il mondo scientifico evidenzia mediamente l’85-90% di efficacia, poiché il virus HIV è molto più filtrante rispetto allo sperma. Dunque, nel lungo periodo, il suo uso generalizzato invece che estinguere la malattia rischia di favorirla. Inoltre, il profilattico come mezzo di prevenzione, potrebbe indurre le persone a rischi maggiori in base a false ipotesi protettive.

Ecco alcuni autorevoli pareri scientifici.

-L. Montagnier, già presidente della fondazione mondiale per la ricerca e prevenzione dell’AIDS. “I mezzi medici non bastano (…). In particolare occorre educare la gioventù contro il rischio della promiscuità sessuale e del vagabondaggio sessuale” (1).

-CA. Rietmeijer: “Il condon, anche in combinazione con lo spermicida, probabilmente non costituisce una protezione assoluta contro la trasmissione dell’HIV. Il consiglio migliore per le persone con infezione da HIV resta ancora quello di astenersi dai rapporti sessuali…”(2).

-H. Hearst e S. Hulley: “Il miglior consiglio che si può dare alle persone che temono di contrarre l’AIDS è di evitare di scegliere partner che potrebbero essere a rischio. Usare il condom, evitare rapporti anali, limitare il numero di partner sessuali possono essere buoni consigli ma devono essere considerati solo come aggiunte ed alternative secondarie”(3)

-V. De Grottola, K. Mayer, W. Bennet: “Dobbiamo riconoscere che vi è una scarsità di informazioni pratiche circa l’efficacia del condon nel prevenire la diffusione delle malattie sessualmente trasmesse. Non si sa ad esempio se il rapporto anale determini più facilmente di quello vaginale una rottura o una lacerazione del condon, se l’uso di un lubrificante può aumentare l’integrità della membrana o se altre condizioni di uso pratico possano intaccare la resistenza dimostrata negli studi di laboratorio”(4).

Il nostro ricordo va ora al 17 marzo 2009, quando papa Benedetto XVI in viaggio verso il Camerum incontrò i giornalisti.

Philippe Visseyrias di France 2, rivolse al Papa una domanda: “Santità, tra i molti mali che travagliano l’Africa, vi è anche e in particolare quello della diffusione dell’AIDS. La posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso è spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema, durante il viaggio?”. Così rispose Benedetto XVI: “Io direi il contrario: penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l’AIDS sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant’Egidio (…), ai Camilliani, a tutte le Suore che sono a disposizione dei malati. Direi che non si può superare il problema dell’AIDS solo con soldi, pur necessari, ma se non c’è l’anima, se gli africani non aiutano (impegnando la responsabilità personale), non si può superarlo con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema. La soluzione può essere solo duplice: la prima, un’umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro; la seconda, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano visibili progressi. Perciò, direi, una duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra che questa sia la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo e importante. Ringraziamo tutti coloro che lo fanno”(5).

La risposta del Papa suscitò polemiche dichiarazioni di vari leaders mondiali, mentre fu difesa da alcuni scienziati.

-Le Monde (11 marzo 2009).

P.Anatrella (psicanalista), M. Barbato (ginecologo), J. De Irala (epidemiologo), R. Ecochard (epidemiologo), D. Sauvage (presidente Federazione Africana di Azione Famigliare), scrissero: “Non c’è nessun Paese con un’epidemia generalizzata che sia riuscito a far calare la proporzione di popolazione infetta dall’HIV solo con il preservativo. I casi di minore trasmissione dell’HIV pubblicati nella letteratura scientifica sono associati all’attuazione dell’astinenza e della fedeltà aggiunte al preservativo, nella triade Abc (abstinence, be faithful, condor)”. La loro conclusione: “il Papa fa notare che rischiamo di aggravare il problema dell’AIDS se i programmi di prevenzione si fondano solo sui preservativi. Questo è anche lo stato di conoscenze in materia di salute pubblica e di epidemiologia”.

-The Guardian (19 marzo 2009). Pubblicò che il preservativo, incentivando i comportamenti irresponsabili, estende la diffusione dell’infezione frutto di “una promiscuità non causata dall’edonismo ma dalla disperazione”.

-The Washington Post (29 marzo 2009). “The Pope may be right” (Il Papa potrebbe avere ragione) di E. C. Green (Premio Philly Bongole Lutaaya 2004 per l’ impegno in Africa contro l’AIDS). Lo scienziato divulgò i risultati di uno studio dell’University of California che mostrava insufficiente il profilattico. Green non è nuovo a questa convinzione già presentata nel testo “Rethinking Aids Prevention”(6). In base alla sua esperienza e ai dati statistici, scrisse che per prevenire l’AIDS era irrinunciabile l’educazione all’astinenza e alla fedeltà coniugale. Ma già nel gennaio 2000, l’autorevole rivista scientifica The Lancet, denunciò il profilattico come “una falsa percezione di protezione” che “induce ad aumentare i comportamenti a rischio”.

-Daily Telegraph (31 marzo 2009). “Certo l’AIDS pone il tema della fragilità umana e da questo punto di vista tutti dobbiamo interrogarci su come alleviare le sofferenze. Ma il Papa è chiamato a parlare della verità dell’uomo. E’ il suo mestiere: guai se non lo facesse”.

In base a queste dichiarazioni, è opportuno superare la convinzione del “preservativo onnipotente” adottando il metodo ABC (astinenza, fedeltà, condon), che mostrò, ad esempio, ottimi risultati in Uganda, l’unico Paese africano che ebbe il coraggio di muoversi contro corrente. Nel 2014, la rivista Science, notò che oltre il 60% dei giovani ugandesi fra i 15 e i 19 anni si astenevano dal sesso: “Questi dati suggeriscono che la riduzione del numero dei partner sessuali e l’astinenza tra i giovani non sposati è una via importante da seguire”.

 La proposta della Chiesa Cattolica e non solo

 Rivalutare una virtù “fuori moda” e che a volte infastidisce solo nominarla: la castità, è la proposta della Chiesa cattolica. La castità “esprime la raggiunta integrazione della sessualità nella persona e conseguentemente l’unità interiore dell’uomo nel suo essere corporeo e spirituale. La sessualità (…) diventa personale e veramente umana allorché è integrata nella relazione da persona a persona, nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell’uomo e della donna”(7). “La castità indica la disposizione interiore che spinge una persona a controllare la propria sessualità in modo liberatorio per sé e per gli altri. Il termine castità, dunque, non indica la volontà di superare o negare la realtà sessuale, ma il desiderio di controllare l’organizzazione delle pulsioni sessuali parziali di cui ogni persona è intessuta. Essere casto, dunque, non significa tentare di evitare la sessualità, ma sforzarsi di accettarla in modo intelligente, qualunque sia lo stato di vita nel quale ci si trova e qualunque sia l’equilibrio umano che si è riusciti a realizzare. Inoltre, lo scopo ultimo di questo controllo della sessualità è eminentemente positivo: una maggiore libertà. ‘Sarà casta una condotta che cercherà di fare uscire la persona dallo stato d’indifferenziazione (“incestuoso”) in cui si trova agli inizi dell’esistenza’ (X. Thevenot, Principi etici di riferimento per un mondo nuovo, LDC, Torino 1984, pg. 32)”(8). Salvaguardare la castità presuppone l’ eroismo, essendo l’uomo attratto dalla concupiscenza della carne (cfr 1Gv. 2,16). Quindi, questo elevato obiettivo, è conseguibile unicamente mediante una continua preghiera di supplica al Signore Gesù e ricuperando il pregio del sacrificio e della rinuncia.

La castità, e di conseguenza l’astinenza sessuale, trova ampio eco anche oltre la Chiesa cattolica. Un articolo del Washington Post del 2 febbraio 2015, commentando i risultati di una ricerca condotta su 662 studenti afro-americani della Pennsylvania, pubblicati dalla rivista scientifica “Archives of Pediatric & Adolescent Medicina”, sottolineò che l’astinenza è la forma migliore per prevenire le gravidanze delle adolescenti e delle giovani e per bloccare il dilagare delle malattie sessualmente trasmesse. E così, nel Paese più liberale del mondo, si celebra ogni anno, il 12 febbraio, la “Giornata Nazionale della Purezza”, cui aderiscono centinaia di scuole e di college.

Don Gian Maria Comolli

(Terzo fine)

NOTE

(1)L. Montagnier, AIDS: natura del virus, in AA VV, Vivere perché? L’AIDS, in “Dolentium hominum” 5 (1990) 52.

(2)C.A. Rietmeijer, Condoms as physical and chemical barriers against human immunodeficiency virus, in JAMA, 259 (1988), 1851-1853

(3) H. Herrst – S. Hulley,  Preventing the heterosexual spread of AIDS. Are we giving our patients the best advice?, in JAMA  259 (1988) 2428

(4) V. De Grottola, K. Mayer, W. Bennet, Editoriale rivista  Rewiews of Infections Diseases (1986) 300.

(5) http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2009/march/documents/hf_ben-xvi_spe_20090317 _africa-interview.html

(6) E. C. Green, Rethinking Aids Prevention, Greenwood Press 2003

(7) Catechismo della Chiesa Cattolica,  n. 2337.

(8) E.Kubler Ross, AIDS l’ultima sfida, Cortina, Milano 2005, pg, 26.