Quaresima 2020 – Dall’ osservanza di alcune leggi morali alla fede

By 29 Febbraio 2020Spiritualità

E’ iniziata la Quaresima, e la liturgia presenta nella prima domenica l’esperienza spirituale che Gesù ha compiuto nel deserto sotto l’azione dello Spirito, e che anche il cristiano deve ripercorrere, per prepararsi adeguatamente alla Pasqua.

Afferma un Inno della Liturgia: “Protesi alla gioia pasquale, sulle orme di Cristo Signore, seguiamo l’austero cammino della santa Quaresima. Sia parca e frugale la mensa, sia sobria la lingua ed il cuore; fratelli, è tempo di ascoltare la voce dello Spirito”.

Dunque, per compiere in Quaresima un intenso cammino spirituale, il cristiano, guidato dallo Spirito, deve inoltrarsi simbolicamente nel deserto. Questo percorso lo aiuterà anche a determinare il rapporto fede-comportamento-legge, fondamentale ma, a volte, un po’ confuso.

Per molti, essere cristiani, significa osservare i comandamenti e i precetti della Chiesa, e in Quaresima pregare un po’ di più, astenersi dalle carni nei giorni prescritti, elargire qualche elemosina. Si confonde così la “religiosità” con la “moralità” ponendo la normativa al primo posto, anche se il Signore Gesù, come rammenta più volte il Vangelo, ha cancellato il “giogo della legge” (cfr. Mt 11,28). Seguendo una “mera osservanza” ci si sente tranquilli in coscienza, ma questi atteggiamenti meccanicisti, svuotano il cristianesimo della sua originalità e lo pongono alla pari con altre religioni che evidenziano unicamente una serie di comportamenti da tenere e di prescrizioni da adempiere. Ecco, allora, l’importanza del cammino del deserto che è primariamente un incontro intimo e fraterno con Cristo, al quale si apre il cuore permettendogli di abitare in esso, per poter affermare come san Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Ef. 5,21).

L’esperienza di Gesù nel deserto, che dura quanto la quaresima, invita il cristiano a modificare il significato di molte nostre azioni per offrirgli un rilievo più profondo.

Facciamo degli esempi.

Si partecipa alla Messa domenicale per incontrare l’unico nostro Maestro e, di conseguenza, si adempiono anche un comandamento e un precetto.

Si osservano i comandamenti perché ci aiutano a realizzarci come uomini, ricordandoci che l’uomo non è un animale segue tutti i suoi istinti; l’uomo ha la capacità di scegliere tra ciò che è bene e ciò che è male.

Si accettano le norme della Chiesa poiché rafforzano il vincolo di unione e di comunione con Cristo.

Si compiono delle pratiche di pietà perché si ama e si vuole bene al Signore Gesù.

Ecco cosa significa dare un senso è un significato ai nostri atti spirituali e religiosi: riempirli di contenuti.

Impostato l’atteggiamento essenziale della quaresima, possiamo evidenziare alcuni gesti e comportamenti.

1.Il deserto è un luogo arido, immerso e circondato da un profondo silenzio. Gesù si è recato lì per ascoltare la voce di Dio e per prepararsi alla predicazione. Ciò significa che l’incontro con Cristo avviene unicamente nella quiete dentro e attorno a noi, nella lettura e nella meditazione prolungata della Parola, poiché solo così lo si conosce e si interiorizza il Suo insegnamento. Carlo Carretto, un mistico del XX secolo, abbandonò tutto ed andò ad abitare nel deserto affermando: “vado nel deserto per disintossicarmi da una vita nella quale non trovo più Dio”. E nel libro “Lettere dal deserto” racconta che laggiù, nel deserto, ritrovò la capacità di guardare il sole, il cielo, le stelle, il movimento della sabbia… Riscoprì, inoltre, la sintonia con il messaggio che le cose comunicano essendo voce di Dio, ma soprattutto ritrovò la pace con se stesso nella “compagnia con Dio”.

Tutti dobbiamo andare nel deserto? Non è possibile e Dio non lo vuole. Dobbiamo invece ritrovare e vivere questo atteggiamento spirituale nella quotidianità liberandoci dalla frenesia e dall’attivismo esasperato che caratterizzano tante nostre giornate.

2.Nel deserto domina l’austerità. Chi lo percorre porta con sé il minimo per sopravvivere; mentre noi siamo abituati a possedere molto, non ci soddisfa mai nulla… e viviamo circondati da un forte spreco. E’ questo il richiamo alla sobrietà che dovrebbe essere finalizzato alla solidarietà. In questo periodo di difficoltosa congiuntura economica, ad alcuni la sobrietà è imposta, per altri è una libera scelta che abbraccia due direzioni: il comprendere cosa significa operare delle rinunce e l’utilizzare il frutto delle rinunce per aiutare chi vive accanto a noi da povero. Anche il digiuno, e le pochissime penitenze che la Chiesa ci invita a compiere, ci supportano a superare la schiavitù dalle cose.

3.Gesù ha vissuto questa esperienza per quaranta giorni. Questo mostra che l’esperienza religiosa è ardua e faticosa dovendo riordinare la vita; l’entusiasmo iniziale è insufficiente; sono indispensabili la costanza e la coerenza. A questo punto, anche inconsciamente, iniziano i timori e la ricerca di alibi. Possiamo temere il nuovo, il cambiamento, il rinunciare alle proprie abitudini e ai vantaggi acquisiti, alle cose… Ma, unicamente perseverando in questa rivoluzione interiore si trarranno dei benefici, poiché il frutto della perseveranza e del sacrificio è la gioia spirituale.

Ecco l’invito di questa quaresima 2020. Non sprecare un nuovo tempo di conversione che il Signore ci dona ma sfruttarlo al massimo per far crescere il nostro intimo e fraterno rapporto con Cristo, riscoprendo il silenzio per ascoltarlo, non avendo paura dei cambiamenti che richiede alla nostra vita e vivendo l’austerità non perché costretti dalla crisi economica, ma per libera scelta.

Buona Quaresima 2020