ENCICLICA ” LAUDATO SI’ ” (1) – Introduzione

By 23 Maggio 2020Pillole di saggezza

PREMESSA

Ricordiamo in questi giorni il quinto anno dalla promulgazione dell’Enciclica di papa Francesco “Laudato si’ ”. Il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha programmato una serie di iniziative per conoscere e approfondire questo Documento che ci invita a riflettere sull’ecologia integrale e di conseguenza sull’impegno che ognuno deve assumere nella cura del creato. Anche noi, vogliamo dare un piccolo contributo alla riflessione, presentando ogni settimana un capitolo dell’Enciclica.

IL TESTO DELL’ENCICLICA LAUDATO SI’ sulla cura della casa comune

INTRODUZIONE (n.1-16)

Nell’introduzione, il papa richiama l’insegnamento di alcuni suoi predecessori, in particolare la “Pacem in terris” di San Giovanni XXIII, l’ “Octogesima adveniens” di San  Paolo VI ed alcuni documenti di san Giovanni Paolo II e papa Benedetto XV: “l’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura”(Discorso al Reichstag di Berlin,22 settembre 2011). Sempre, Benedetto XVI, invitò ad “eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e a correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente”(Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede -8 gennaio2007).

Fa riferimento, poi, agli interventi sull’argomento del Patriarca di Costantinopoli e non scorda san Francesco d’Assisi che descrive con alta sensibilità. “Credo che Francesco sia l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità” (10). “Ogni volta che Francesco guardava il sole, la luna, gli animali più piccoli, la sua reazione era cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le altre creature. Egli entrava in comunicazione con tutto il creato, e predicava persino ai fiori e ‘li invitava a lodare e amare Iddio, come esseri dotati di ragione’ (Tommaso da Celano, Vita prima di San Francesco, XXIX, 81). La sua reazione era molto più che un apprezzamento intellettuale o un calcolo economico, perché per lui qualsiasi creatura era una sorella, unita a lui con vincoli di affetto. Per questo si sentiva chiamato a prendersi cura di tutto ciò che esiste. Il suo discepolo san Bonaventura narrava che lui, ‘considerando che tutte le cose hanno un’origine comune, si sentiva ricolmo di pietà ancora maggiore e chiamava le creature, per quanto piccole, con il nome di fratello o sorella’ (Legenda Maior, VIII,6). Questa convinzione non può essere disprezzata come un romanticismo irrazionale, perché influisce sulle scelte che determinano il nostro comportamento. Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati. Viceversa, se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea”(11).

Inoltre, il Papa, fin dalle prime righe, annota che la crisi ecologica è “una conseguenza drammatica dell’attività incontrollata dell’essere umano”(4) e che “attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione” (4). E’ impellente, quindi, andare alla radice della crisi. Suggerisce, perciò, “l’urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità”, poiché senza un “autentico progresso sociale e morale”, la crescita economica e il progresso tecnologico si possono riverberarsi contro l’uomo.

Il Papa si appella ad ogni uomo affinchè si prodighi:

-per una “conversione ecologica globale” (5),

-per “un’autentica ecologia umana“(5),

-per “un’ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità”(10) sull’empio di san Francesco,

-per “eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale”(6).

L’introduzione si conclude con un consistente e vigoroso invito a “tutti gli uomini di buona volontà”: credenti, non credenti, atei, poiché si tratta della nostra “casa comune”. E nessuno può rimanere indifferente al suo destino futuro. “Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode”(8); “tutti possiamo collaborare come strumenti di Dio per la cura della creazione, ognuno con la propria cultura ed esperienza, iniziative e capacità”(18).

Il pontefice propone, inoltre, un ampio dibattito sul futuro del pianeta alla ricerca “di uno sviluppo sostenibile e integrale” (13), sottolineando che “abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti”(14).Ciò si realizzerà unicamente se si supererà un negativa attitudine evidenziata sia da san Paolo VI: “Il mondo soffre per mancanza di pensiero “ (Populorum progressio,44) che da san Giovanni Paolo II: “Io credo tuttavia che l’uomo soffra soprattutto per mancanza di visione” (da una sua poesia).

Don Gian Maria Comolli

(1 parte – continua)