DOMENICA DI PENTECOSTE – I doni dello Spirito Santo

By 28 Maggio 2020Spiritualità

Atti 2,1-11; 1 Cor. 12,3b-7.12-13; Gv. 20,19-23

La Pasqua, la festa più importante per il cristiano poiché proclama la Risurrezione del Signore Gesù, evento che ha trasformato radicalmente la nostra esistenza, priva della Pentecoste sarebbe rimasta un avvenimento sconosciuto o riservato a pochi intimi, incapace di trasformare il mondo.

Lo Spirito Santo, “questo” quasi sconosciuto, poco predicato, poco onorato, è fondamentale per la nostra fede, per la nostra spiritualità e per la vita della Chiesa. Scriveva il patriarca ortodosso Atenagora: “Senza lo Spirito Santo Dio è lontano, il Cristo resta nel passato, il Vangelo una lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, il culto uno spettacolo. Attraverso lo Spirito Santo Cristo risorto si fa presente, il Vangelo modello di vita, la Chiesa luogo di comunione, la liturgia modello e anticipazione”. Rammenta San Paolo: “Nessuno può dire ‘Gesù è il Signore’ se non sotto l’azione dello Spirito Santo” (1Cor 12, 3). Gli fa eco il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 648  affermando: “Lo Spirito Santo con la sua grazia è il primo nel destare la nostra fede e nel suscitare la vita nuova che consiste nel conoscere il Padre e colui che ha mandato, Gesù Cristo”. Infine, nel Nuovo Testamento, sono numerose le citazioni che ricordano l’impossibilità di incontrare Dio senza l’intercessione dello Spirito.

La nostra vita, fin dal Battesimo, è accompagnata da questo “soffio” che trova un momento privilegiato di effusione nel sacramento della Confermazione quando, appunto, siamo stati arricchiti con il dono dello Spirito Santo.

È lo stesso Spirito ricevuto dagli apostoli nel giorno di Pentecoste che consentì loro di comprendere gli insegnamenti del Maestro, trasformandoli da timorosi in coraggiosi, da titubanti in discepoli convinti e in testimoni autentici fino al martirio.

È lo Spirito Santo che rende ognuno di noi più consapevole della propria responsabilità di cristiano e lo stimola a mettersi a servizio del Signore Gesù e della Chiesa.

E’ Lui che opera ispirando, purificando e fortificando quei generosi propositi per rendere più umana la nostra vita, quella degli altri e quella della società.

E’ Lui, se lo invochiamo costantemente, che ci dona la capacità di attuare il Vangelo quotidianamente, rendendo credibili agli altri il Cristo.

E’ Lui, come direbbe san Pietro, che ci incoraggia a motivare la speranza che è in noi.

Da ultimo, lo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste, diede avvio alla Chiesa, l’accompagna nella storia, le infonde poteri e carismi.

Ricorda sant’Agostino: “Ciò che l’anima è per il corpo dell’uomo, lo Spirito Santo è per il corpo di Gesù Cristo, che è la Chiesa”.

Come agisce in noi lo Spirito Santo?

Mediante i suoi “sette doni”: la sapienza, l’intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà, il timore. Doni che ci supportano e ci consigliano quotidianamente.

Il dono della sapienza.

Ci fa gustare la bellezza della vita mostrandoci nelle creature e negli avvenimenti la presenza di Dio, infondendoci la sicurezza che nulla avviene per caso. Nulla, poiché noi siamo sempre accompagnati per mano dal nostro creatore. Questo dono ci ricorda che l’esistenza è un cammino, un viaggio verso l’eternità dove vivremo per sempre con Dio, Da qui l’invito a “non accumulare tesori sulla terra” ma “nel cielo”, a non travisare il provvisorio con il definitivo. Di conseguenza, l’uomo sapiente, è chi è cosciente che la vita ha un termine e di questa Dio ci chiederà conto.

Il dono dell’intelletto.

Il dono dell’intelletto consente di penetrare e di approfondire le verità della fede e di  cogliere il significato reale e profondo della Scrittura per tradurla nel quotidiano. Invoglia  l’uomo a conoscere Dio sempre più approfonditamente.

Il dono del consiglio.

Il dono del consiglio ci sorregge e ci guida di fronte alle decisioni importanti della vita. Ma, scarsamente lo invochiamo, lasciandoci consigliare molto dai vari esperti umani e poco da Dio.

Il dono della fortezza.

Il dono della fortezza ci assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Ci sorregge affinché il nostro comportamento sia sempre coerente con i valori che proclamiamo e in cui crediamo, anche a costo di sacrifici, superando la paura, il confor­mismo, il rispetto umano. La fortezza ci supporta in ogni situazione nel difendere la verità, agendo con soavità e contemporaneamente con fermezza.

Il dono della scienza.

E’ un dono indispensabile per gli studiosi, gli scienziati e i ricercatori orientandoli affinché ogni scoperta sia sempre a favore dell’ uomo e del suo ben-essere e mai contro di esso. E’ il dono che mostra che non tutto quello che è scientificamente possibile è anche eticamente accettabile.

Il dono della pietà.

E’ il dono che infonde nel cuore un “affetto filiale” nei confronti di Dio e, di conseguenza, suscita il desiderio della preghiera affinché il rapporto con Lui si approfondisca e si interiorizzi. Dunque, va invocato, soprattutto quando fatichiamo a pregare.

Il dono del timore.

Il dono del timore ci permette di recuperare “il senso del peccato” sia nella nostra vita che nel contesto societario; ne evidenzia la gravità essendo un’offesa a Dio e contemporanea­mente mostra la fragilità dell’uomo.  È il dono del riconoscimento e della lotta contro il peccato, poiché solo identificandolo possiamo combatterlo. Se partiamo dal presupposto che il peccato non esiste, siamo finiti! Questo dono, di conseguenza, suscita orrore e contrizione per i peccati che commettiamo.

Gli apostoli, forti di questi sette doni, abbandonarono il cenacolo e fondarono la Chiesa, che per opera  dello Spirito Santo è giovane e vivificata anche dopo duemila anni di storia.

Lo invochiamo con alcune parole della Sequenza della Messa perché trasformi anche la nostra vita:

Vieni Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.

Senza la tua forza nulla è nell’uomo, nulla è senza colpa.

Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni”.

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