DOMENICA DELLA SANTISSIMA TRINITA’ – L’importanza della condivisione

By 5 Giugno 2020Spiritualità

Esodo 34,4b-6.8.9 – 2 Corinzi 13,11-13 – Giovanni 3,16-18

La prossima domenica ricordiamo un Mistero fondamentale per il cristianesimo che lo differenzia radicalmente dalle altre religioni sia monoteiste che politeiste.

E’ il “Mistero della Santissima Trinità” che ci rivela un solo Dio in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. “La fede cattolica consiste nel venerare un Dio solo nella Trinità, e la Trinità nell’Unità, senza confusione di Persone. Infatti è la Persona del Padre, altra quella del Figlio, altra quella dello Spirito Santo; ma unica è la divinità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, uguale la gloria, coeterna la maestà” (Dal Simbolo Atanasiano: Quicumque vult).

Addentriamoci in questo mistero partendo da quella che possiamo definire “la ricerca di Dio”, essendo questa una costante dell’intelligenza umana; infatti, è raro trovare popoli o epoche in cui non è presente questo approfondimento per studiarne I’esistenza e I’azione. Ma, poiché l’investigazione umana non è approdata a risultati significativi dobbiamo riferirci alla Rivelazione, cioè al gesto con cui Dio rivela se stesso ed esprime barlumi sul Suo mondo e il Suo essere. Ciò è avvenuto primariamente mediante il Signore Gesù come ricordato dal Prologo del Vangelo di san Giovanni: “Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” (Gv. 1,18).

E, Cristo, nel suo ministero ha citato spesso il Padre e lo Spirito Santo, manifestando la sua profonda e intima unione con loro.

Comunque, anche con questi chiarimenti, siamo sempre di fronte ad un Mistero; infatti, quando si “analizza” Dio non potrebbe essere diversamente. Se percepissimo maggiormente potremmo paragonare il Dio cristiano alle divinità pagane o a quelle greche che sull’Olimpo ripetevano i gesti dei mortali, essendo creature prodotte dall’immaginario umano. Vantarci di conoscere qualche briciola del nostro Creatore è già molto, come pure la rivelazione dell’unità di Dio nella sua natura e della Trinità come persona, ci mostra che l’Onnipotente non è lontano dal mondo e dall’uomo, isolato nella solitudine, ma vive totalmente di amore e ciò è consolante e rassicurante. Ricorda sant’Agostino, “il Padre, I’amante, ama il Figlio, I’amato, e lo manda nel mondo perché lo salvi; il Figlio ama il Padre e lo Spirito Santo e lo dona alla Chiesa; lo Spirito Santo ama Dio e il Figlio: amore dell’uno nei confronti dell’altro ed amore di tutti e tre verso il mondo e I’uomo” (De Trinitate, VIII, 10).

Come conseguenza, quest’arcana comunione di amore, si proietta nel mondo mediante la creazione e le creature. Afferma Dante Alighieri nella Divina Commedia: “Si aperse in nuovi amori I’eterno amor” (Paradiso, Cap. IX). L’eterno amore che è Dio si è manifestato all’uomo mediante l’amore: “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il Figlio suo unigenito per salvarlo”(Gv. 6. 11).

Questa è la Trinità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo che vivono una profonda comunione e contemporaneamente manifestano quest’amore all’esterno.

Efficace per spiegare il concetto è la pittura denominata “Trinitas in cruce” del Masaccio presente nella basilica di Santa Maria Novella a Firenze e così descritta dal cardinale C. M. Martini. “Guardate il Padre al centro della figura in alto. Egli regge con le sue braccia il legno della croce da cui pende Gesù. Il Padre è lì nell’atto di offrire suo Figlio, di comunicarlo a noi in un gesto di amore infinito. Volgete poi lo sguardo contemplativo al Figlio. Nel suo essere inchiodato alla croce egli, nello stesso tempo, si abbandona e si offre al Padre e si consegna agli uomini che tanto ama, anche ai suoi uccisori. Al centro si vede la colomba, figura dello Spirito Santo. Essa sta tra il Padre e il Figlio come segno di comunione tra i due e come frutto del dono che Gesù fa della sua vita. Lo Spirito, poi, ‘apre’ la Trinità al mondo e al tempo stesso unisce il mondo al Figlio e in lui al Padre. Tutto questo donarsi di Dio per I’umanità è rappresentato ai piedi della croce da Maria e dal discepolo prediletto” (Effatà, pg. 23).

 

Quale insegnamento trarre dalla Santissima Trinità?

Che noi uomini e donne siamo contemporaneamente “uguali” per dignità e “diversi” per caratteristiche. Ma, quanta difficoltà ad accettare la diversità e il diritto di ognuno a essere se stesso, riconoscendo l’altro nel suo valore esistenziale come soggetto irrepetibile e unico, accogliendo l’eterogeneità come un arricchimento indipendentemente dalla cultura, dal sesso, dalla razza o dalla religione. Spesso, a noi piacerebbe di avere a che fare solamente con chi ha le nostre vedute, con chi ci stima o ci gratifica, con chi ricambia il nostro amore e la nostra ospitalità.

La Santissima Trinità, invece, ricorda che dobbiamo accogliere gli altri “così come sono”, con le loro capacità da potenziare e i loro limiti fraternamente da correggere e arginare.

Sant’Agostino rammenta che è rara I’anima che parlando della Trinità percepisce di che cosa si tratta. A noi che abbiamo tentato di balbettare qualche parola riguardante questa realtà soprannaturale non rimane che riferirci al Prefazio della Messa, riaffermando la nostra fede nel mistero. “Dio, con il tuo unico figlio e lo Spirito Santo sei un solo Dio, un solo Signore, non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza. Quanto hai rivelato della tua gloria noi lo crediamo, e con la stessa fede, senza differenze, lo affermiamo del tuo Figlio e dello Spirito Santo”.

www.gianmariacomolli.it