SOLENNITA’ DEL SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO – L’Eucarestia presente sul nostro cammino

By 12 Giugno 2020Spiritualità

Deuteronomio 8,2-3.14b-16a  1 Corinzi 10,16-17 Giovanni 6,51-58

Celebriamo in questa domenica la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, cioè di quel pane e di quel vino che in ogni Messa, mediante le parole del sacerdote, si trasformano nel Corpo e nel Sangue di Gesù.

E’ questa una festa antica, istituita nel 1226, inseguito a un miracolo avvenuto a Bolsena. Un sacerdote celebrava la Messa ed era scettico sulla “presenza reale” del Signore Gesù nell’ostia che aveva tra le mani. Ebbene, da quella particola, sgorgò del sangue che macchiò il corporale tuttora conservato nel duomo di Orvieto.

Papa Benedetto XVI nel 2012, nell’omelia della Celebrazione Eucarestia presieduta in piazza San Giovanni Laterano in occasione della festa e prima della tradizionale processione verso la basilica di Santa Maria Maggiore, affermò: “Noi attraversiamo le strade di Roma e mentre attraversiamo le strade di questa città in processione ci manifestiamo al mondo come popolo in cammino, popolo che Dio stesso conduce, popolo che Dio stesso nutre con il pane della vita, così come nel deserto un tempo nutrì i figli e le figlie d’Israele” (11 giugno).

Questa riflessione ci pone una domanda: Come l’Eucarestia è presente sul nostro cammino?

Primo. Nella Celebrazione Eucaristica

Fermiamo la nostra attenzione su quella “festiva”.

L’istituzione dell’Eucarestia da parte del Signore Gesù nel contesto dell’Ultima Cena trova fondamento sia negli evangelisti sinottici (cfr. Mt.26,26-29; Mc.14,22-25; Lc 22,19-20) che in san Paolo quando rievoca una rivelazione, non diretta ma mediata dalla tradizione risalente al Cristo (cfr. 1 Cor. 11,23-27). Inoltre possediamo la testimonianza che fin dalle origini nelle comunità cristiane si celebrava l’Eucarestia. Ad esempio, un testo del filosofo Giustino, morto martire a Roma nel 165 ci offre una delle più antiche descrizioni della Messa cui molti partecipavano pur mettendo a rischio loro vita; pensiamo al motivo per cui sono state costruite le catacombe a Roma. I primi cristiani affermavano: “non possiamo vivere senza partecipare alla Messa, la domenica”. E noi, siamo convinti che l’Eucarestia è il “più grande tesoro” lasciato direttamente da Gesù, e che questa celebrazione con riti diversi, ma con contenuti analoghi, continua da allora a rendere presente il Signore risorto.

Alla domenica, il giorno del riposo per eccellenza, s’interrompono il lavoro e lo studio, il travaglio e lo sforzo quotidiano per concederci una “sosta di ristoro” dove incontrare il Cristo e ricevere forza ed energia per la nuova settimana mediante l’ascolto della Parola e l’assunzione dell’Eucarestia. Pane per la mente, la Parola; pane per il corpo, I’Ostia consacrata. Di conseguenza, chi non partecipa alla Messa domenicale, è sprovvisto dei sostegni indispensabili per la quotidianità. Da qui l’invito a non scordarsi di andare a Messa la domenica!

Secondo. Nel tabernacolo della chiesa.

Agli apostoli angosciati per la Sua prossima dipartita, Cristo disse: “Non vi lascerò orfani, Io sarò sempre con voi (Gv.14,18). Anche oggi, il Signore Gesù, dimora in “una tenda” che si eleva tra le tende degli uomini, cioè la chiesa. L’immagine della tenda è ricordata più volte dall’Antico Testamento. Ad esempio, nel Libro dell’Esodo, leggiamo che gli Ebrei pellegrinando nel deserto ponevano nell’accampamento, tra le loro piccole tende, una più grande, quella di Dio che camminava con loro. E, la “moderna tenda”, la chiesa, si trova tra le nostre case, sulle nostre strade e la incrociamo sempre anche se non la cerchiamo.  Lì, il Signore Gesù, ci attende per una preghiera, per un momento di riflessione e di adorazione. Passando davanti ad una chiesa entriamo a salutare il nostro Maestro!

Terzo. Nel nostro stile di vita.

Cristo, nell’Ultima Cena, s’inginocchiò di fronte agli apostoli, lavò loro i piedi e, rialzatosi, comandò: “Fate così anche voi”(cfr. Gv.13,13-14).Parlare di carità, di fraternità e di solidarietà… è divenuta un’abitudine e molti esigono che siano sempre gli altri a compiere il primo passo. Eppure, Gesù non disse: “vi crederanno miei discepoli quando farete azioni straordinarie”. No, la dimostrazione più evidente del nostro essere cristiani è unicamente questa: se vi amerete scambievolmente.

A livello politico, sociale e professionale assistiamo a una lotta violenta e impetuosa anche dopo questa pandemia che non sembra averci insegnato nulla. Ancora il lamento accorato di Paolo: “tutti cercano i propri interessi” sembra essere l’unica norma dell’azione politica e della quotidianità di tanti.  Ai molti che s’interrogano sul “dove andremo a finire”, anche oggi Cristo ricorda: “Lavate i piedi gli uni gli altri” e “amatevi come io ho amato voi”. E ancora l’apostolo delle genti ricorda: “La carità è paziente, benigna, non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”(cfr.:1 Cor.13-1-13).Celebrare l’Eucarestia deve indurci a modificare la prospettiva della nostra vita, passando dall’interrogativo “dove andremo a finire” all’impegno in prima persona!

Adoriamo in questa domenica l’Eucarestia con la bellissima Sequenza che sarà recitata nel corso della Messa: “Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi: nutrici e difendici, portaci ai beni eterni nella terra dei viventi. Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi”.

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