ENCICLICA LAUDATO SI’ (6) – Cap. 5 Alcune linee di orientamento e di azione

By 26 Giugno 2020Pillole di saggezza

CAPITOLO QUINTO (164 – 201) –  ALCUNE LINEE DI ORIENTAMENTO E DI AZIONE

 Il quinto capitolo dell’Enciclica  suggerisce degli orientamenti alle sfide evidenziate precedentemente,  poiché “le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia” (161).  E il Papa identifica “nel dialogo” il meccanismo propulsore.  Afferma: “grandi percorsi di dialogo che ci aiutino ad uscire dalla spirale di autodistruzione in cui stiamo affondando” (163). Un dialogo caratterizzato dalla franchezza e dalla solidarietà che superi l’interesse delle parti e sia a vantaggio dei popoli più poveri e delle categorie più fragili.

“Cinque percorsi” di dialogo:

1.il dialogo sull’ambiente nella politica internazionale;

2.il dialogo verso nuove politiche nazionali e locali;

3.dialogo e trasparenza nei processi decisionali;

4.politica ed economia in dialogo per la pienezza umana;

5.le religioni nel dialogo con le scienze.

Il dialogo sull’ambiente nella politica internazionale (164-175)

La globalizzazione ci obbliga al dialogo sull’ambiente nella politica internazionale poiché i problemi di fondo  “non possono essere risolti da azioni di singoli Paesi” (164). Questo, concretamente, vuol dire: “programmare un’agricoltura sostenibile e diversificata, a sviluppare forme rinnovabili e poco inquinanti di energia, a incentivare una maggiore efficienza energetica, a promuovere una gestione più adeguata delle risorse forestali e marine, ad assicurare a tutti l’accesso all’acqua potabile” (164).

Tutti a parole sono d’accordo, ma quando occorre concretizzare ed operare, insorgono notevoli divergenze.  Per questa ragione, il Papa, non esita a formulare severi giudizi sui Vertici mondiali sull’ambiente tenutisi negli ultimi anni: “Non hanno risposto alle aspettative perché, per mancanza di decisione politica, non hanno raggiunto accordi ambientali globali realmente significativi ed efficaci” (166). Come esempio negativo, Francesco, indica  la “Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile” denominata “Rio+20” (Rio de Janeiro 2012), dove si è trattato dei cambiamenti climatici causati dall’aumento del gas serra ed esigeva contromisure soprattutto dai Paesi più potenti e più inquinanti. Non possiamo scordare, inoltre, che l’enorme incremento dei consumi delle Nazioni  più ricche scatenò l’aumento della temperatura provocando conseguenze catastrofiche alle coltivazioni dei Paesi poveri.

La Dichiarazione Finale della Conferenza elaborò una copiosa agenda di mutamenti (cfr. n. 167) ma, fino ad ora, i risultati sono stati scarsi, poiché secondo il Papa, “i negoziati internazionali non possono avanzare in maniera significativa a causa delle posizioni dei Paesi che privilegiano i propri interessi nazionali rispetto al bene comune globale” (169).  Hanno affermato i Vescovi della Bolivia, e il Papa riporta l’espressione: “i Paesi che hanno tratto beneficio da un alto livello di industrializzazione, a costo di un’enorme emissione di gas serra, hanno maggiore responsabilità di contribuire alla soluzione dei problemi che hanno causato” (Conferenza Episcopale Boliviana, Lettera pastorale sull’ambiente e lo sviluppo umano in Bolivia El Universo, don de Dios para la Vida -2012, 86).

E l’Enciclica, termina la prima parte del capitolo, ribadendo l’urgenza di costituire “un’autorità politica mondiale”.  Che sottoscriva indiscussi quadri regolatori e di responsabilità che vietino attività intollerabili; ad esempio lo scarico dei rifiuti di industrie altamente inquinanti (cfr.:173) e protegga  le aree marine al di là delle frontiere nazionali (cfr.174). Che promuova strategie internazionali per prevenire problemi più gravi  soprattutto aii più poveri e a chi è sprovvisto di capacità espressiva e difensiva (cfr.: n. 175).

 Il dialogo verso nuove politiche nazionali e locali (176-181)

La seconda tipologia di dialogo è quella finalizzata allo sviluppo di “nuove politiche” nazionali e locali, poiché anche i Paesi poveri responsabilità in questa catastrofica situazione (cfr. n. 176). Aspetti negativi che il Papa sottolinea è la “miopia” nel voler conseguire risultati immediati come pure la crescita della produzione a breve termine. E’ carente, anche per interessi elettorali, una visione lungimirante a “lungo termine”. Ma, “la grandezza politica – osserva Francesco – si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi princìpi e pensando al bene comune a lungo termine” (n. 178). Quindi “è indispensabile la continuità, giacché non si possono modificare le politiche relative ai cambiamenti climatici e alla protezione dell’ambiente ogni volta che cambia un governo. I risultati richiedono molto tempo e comportano costi immediati con effetti che non potranno essere esibiti nel periodo di vita di un governo” (181). Dunque, due appelli: ai cittadini e ai governanti. “Se i cittadini non controllano il potere politico – nazionale, regionale e municipale – neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali” (179). Importante è la pressione scaturita “dal basso” che obblighi i governanti ad ampliare le normative e ad accrescere i controlli, poiché senza le sollecitazioni della popolazione gli interventi saranno sempre parziali. Il richiamo è indirizzato anche al politico:  “Se avrà il coraggio di farlo (di predisporre interventi a lungo termine)  potrà nuovamente riconoscere la dignità che Dio gli ha dato come persona e lascerà, dopo il suo passaggio in questa storia, una testimonianza di generosa responsabilità” (181).

Nei numeri 179 e 180 il Papa evidenzia dei comportamenti virtuosi che da imitare: “In alcuni luoghi, si stanno sviluppando cooperative per lo sfruttamento delle energie rinnovabili che consentono l’autosufficienza locale e persino la vendita della produzione in eccesso” (179). “Possiamo anche menzionare una buona gestione dei trasporti o tecniche di costruzione e di ristrutturazione di edifici che ne riducano il consumo energetico e il livello di inquinamento”(180). Questi semplici esempi, secondo il Papa, dimostrano che, “mentre l’ordine mondiale esistente si mostra impotente ad assumere responsabilità, l’istanza locale può fare la differenza” (179).

 Dialogo e trasparenza (182-188)

Alla base del dialogo va posto la metodologia della “trasparenza”. Unicamente un reale confronto valorizzi tutti i soggetti e a tutte le opinioni, soluzioni, prospettive e  alternative, consentirà sia un totale coinvolgimento nelle scelte, sia l’ indipendenza da ogni pressione economica o politica. “Bisogna – ammonisce il Papa – abbandonare l’idea di ‘interventi’ sull’ambiente, per dar luogo a politiche pensate e dibattute da tutte le parti interessate” (183) dopo “essere stati adeguatamente informati sui diversi aspetti e sui vari rischi e possibilità (…), senza limitarsi a considerare che cosa sia permesso o meno dalla legislazione” (183). Con un attenzione: “nel dibattito devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo, i quali si interrogano su ciò che vogliono per sé e per i propri figli, e possono tenere in considerazione le finalità che trascendono l’interesse economico immediato” (183). E, “se l’informazione oggettiva, porta a prevedere un danno grave e irreversibile, anche se non ci fosse una dimostrazione indiscutibile, qualunque progetto dovrebbe essere fermato o modificato” (186). Questa, è la trasparenza, che evita la logica della redditività (cfr.: n. 187).

Papa Francesco conclude il paragrafo con una precisazione. “Ancora una volta ribadisco che la Chiesa, non pretende di definire le questioni scientifiche, né di sostituirsi alla politica, ma invito ad un dibattito onesto e trasparente, perché le necessità particolari o le ideologie non ledano il bene comune” (188).

Politica ed economia in dialogo per la pienezza umana (189-198)

Il paragrafo è dedicato al dialogo fra politica ed economia  per la promozione dell’umano.

Esordisce con una energica ma obiettiva critica alla “finanziarizzazione dell’economia” che tutti possiamo condividere. “Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi. La crisi finanziaria del 2007-2008 era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale. Ma non c’è stata una reazione che abbia portato a ripensare i criteri obsoleti che continuano a governare il mondo. La produzione non è sempre razionale, e spesso è legata a variabili economiche che attribuiscono ai prodotti un valore che non corrisponde al loro valore reale. Questo determina molte volte una sovrapproduzione di alcune merci, con un impatto ambientale non necessario, che al tempo stesso danneggia molte economie regionali” (189). Non scordiamoci che  “l’ambiente è uno di quei beni che i meccanismi del mercato non sono in grado di difendere o di promuovere adeguatamente” (190).

Ed ecco l’interrogativo che mette tutti “i farabutti” citati precedentemente con “le spalle al muro”: “È realistico aspettarsi che chi è ossessionato dalla massimizzazione dei profitti si fermi a pensare agli effetti ambientali che lascerà alle prossime generazioni?” (190).

Il Papa, andando  contro corrente, propone come soluzione ai danni e ai patimenti causati nel passato da una crescita avida e irresponsabile, di adottare “la decrescita”: “è arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti (193). Non esistono “vie di mezzo”; “non basta conciliare la cura per la natura con la rendita finanziaria, o la conservazione dell’ambiente con il progresso. Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro” (194). E’ necessario e urgente  “ripensare la totalità dei processi”, essendo insufficienti le superficiali considerazioni ecologiche si non si pone in discussione la logica dominante nella cultura attuale. “Una politica sana dovrebbe essere capace di assumere questa sfida” (197).

 Le religioni nel dialogo con le scienze (199-201)

Il dialogo nel servizio alla causa ecologica è inevitabile anche fra religioni e scienze, infatti “non si può sostenere che le scienze empiriche spieghino completamente la vita, l’intima essenza di tutte le creature e l’insieme della realtà. Questo vorrebbe dire superare indebitamente i loro limitati confini metodologici” (199). Serve impegnare attivamente il ricco patrimonio religioso “ad entrare in un dialogo tra loro orientato alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di una rete di rispetto e di fraternità” (201).

La realistica conclusione del capitolo: “La gravità della crisi ecologica esige da noi tutti di pensare al bene comune e di andare avanti sulla via del dialogo che richiede pazienza, ascesi e generosità, ricordando sempre che ‘la realtà è superiore all’idea’ (Evangelii gaudium n. 231)”(201).

Don Gian Maria Comolli

(sesta continua)