ENCICLICA LAUDATO SI’ (7) – Cap. 6 Educazione e spiritualità ecologica (203-246)

ENCICLICA LAUDATO SI’ (7) – Cap. 6 Educazione e spiritualità ecologica (203-246)

Nell’ultimo capitolo, papa Francesco, concretizza ciò che ha illustrato precedentemente proponendo “stili di vita” e “percorsi culturali, spirituali ed educativi”, individuali, famigliari e collettivi.

Il capitolo è composto da nove sezioni:

1.Puntare su un altro stile di vita;

2.Educare all’alleanza tra l’umanità e l’ambiente;

3.La conversione ecologica;

4.La gioia e la pace;

5.L’amore civile e politico;

6.I segni sacramentali e il riposo celebrativo;

7.La Trinità e la relazione tra le creature:

8.La Regina di tutto il creato;

9.Al di là del sole.

1.Puntare su un altro stile di vita (203-208)

La situazione attuale: “il mercato tende a crea­re un meccanismo consumistico compulsivo per piazzare i suoi prodotti, le persone finiscono con l’essere travolte dal vortice degli acquisti e delle spese superflue” (203). “Tale paradigma – continua il Papa – fa credere a tutti che sono liberi finché conservano una pretesa libertà di consu­mare, quando in realtà coloro che possiedono la libertà sono quelli che fanno parte della mino­ranza che detiene il potere economico e finanzia­rio”(203).  Puntare ad un altro stile di vita significa: “esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale” (206). Ciò può avvenire quando le scelte dei consumatori sono in grado di “modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione” (206). Unicamente “quando le abitudini sociali intaccano i profitti delle imprese, queste si vedono spinte a produrre in un altro modo”. Perciò rammenta il Papa: “Acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico” (206).

2.Educare all’alleanza tra la spiritualità e l’ambiente (209-215)

Nel secondo punto il Papa vede “nella famiglia” l’ambiente più idoneo all’educazione alla “cittadinanza ecologica”, dove reciprocamente ci si aiuti ad “aver cura del creato con piccole azioni quotidiane  fino a dar forma ad uno stile di vita diverso” (211). “Nella famiglia si coltivano le prime abitudini di amore e cura per la vita, come per esempio l’uso corretto delle cose, l’ordine e la pulizia, il rispetto per l’ecosistema locale e la protezione di tutte le creature. La famiglia è il luogo della formazione integrale, dove si dispiegano i diversi aspetti, intimamente relazionati tra loro, della maturazione personale. Nella famiglia si impara a chiedere ‘permesso’ senza prepotenza, a dire ‘grazie’ come espressione di sentito apprezzamento per le cose che riceviamo, a dominare l’aggressività o l’avidità, e a chiedere ‘scusa’ quando facciamo qualcosa di male. Questi piccoli gesti di sincera cortesia aiutano a costruire una cultura della vita condivisa e del rispetto per quanto ci circonda” (213).

Quali sono le “piccole azioni quotidiane” che il Papa indica? Ridurre Il consumo dell’acqua che non può essere sprecata, spegnere le luci inutili,  cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, usare parcamente il materiale plastico e la carta, impegnarsi per la raccolta differenziata dei rifiuti, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, il coprirsi un po’ di più invece di accendere in modo indiscriminato  il riscaldamento,  riutilizzare qualcosa invece di disfarsene rapidamente, trattare con cura le piante e gli spazi verdi…(cfr.: 211). E la conclusione di queste indicazioni pratiche è la seguente: “Se una persona, benché le proprie condizioni economiche le permettano di consumare e spendere di più,  risparmia abitualmente, ciò suppone che abbia acquisito convinzioni e modi di sentire favorevoli alla cura dell’ambiente” (211).

Altri ambiti educativi, accanto alla famiglia, sono la scuola, i mezzi di comunicazione, la Chiesa con  la catechesi… Ad esempio  “una buona educazione scolastica nell’infanzia e nell’adolescenza pone semi che possono produrre effetti lungo tutta la vita” (231). Educazione anche nell’ambito della Chiesa. Qui, il Papa, rivolge lo sguardo sui seminari e sui luoghi di noviziato per i religiosi/e, “affinchè si educhi ad una austerità responsabile, alla contemplazione riconoscente del mondo, alla cura per la fragilità dei poveri e dell’ambiente” (214).

3.La conversione ecologica (216-221)

La terza parte  esordisce ribadendo con severità  la gravità dei peccati ambientali. Afferma il Papa:. “(Alcuni uomini) sono passivi, non si decidono a cambiare le proprie abitudini e diventano incoerenti. Manca loro dunque una conversione ecologica, che comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda. Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana”  (217).

Per vincere questi peccati è indispensabile possedere  una “spiritualità ecologica” che abbia come colonna portante la sequela del Signore Gesù. E il Papa fa riferimento, come esempio, a san Francesco d’Assisi che aveva compreso tutto questo. Alla base di un esistenza così vissuta stanno l’atteggiamento di sobrietà e lo sguardo contemplativo che  fornisce la fede.  “Per il credente – afferma il Papa – il mondo non si contempla dal di fuori ma dal di dentro, riconoscendo i legami con i quali il Padre ci ha unito a tutti gli esseri. Inoltre, facendo crescere le capacità peculiari che Dio ha dato a ciascun credente, la conversione ecologica lo conduce a sviluppare la sua creatività e il suo entusiasmo” (220).

4.Gioia e pace (222-227)

Nel campo ecologico si  può sperimentare come sia vero che  “il meno è di più”  (222), cioè la  capacità di godere con poco. “È  questo un ritorno alla semplicità che ci permette di fermarci a gustare le piccole cose”. (n. 222).

Cosa serve? La sobrietà  e l’umiltà.
“La sobrietà”, scrive il Papa, quando noi la viviamo con libertà e consapevolezza, è liberante. “Non è meno vita, non è bassa intensità, ma tutto il contrario. Infatti quelli che gustano di più e vivono meglio ogni momento sono coloro che smettono di beccare qua e là, cercando sempre quello che non hanno, e sperimentano ciò che significa apprezzare ogni persona e ad ogni cosa, imparano a familiarizzare con le realtà più semplici e ne sanno godere” (223). Concretamente: “Si può aver bisogno di poco e vivere molto, soprattutto quando si è capaci di dare spazio ad altri piaceri e si trova soddisfazione negli incontri fraterni, nel servizio, nel mettere a frutto i propri carismi, nella musica e nell’arte, nel contatto con la natura, nella preghiera” (223).

Accanto alla sobrietà dobbiamo porre “l’umiltà”  così descritta: “La scomparsa dell’umiltà, in un essere umano eccessivamente entusiasmato dalla possibilità di dominare tutto senza alcun limite, può solo finire col nuocere alla società e all’ambiente. Non è facile maturare questa sana umiltà e una felice sobrietà se diventiamo autonomi, se escludiamo dalla nostra vita Dio e il nostro io ne occupa il posto, se crediamo che sia la nostra soggettività a determinare ciò che è bene e ciò che è male” (224). Ecco allora l’invito all’Occidente a un “bagno di umiltà” e a una nuova riconciliazione delle culture con il “mistero dell’atto creatore di Dio”. Ma per vivere una felice sobrietà è importante “essere in pace con se stessi” che è collegato alla cura dell’ecologia e al bene co­mune (cfr.: 225). Varie persone, secondo Francesco, “sperimentano un  profondo squilibrio che le spinge a fare le cose a tutta velocità per sentirsi occupate, in una fret­ta costante che a sua volta le porta a travolgere tutto ciò che hanno intorno a sé. Questo incide sul modo in cui si tratta l’ambiente. Un’ecologia integrale richiede di dedicare un po’ di tempo per recuperare la serena armonia con il creato, per ri­flettere sul nostro stile di vita e i nostri ideali, per contemplare il Creatore” (225).

Un segno concreto dell’uomo sereno è il “fermarsi a ringraziare Dio prima e dopo i pasti. Propongo ai credenti – invita il Papa – che riprendano questa preziosa abitudine e la vivano con profondità. Tale momento della benedizione, anche se molto breve, ci ricorda il nostro dipendere da Dio per la vita, fortifica il nostro senso di gratitudine per i doni della creazione, è riconoscente verso quelli che con il loro lavoro forniscono questi beni, e rafforza la solidarietà con i più bisognosi” (227).

5.Amore civile e politico (228-232)

Il paragrafo introduce il concetto di un “amore fraterno che si deve estendersi dall’uomo al creato. “L’amore fraterno può solo essere gratuito, non può mai essere un compenso per ciò che un altro realizza, né un anticipo per quanto speriamo che faccia. Per questo è possibile amare i nemici. Questa stessa gratuità ci porta ad amare e accettare il vento, il sole o le nubi, benché non si sottomettano al nostro controllo. Per questo possiamo parlare di una fraternità universale.(228). E anche “un’ etica ecologica” può contribuire all’accrescimento di questo, poiché di ci fa comprendere  “che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti. Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà” (229). E l’amara conclusione di Francesco: “E’ arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialità ci è servita a poco” (229).

6.I segni sacramentali e il riposo celebrativo (233-237)

Il percorso proposto in tutta l’enciclica è faticoso; da qui la necessità di recuperare “la spiritualità”, essendo il Papa convinto con realismo che gli uomini del potere, sia intellettuale che politico,  non cambieranno degli atteggiamenti con facilità. E’ indispensabile nutrire la nostra fede con i sacramenti, in particolare l’Eucaristia che: “è fonte di luce e di motivazione per le nostre preoccupazioni per l’ambiente, e ci orienta ad essere custodi di tutto il creato” ( 236). La Messa domenicale, lo spazio del riposo, il fare festa insieme “diffonderanno luce sull’intera settimana e ci incoraggeranno a fare nostra la cura della natura e dei poveri” (237).

7.La Trinità e la relazione tra le creature (238-240)

Il modello di comunione, presente nella Trinità, è la scuola da seguire per impostare una costruttiva comunione con il creato. “Le creature tendono verso Dio, e a sua volta è proprio di ogni esse­re vivente tendere verso un’altra cosa, in modo tale che in seno all’universo possiamo incontrare innumerevoli relazioni costanti che si intreccia­no segretamente” (240).

8.La regina di tutto il creato (241-242)

Maria è il modello che ha percepito tutto quello precedentemente affermato essendo stata elevata al cielo come “la Madre e la Regina di tutto il creato”. “Nel suo corpo glorificato, insieme a Cristo risorto, parte della creazione ha raggiunto tutta la pienezza della sua bellezza. Lei non solo conserva nel suo cuore tutta la vita di Gesù, che custodiva con cura, ma ora anche comprende il senso di tutte le cose. Perciò possiamo chiederle che ci aiuti a guardare questo mondo con occhi più sapienti” (241).

9.Al di là del sole (243-246)

Alla fine dell’Enciclica Laudato si’, Papa Francesco, propone due preghiere. La prima è  “per la nostra terra”; preghiera che possiamo condividere con quanti credono in un Dio creatore onnipotente. La seconda è “per il creato” affinché “noi cristiani sappiamo assumere gli impegni verso il creato che il Vangelo di Gesù ci propone” (246).

Preghiera per la nostra terra

Dio Onnipotente, che sei presente in tutto l’universo e nella più piccola delle tue creature,
Tu che circondi con la tua tenerezza tutto quanto esiste, riversa in noi la forza del tuo amore affinché ci prendiamo cura della vita e della bellezza.
Inondaci di pace, perché viviamo come fratelli e sorelle senza nuocere a nessuno.
O Dio dei poveri, aiutaci a riscattare gli abbandonati e i dimenticati di questa terra che tanto valgono ai tuoi occhi.
Risana la nostra vita, affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo, affinché seminiamo bellezza  e non inquinamento e distruzione.
Tocca i cuori di quanti cercano solo vantaggi a spese dei poveri e della terra.
Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa, a contemplare con stupore, a riconoscere che siamo profondamente uniti con tutte le creature nel nostro cammino verso la tua luce infinita.
Grazie perché sei con noi tutti i giorni.
Sostienici, per favore, nella nostra lotta per la giustizia, l’amore e la pace.

Preghiera cristiana con il creato

Ti lodiamo, Padre, con tutte le tue creature, che sono uscite dalla tua mano potente.
Sono tue, e sono colme della tua presenza e della tua tenerezza. Laudato si’!

Figlio di Dio, Gesù, da te sono state create tutte le cose. Hai preso forma nel seno materno di Maria, ti sei fatto parte di questa terra, e hai guardato questo mondo con occhi umani. Oggi sei vivo in ogni creatura con la tua gloria di risorto. Laudato si’!

Spirito Santo, che con la tua luce orienti questo mondo verso l’amore del Padre e accompagni il gemito della creazione, tu pure vivi nei nostri cuori per spingerci al bene. Laudato si’!

Signore Dio, Uno e Trino, comunità stupenda di amore infinito, insegnaci a contemplarti nella bellezza dell’universo, dove tutto ci parla di te.
Risveglia la nostra lode e la nostra gratitudine per ogni essere che hai creato.
Donaci la grazia di sentirci intimamente uniti con tutto ciò che esiste.
Dio d’amore, mostraci il nostro posto in questo mondo come strumenti del tuo affetto per tutti gli esseri di questa terra, perché nemmeno uno di essi è dimenticato da te.
Illumina i padroni del potere e del denaro perché non cadano nel peccato dell’indifferenza, amino il bene comune, promuovano i deboli, e abbiano cura di questo mondo che abitiamo. I poveri e la terra stanno gridando: Signore, prendi noi col tuo potere e la tua luce, per proteggere ogni vita, per preparare un futuro migliore, affinché venga il tuo Regno  di giustizia, di pace, di amore e di bellezza. Laudato si’!

Amen  

Don Gian Maria Comolli