Oggi 1 febbraio la Chiesa Italiana celebra la “48 Giornata Nazionale per la vita”. E, pensando alla vita freddamente soppressa, il nostro pensiero va al brutale atto dell’aborto che in tanti giudicano unicamente da un’ ottica cristiana, scordando che la scienza afferma che la prima fase della vita inizia con l’incontro dello “spermatozoo maschile” e l’ “ovocita (o oocita) femminile” nella tuba uterina (o tuba di Falloppio) attorno al quattordicesimo giorno del ciclo mestruale originando il “processo del concepimento”, cioè l’inizio dell’avventura umana di un individuo detentore di un “nuovo” DNA. Ebbene, un DNA geneticamente differente dall’uomo e dalla donna che lo hanno concepito, quindi dotato di una “vita propria”. È questo il momento di “non ritorno” poiché i due patrimoni genetici hanno costituito un individuo intersecandosi a vicenda.
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