Da pochi giorni ho appreso da mio figlio, 19 anni, che è omosessuale e vuole andare a vivere con il suo compagno; ciò ha provocato un profondo rammarico e dolore a me e a mio marito. Non sappiamo come comportarci, spesso viene a noi la tentazione di allontanarlo da casa nostra. Vorrei un suo suggerimento e chiederle se potrebbe seguire un itinerario di Ri-orientamento. Martina

LA RISPOSTA DEL DON
Cara Martina rispondo al suo questi dividendolo in due parti.
Innanzitutto sarebbe un grande sbaglio allontanare il figlio da casa. E allora, per rispondere all’interrogativo di padri e di madri “sul cosa fare”, mi riferisco alla risposta che papa Francesco diede a un giornalista il 26 agosto 2018 nel viaggio di ritorno da Dublino a Roma.
Giornalista Javier Romero: “La domanda che vorrei farle è: che cosa pensa Lei, che cosa vorrebbe dire Lei a un papà al quale il figlio dice che è omosessuale e che vuole andare a convivere con il suo compagno”.
Papa Francesco: “Sempre ci sono stati gli omosessuali e le persone con tendenze omosessuali. Sempre. Dicono i sociologi, ma non so se sia vero, che nei tempi di cambiamenti d’epoca crescono alcuni fenomeni sociali e uno di questi sarebbe l’omosessualità. Questa è l’opinione di alcuni sociologi. La tua domanda è chiara: cosa direi io a un papà che vede che suo figlio o sua figlia ha quella tendenza. Io gli direi anzitutto di pregare: prega. E, poi, non condannare, dialogare, capire, fare spazio al figlio o alla figlia. Fare spazio perché si esprima. Poi, è utile conoscere in quale età si manifesta questa inquietudine del figlio. E’ importante. Una cosa è quando si manifesta da bambino, quando ci sono tante cose che si possono fare per vedere come sono le cose; un’altra cosa è quando si manifesta dopo i 20 anni o cose del genere. Mai dirò che il silenzio è il rimedio: ignorare il figlio o la figlia con tendenza omosessuale è una mancanza di paternità e di maternità. Tu sei mio figlio, tu sei mia figlia, così come sei; io sono tuo padre e tua madre, parliamo. E se voi, padre e madre, non ve la cavate, chiedete aiuto, ma sempre nel dialogo. Perché quel figlio e quella figlia hanno diritto a una famiglia e la famiglia è questa che c’è: non cacciatelo via dalla famiglia. Questa è una sfida seria alla paternità e alla maternità”.
Il secondo interrogativo è più complesso, perciò cerco di sintetizzarlo essendo “la definitività” o meno della condizione omosessuale un argomento che fa assai discutere. Circa il 20% delle persone omosessuali, avvertono la necessità di consulenze o di terapie costruttive, mirate “al cambiamento” per abbandonare uno stato di vita che può trasformarsi in auto-distruttivo.
Illustri psicologi e psicoterapeuti del ‘900 da C.W. Baars a E. Bergler, da J. Lacan a J. Nicolosi, accreditati esperti nel settore, articoli della letteratura medica e psicologica sostengono che l’ omosessualità non ha origine genetica e non è definitiva, non essendo nella maggioranza dei casi innata ma unicamente profondamente radicata psicologicamente e sociologicamente. Le persone omosessuali, dispongono come ogni uomo, di una natura eterosessuale che faticano a scoprire e a sviluppare per svariate motivazioni. Di conseguenza, in conformità al parere di autorevoli “addetti ai lavori”, riteniamo che “liberamente” si possano intraprendere itinerari di ri-orientamento a un’eterosessualità armoniosa e appagante.
Negli Stati Uniti sono presenti associazioni e accreditati luoghi di ricerca e di pratica clinica che propongono “terapie riparative” all’omosessualità. In Italia, la situazione è ambigua. Chi dichiara la possibilità per la persona omosessuale di ri-orientare la propria vita, potrebbe rischiare una denuncia per omofobia o se, psicologo o medico, essere sospeso dalla sua attività. Casi eloquenti furono quelli del cantante G. Povia, dello psicologo P. Zucconi e del dottor F. Vaccaro.
Come abbiamo costatato, abbandonare tendenze sessuali indesiderate è possibile; è un itinerario difficoltoso e il successo non è garantito a tutti. Chi intende seguirlo deve essere supportato con amore, comprensione e pazienza nel cammino di verifica, anche per superare i timori provocati dalle bagarre mediatiche che costantemente riconoscono l’omosessualità naturale e immutabile e, di conseguenza, esortano alla “rassegnazione”.
Don Gian Maria Comolli