
Ogni volta che si ascolta con attenzione e serietà il Vangelo delle Beatitudini, un brivido di opposizione sale dalle nostre viscere, essendo queste spesso in contraddizione con ciò che noi riteniamo indispensabile per vivere una vita felice.
A pensarci bene ognuno di noi, anche inconsciamente, cerca la felicità nella vita. Ogni singola cosa, ogni scelta, ogni relazione mira a realizzare la grande attesa che ognuno porta nel cuore: essere più felice! E Gesù, non si sottrae a questa nostra ricerca, e la ricetta della nostra la vuole pure lui però è agli antipodi dei nostri criteri umani. Ad esempio ci dice: sarete felici se e quando piangerete. Ma ciò non è esattamente il contrario nella vita quotidiana? Sarete felici se sarete miti, mansueti, non-violenti. Ma come può funzionare se nella vita saremmo sottomessi; prenderesti botte in continuazione!
Ecco che allora dobbiamo rivedere il concetto di felicità poiché Cristo non la collega a ciò come spesso facciamo noi? Per la maggioranza delle persone la felicità è uno stato d’animo, delle sensazioni piacevoli, delle emozioni positivi. Ma dalle parole di Gesù emerge un altro significato: sarai felice non soltanto quando il tuo mondo emotivo è in stato positivo, ma quando ti collegherai con la ricerca continua e ostinata del buono. La felicità, ci dice il Signore, consiste nell’inseguimento ostinato e senza limiti del bene.
Se ti abbandoni pienamente al bene e alla sua costruzione, sarai veramente e realmente felice!
L’uomo evangelico ben si accorge che spesso non c’è un limite al male. Come combatterlo? Non bisogna mai mettere misura nemmeno al bene ma andare fino in fondo, senza limitarsi mai. E, le beatitudini, ci comunicano questo: amare con tutte le forze, costi quel che costi, poiché questo ci fa felici. E’ la logica che si oppone a quella umana dell’equilibrio.
Il Signore Gesù, l’Uomo delle beatitudini, è colui che ha messo in atto questo; si è buttato a capofitto per il bene.
Sceglie la povertà con i poveri, e non si schiera con coloro che magari impoveriscono gli altri. Piange con i piangenti, non sta con coloro che fanno piangere. Manifesta una forza tremenda e impressionante nel mantenersi mansueto e mite con coloro chi fa violenza. Opera la pace intorno a sé, facendo il servo dei suoi discepoli e nutrendoli del proprio corpo. spreca la vita per infonderla agli altri…
Una vita del genere però non comporta ciò che noi aspetteremmo: gli applausi.
Anzi! Diranno male di voi, vi perseguiteranno, vi uccideranno.
Ma la scelta della vostra povertà di persona vi porterà la ricchezza di Dio; questo già in vita.
Non scegliamo il bene evangelico delle beatitudini come se fosse una questione di buoni propositi. Non facciamo il bene perché così da Dio avremo alcune cose in cambio. Dobbiamo credere che questo stile di vita porterà in modo intrinseco il bene assoluto, cioè: la pienezza e la felicità.