
Enzo Tortora fu una figura emblematica della storia italiana, noto non solo come egregio conduttore televisivo e giornalista, molti ricorderanno la famosa trasmissione Portobello, ma noto anche per il suo tragico coinvolgimento in uno dei più discussi casi di giustizia del Paese negli anni ’80. Nato a Genova nel 1938, Tortora si trasferì a Napoli, dove iniziò la sua carriera nel mondo dello spettacolo. La sua popolarità crebbe rapidamente grazie al suo stile elegante e alla sua capacità di intrattenere un vasto pubblico.
La vita di Enzo Tortora subì un drastico cambiamento nel 1983, quando fu arrestato con l’accusa di traffico di droga e associazione mafiosa. Questo evento segnò l’inizio di un incubo giudiziario che avrebbe avuto ripercussioni devastanti sulla sua vita personale e professionale. Nonostante l’assenza di prove concrete contro di lui, Tortora fu condannato in primo grado a dieci anni di reclusione. Durante i lunghi anni di detenzione, Tortora mantenne una dignità e un coraggio esemplari, diventando un simbolo di resistenza contro le ingiustizie.
Nel 1987, dopo un lungo processo di riabilitazione legale, Tortora venne assolto e riacquistò la libertà. Tuttavia, la sua vita non fu mai più la stessa. Tornò alla televisione e continuò a lavorare nel mondo dello spettacolo, ma le cicatrici lasciate da quell’esperienza rimasero profonde. Enzo Tortora morì nel 1990, ma la sua eredità continua a vivere, alimentando un dibattito necessario sulle ingiustizie del sistema giudiziario e sull’importanza di proteggere i diritti fondamentali di ogni cittadino come intende fare la Riforma Nordio.
Il sacrificio di Enzo Tortora, ci invita a riformare la giustizia proseguendo anche con altre tematiche, a partire dal fatto che, come avviene in tutte le professioni, chi sbaglia deve pagare.
Infine, il nostro commosso ricordo va a coloro, e sono tanti, che per sbagli giudiziari hanno visto la loro vita compromessa.
don Gian Maria Comolli