LE DOMANDE AL DON… Prove sull’esistenza di Dio

By 8 Maggio 2026Spiritualità

Molte lettere che ricevo si concludono con questi interrogativi: Che cosa intendere precisamente con “credere sull’esistenza di Dio?”. È “facoltativo” o “obbligatorio” credere in Dio? Perché tanti non credono in Dio? Cos’è la “rivelazione” di Dio? Cosa significa che Dio si rivela? Come si fa a scoprire quanto Dio si rivela?… Per questo ho intitolato la risposta che voglio fornire questa settimana: prove sull’esistenza di Dio.

LA RISPOSTA DEL DON

Le prove sull’esistenza di Dio rappresentano da secoli uno dei temi più dibattuti nella filosofia, nella teologia e nella metafisica. La questione riguarda non solo la possibilità di dimostrare razionalmente l’esistenza di una divinità, ma anche il significato stesso e le implicazioni di tale esistenza per l’essere umano e per l’universo. Esaminiamo dunque le principali argomentazioni classiche a favore dell’esistenza di Dio, analizzandone i punti di forza e di criticità in un’ottica rigorosamente formale.

Una delle prove più antiche è quella “ontologica”, elaborata inizialmente da Sant’Anselmo d’Aosta nel XI secolo. Questa prova si basa su un ragionamento a priori, cioè indipendente dall’esperienza empirica. Anselmo definisce Dio come “ciò di cui nulla di maggiore può essere pensato”. L’argomento sostiene che, se Dio esiste almeno nell’intelletto, allora deve esistere anche nella realtà, perché esistere realmente è superiore all’esistere solo come concetto. Se Dio esistesse solo nel pensiero, allora sarebbe possibile pensare a qualcosa di più grande ma ciò contraddirebbe la definizione stessa. Questa prova ha suscitato molte obiezioni, tra cui quella di Kant, che sostiene che l’esistenza non è una proprietà o una qualità che possa aumentare la perfezione di un ente, ma semplicemente la condizione del suo manifestarsi. Pertanto, l’argomento ontologico non riuscirebbe ad affermare l’esistenza reale di Dio, ma solo la sua concepibilità come idea.

Un’altra prova significativa è quella “cosmologica”, basata sull’osservazione dell’origine e della causa dell’universo. Una formulazione classica di questa argomentazione è quella di Tommaso d’Aquino, uno dei maggiori filosofi, che nel suo “Summa Theologica” enuncia cinque vie o prove per dimostrare l’esistenza di Dio.

Le Cinque Vie si fondano su principi di metafisica aristotelico-tomista, che pongono al centro dell’indagine la causa prima e il movimento nel mondo. Secondo Tommaso, infatti, tutto ciò che esiste è soggetto a cambiamento, dipendenza e causalità, elementi che non possono spiegarsi da sé stessi, ma che richiedono un punto di origine metafisico: Dio.
Esaminiamo brevemente queste “vie”.

La “prima via” è la prova del movimento. Tommaso osserva che nel mondo tutto è in movimento, inteso come passaggio da potenza ad atto. Ma poiché nulla può muoversi da sé stesso senza essere mosso da qualcos’altro, deve esserci un primo motore immobile che dà origine al movimento senza esserne mosso a sua volta. Questo motore immobile è identificato con Dio. Inoltre, questa argomentazione, è strettamente legata alla concezione aristotelica del mutamento e alla distinzione tra potenza e atto.

La “seconda via” riguarda la casualità efficiente e universale. Nel mondo, possiamo osservare che le cose hanno una causa. Ma non è possibile che qualcosa sia causa di se stessa perché ciò comporterebbe che esiste prima di se stessa, il che è una contraddizione. Se ciò da cui una cosa è causata è esso stesso causato, allora anche esso deve avere un’altra causa. Ma, se questa, non può essere una catena infinitamente lunga, di conseguenza deve esserci una causa non causata da nient’altro. E questa è Dio.

La “terza via” verte sull’argomento della contingenza degli esseri e, di conseguenza, di Dio come essere necessario. L’argomento inizia con l’osservazione che le cose intorno a noi sono contingenti, cioè possono esserci o non esserci. Se tutto è contingente, a un certo punto, nulla esisterebbe. Deve quindi esistere un Essere Necessario che non dipende da nulla ma esiste per se stesso. E questo Essere è Dio. Interessante per la comprensione di questa via  è quella del filosofo e teologo inglese William Paley, che nel XVIII secolo paragonava l’universo a un orologio: così come un orologio necessita l’esistenza di un orologiaio, l’ordine del cosmo implica un progettista divino. L’argomento teleologico è molto persuasivo per chi osserva l’universo e ne percepisce un senso di scopo e di armonia, ma viene criticato dal punto di vista scientifico che offre spiegazioni alternative come l’evoluzione darwiniana o la teoria del multiverso che giustificano la complessità senza invocare una causa soprannaturale.

La “quarta via” si riferisce ai gradi di perfezione. Nel mondo sono presenti oggetti che variano nei gradi di bontà, verità, nobiltà… Inoltre, alcune sostanze, sono migliori di altre, ma ritenere qualcosa come “più” o “meno” di un’altro, implica l’esistenza di uno standard di giudizio. Ecco  allora la necessità di Qualcuno che sia la perfezione stessa e la fonte di ogni bene. E questo Essere perfetto è Dio, somma bontà e verità che funge da punto di riferimento universale per ogni gradazione.

La “quinta via” riguarda l’ordine e la finalità presente nel mondo. Anche gli enti con intelligenza variabile compiono azioni orientate a uno scopo, il che denota un’intelligenza ordinatrice che guida l’universo verso un fine. Questa intelligenza suprema, che dà senso e direzione all’ordine cosmico, è Dio. La prova riprende l’argomento teleologico che vede nell’armonia e nel disegno della natura la testimonianza di un progettista divino.

Ognuna di queste vie, presa singolarmente, può suscitare discussioni e obiezioni; tuttavia, nel loro insieme, formano un corpo argomentativo sistematico volto a mostrare che la fede in Dio può trovare un fondamento razionale. San Tommaso non vuole sostituire la fede con la ragione, ma dimostrare che la ragione conduce naturalmente a riconoscere l’esistenza di Dio.

Infine, non si può trascurare la prova “morale”, che prende spunto dall’esperienza etica umana. Kant, pur criticando la prova ontologica, propose una riflessione secondo cui l’esistenza di Dio risulterebbe necessaria per garantire la coerenza del sistema morale e la possibilità della giustizia suprema, dove il bene assoluto venga pienamente realizzato. In altre parole, il senso della moralità e la vocazione umana alla perfezione richiederebbero l’esistenza di un essere supremo garante dell’ordine morale universale.

Le prove sull’esistenza di Dio coprono diverse prospettive e metodi: dalla pura razionalità deduttiva, all’osservazione empirica, fino alla riflessione morale. Ognuna di esse offre validi spunti, ma presenta anche limiti intrinseci dovuti alla complessità del concetto di Dio e alla natura della conoscenza umana. Pertanto, più che fornire dimostrazioni incontrovertibili, queste argomentazioni invitano a un dialogo aperto tra filosofia, scienza e fede, stimolando la ricerca di senso e il confronto critico su una delle domande fondamentali per l’uomo.

Don Gian Maria Comolli