La frase che Massimo Giannini ha sparato il 5 maggio nel talk de La7 contro il governo Meloni mi ha ferito profondamente per l’inaccettabile battuta contro i disabili e gli anziani proprio nel giorno in cui si sono celebrati i funerali di Alex Zanardi, ex pilota di Formula 1, esempio di vitalità e attaccamento alla vita nonostante avesse perso entrambe le gambe in un incidente stradale. Ha affermato l’ex direttore de La Stampa: “La longevità è sicuramente un pregio, ma è condizione non sufficiente per fare un buon governo. È come un essere umano, siamo tutti contenti se un essere umano vive fino a cento, centodieci anni, ma bisogna vedere in che condizioni ci arriva. Se passa gli ultimi venti anni della sua esistenza immobile, su una sedia a rotelle a non fare nulla, è inutile che sia vissuto così tanto”. Ebbene, anche io, a seguito di un incidente stradale vivo da vent’anni su una sedia a rotelle, proseguendo a dirigere la mia piccola ditta e circondato da una famiglia adorabile. Con personaggi come Giannini è impossibile attuare ogni sforzo di inclusione del portatore di handicap nella società. Italo.

LA RISPOSTA DEL DON
La frase di Giannini ha fatto giustamente arrabbiare tutti: dai disabili alle associazioni. Ad esempio Domenico Menorello, presidente del Network Ditelo sui Tetti ha affermato: “È inaccettabile che in trasmissioni di grande ascolto, si possa derubricare l’esistenza di una persona a un criterio di utilità o di efficienza motoria. Ancor più grave è il silenzio di chi conduce (Lilli Gruber), che non ha ritenuto necessario prendere le distanze da un’esternazione che trasuda abilismo e cinismo”.
La lettera di Italo mi sprona però ad approfondire l’argomento, poiché il concetto di inclusione societaria va oltre la semplice integrazione quindi implica un cambiamento culturale profondo che coinvolge tutti gli ambiti della nostra nazione: della vita sociale al lavoro, dalla partecipazione politica all’accesso ai servizi. Solo attraverso un impegno condiviso è possibile superare le barriere fisiche, sociali e psicologiche che ancora oggi limitano la piena realizzazione delle potenzialità delle persone con disabilità.
In primo luogo, è fondamentale riconoscere che la disabilità non è una condizione che impedisce necessariamente una vita attiva e produttiva, ma spesso è l’ambiente che non si adatta a garantire pari opportunità. La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata anche dall’Italia, stabilisce chiaramente il diritto all’uguaglianza sottolineando l’importanza di misure di supporto adeguate. Ciò significa che servono politiche pubbliche inclusive, progettate per rimuovere gli ostacoli architettonici, digitali e comunicativi, ma anche per sensibilizzare la società e promuovere atteggiamenti di rispetto e accoglienza.
Prendiamo come esempio il mondo del lavoro poiché il diritto al lavoro per tutti, senza discriminazioni, è sancito dalla Costituzione italiana e dalla normativa europea. Tuttavia, persistono ancora molte difficoltà nell’accesso e nella permanenza occupazionale, dovute a pregiudizi, mancanza di adeguamenti e scarsa sensibilità delle aziende. Per questo motivo, sono necessarie iniziative mirate come l’inserimento lavorativo protetto, i tirocini formativi e le agevolazioni per le imprese che promuovono l’assunzione di lavoratori con disabilità. Promuovere la cultura della diversità e valorizzare le competenze individuali genera benefici non solo per le persone coinvolte, ma per l’intera società, favorendo l’innovazione e la coesione sociale.
Pure la partecipazione attiva alla vita politica e sociale costituisce un altro aspetto fondamentale dell’inclusione. Le persone con disabilità devono poter esercitare pienamente i propri diritti civili e politici, partecipando alle decisioni che riguardano la collettività. Ciò implica l’adozione di strumenti di accessibilità nelle consultazioni pubbliche, l’abbattimento delle barriere architettoniche negli spazi istituzionali e la promozione di forme di rappresentanza adeguate. La presenza di queste persone e il loro coinvolgimento diretto favorisce una cittadinanza più consapevole e inclusiva poiché ogni individuo può contribuire al progresso della società nel rispetto delle diversità.
Infine, è indispensabile riconoscere il ruolo delle famiglie e delle organizzazioni della società civile, che spesso rappresentano un sostegno imprescindibile per le persone con disabilità. Il dialogo tra istituzioni, associazioni e cittadini è essenziale per costruire reti di solidarietà e per elaborare risposte efficaci ai bisogni specifici, basate sul principio della partecipazione e del protagonismo attivo. Investire nella formazione, nelle campagne di sensibilizzazione e nell’accesso alle tecnologie assistive rappresenta una strada obbligata per una società realmente inclusiva.
L’inclusione del portatore di handicap nella società non è solo un dovere morale e giuridico, ma un’opportunità di crescita collettiva. Superare le barriere – materiali e culturali – richiede un impegno costante e coordinato a tutti i livelli, dalla legislazione alle pratiche quotidiane. Una società inclusiva è una società che valorizza ogni persona nella sua unicità, riconoscendo il diritto di tutti a partecipare pienamente alla vita comune. Solo così potremo costruire un futuro in cui la diversità sia fonte di arricchimento e non motivo di esclusione.
Don Gian Maria Comolli