
L’episodio della tempesta sedata che presenta il Vangelo di questa domenica, e di Pietro che camminando sulle acque per andare incontro a Gesù ma rischia di annegare, ci invita nuovamente riflettere sulla qualità della nostra fede.
Oggi, ve la presento come un “affidarsi” ed un “fidarsi”, cioè come un riporre le proprie sicurezze in un altro, cioè in Dio.
Nella quotidianità, mediante molteplici atteggiamenti, riponiamo la nostra fiducia in varie persone. Nel nostro medico accettando i suoi suggerimenti per la salute, nei cuochi del ristorante, nei maestri e professori di scuola, nell’autista che guida l’autobus o nel macchinista del treno… senza nessuna verifica.
Questa fiducia, che possiamo definire “fede umana”, appoggia inconsciamente su due pilastri. La supposizione che quelle persone siano preparate e competenti nel loro lavoro e, di conseguenza, nella loro onestà.
Ebbene, tutti i giorni, compiamo vari atti di “fede umana” ma con modalità meccaniche.
Facciamo un passo in avanti.
Quando poniamo la nostra fiducia nelle mani del Creatore viviamo una “fede divina”, e qui dobbiamo porre attenzione a non seguire i dinamismi evidenziati precedentemente, poiché come ribadisce san Paolo ai Romani (cfr. 5,11-12), la nostra intelligenza non sa oltrepassare un certo punto.
Quale?
La convinzione che “Dio c’è” ed è totalmente diverso da noi possedendo un differente dominio-potere su ogni realtà, cioè va oltre totalmente e infinitamente l’intelligenza umana. Ciò è altamente positivo, poiché trattando di Dio, il “mistero” è fondamentale. Se conoscessimo tutto di Dio potrebbe essere paragonato alle divinità pagane o a quelle Greche che sull’Olimpo ripetevano i gesti dei mortali, essendo delle creature nate dall’immaginazione dell’uomo.
Qui, l’intelligenza umana si blocca, ma Dio, ha infuso nel cristiano con il battesimo, una capacità particolare di apertura verso di Lui e verso le Verità che rivela. Ciò ci rende idonei a comprendere la sua rivelazione mediante Gesù. Ebbene, con il battesimo, Dio ci resi suoi figli e ci ha aperto alle verità rivelate, donando alla nostra fede una sicurezza che supera quella che riponiamo verso l’uomo perché la “competenza” di Dio, e la sua “onestà” (mi si permetta il termine), sono infinite e in infallibili.
Ma attenzione: questi doni di Dio non sono elementi fatti “su misura” cioè già definiti, ma doni da accettare e sviluppare liberamente, giorno dopo giorno. Il regalo è stato fatto ma “in germe”, tocca alla nostra volontà svilupparlo con l’allenamento costante mediante la preghiera e nell’abbandonarci totalmente al Padre.
Chi fa questa esperienza può affermare con l’apostolo Giovanni: “Chi è diventato figlio di Dio vince il mondo. E’ la nostra fede che ci dà la vittoria sul mondo. Solo chi crede che Gesù è il Figlio di Dio può vincere il mondo”(1 Gv. 5,4-5). Tutto ciò fu egregiamente illustrato da Benedetto XVI nell’enciclica “Deus Charitas est”. “All’inizio dell’essere cristiano, non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì c’è l’incontro con un avvenimento, con una persona che dà alla nostra vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (1).
In questa domenica facciamo nostra la preghiera degli apostoli a Gesù : “Accresci, Signore, la nostra fede”, che equivale a dire: ”Signore aumenta sempre più in me la capacità di incontrarti nella mia vita di ogni giorno”.