Alla maggioranza delle persone è oscuro cos’è il “gender” o “’ideologia di genere”, e di conseguenza le modifiche agli orientamenti antropologici e sessuali che questa dottrina prevede di apportare nelle società estinguendo la concezione personalista di uomo, reputata demodé e la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna, giudicata obsoleta. E’ questa un’ideologia che non coinvolge unicamente il mondo accademico o gli scienziati ma tutte le nazioni con deleterie conseguenze sugli adolescenti, i giovani e le famiglie.
L’ ideologia di genere, come tutte le ideologie, è una palese distorsione della realtà perciò menzognera e ingannevole, volendo estrapolare e svincolare la persona da un’essenza biologica incontrovertibile.
Di fronte a un “tsunami” ormai globale che si manifesta assai aggressivo, manovrato da selezionate élites politiche e da potenti e influenti lobbies LGBT (L. Lesbiche, G. Gay, B. Bisessuali T.Transgender) che si prefiggono l’obiettivo del trionfo del desiderio soggettivo e individuale come diritto a livello mondiale, abbiamo il dovere di destarci per dichiarare l’assurdità, l’irrazionalità e l’intollerabilità di queste teorie.
Da quanto affermato comprendiamo la gravità di questo inquietante capovolgimento della realtà, già accaduto nel passato con le dittature politiche. Ma, questa dittatura, è più brutale e più spietata essendo “ideologica” e avendo come finalità l’abrogazione del concetto di natura, e di conseguenza, di ogni fondamento antropologico.
1.”IDENTITA’ SESSUALE” e “IDENTITA’ DI GENERE”
La “teoria del gender” dissocia l’“identità sessuale” (o “sesso biologico”) dall’ “identità di genere”, interpretata come “ruolo socio-psicologico intercambiabile a volontà” (D. O’Leary, Maschi o femmine? La guerra del genere, Rubbettino 2006, p. 23), riconoscendosi anche in un’ “identità neutra”.
“Il significato che noi attribuiamo al termine ‘genere’ è circoscritto alle due categorie grammaticali di maschile e di femminile. Tuttavia nelle lingue indo-europee accanto a queste due categorie abbiamo, come in latino, anche il genere neutro volto a indicare vegetali e oggetti inanimati. Da qui l’utilizzo di un terzo termine per sottolineare la variabilità delle possibili tendenze sessuali dell’individuo” (R. de Mattei, Gender diktat. Origini e conseguenze di una ideologia totalitaria, Solfanelli, p. 8).
Ma, se “sesso” e “genere” non coincidono, il processo di definizione dell’identità personale è complesso e tortuoso.
Approfondiamo i due “concetti”.
L’ “identità sessuale” è appartenere al sesso biologico maschile o femminile e, questa peculiarità, è determinata dalle caratteristiche sessuali e biologiche iscritte nel DNA di ogni persona nel momento del concepimento.
L’ “identità di genere”, espressione ideata dallo psicologo e sessuologo neozelandese J. Money (1921-2006), dalla psicologa statunitense E. Hooker (1907-1996) e dallo psichiatra e psicoanalista americano R. Stoller (1925-1992), afferma che la differenziazione uomo-donna è il risultato dei modelli educativi condizionati dall’ambiente, dal contesto societario e dalla cultura.
In altre parole, eliminato il fondamento naturale dell’identità sessuale, il dato corporeo smarrisce senso e significato, perciò può essere modificato o subire trasformazioni e metamorfosi. Disgiungendo il sesso biologico da quello psicologico e sociale, inoltre, scompaiono le distinzioni tra uomini e donne iscritte nella natura.
La “teoria del gender” ha avuto origine negli anni ’70 del XX secolo negli Stati Uniti nel contesto della “rivoluzione sessuale” e investì l’antropologica, la filosofia, la psicologica, la sociologica e la politica. Molti furono i personaggi di spicco. Oltre i già citati Money, Hooker e Stoller, troviamo la scrittrice e filosofa francese, teorica principale del femminismo S. De Beauvoir (1908-1986), il filosofo francese omosessuale M. Foucault (1926-1964), il sessuologo statunitense pedofilo A. Kinsey (1894-1956) che divulgò una innovativa idea di sessualità e un sistema di classificazione degli orientamenti sessuali: la pseudo-scientifica “Kinsey Scale”.
Fermiamo l’ attenzione su Money e sulla De Beauvoir.
J.Money, (1921-2006) pediatra presso la Johns Hopkins University di Baltimora, fu il fondatore e il responsabile della “Gender Identity Clinic” della stessa università dedicandosi al dimorfismo sessuale.
In breve divenne famoso per le sue idee eversive: dal matrimonio “allargato” al nudismo, ma è ricordato primariamente per un disumano esperimento sul piccolo Bruce Reimer che scosse l’opinione pubblica americana.
Bruce nacque affetto da fimosi del pene e fu sottoposto nell’aprile 1966 a un ordinario intervento di circoncisione, ma, a causa di un fatale errore i suoi organi genitali furono irrimediabilmente compromessi. I genitori disperati si rivolsero al dottor Money che sfruttò il piccolo per sperimentare la sua “pazzia”; dimostrare che l’identità della persona non si fonda sui dati biologici ma sugli influssi dell’ambiente. E così, nel luglio 1967, con un intervento sui genitali, convertì Bruce in Brenda. Tuttavia, nonostante gli sforzi eroici dei genitori ad educare il figlio divenuto figlia al mondo femminile, Brenda non ne volle sapere. Proseguì a comportarsi da maschio, e a sedici anni volle riacquistare il suo sesso biologico originale con il nome di David. Il percorso fu doloroso e angosciante: iniezioni di testosterone, due interventi, due tentativi di suicidio… E, infine, le nozze con Jane, una ragazza madre che partorì tre figli da tre uomini diversi. Per David, però, la vita divenne insostenibile; si diede alle droghe e all’alcol fino al suicidio avvenuto nel 2002. Stessa tragica fine fece il gemello Brian accorgendosi di essere stato usato da Money come strumento di confronto.
Il medico, ormai illustre, proponeva ai suoi pazienti aberranti pratiche sessuali, dichiarando che anche un’esperienza di pedofilia: “non aveva un influsso negativo sui bambini”.
Però, il fallimento del suo esperimento, fu reso pubblico alcuni anni dopo dallo psichiatra P. McHughr, e Money dopo essere stato acclamato e osannato, concluse vergognosamente la sua obbrobriosa carriera.
A livello culturale, capostipite di questa teoria, fu S. De Beauvoir che di fronte all’ipotetica subordinazione della donna all’uomo, pronunciò la famosa frase: “Donna non si nasce, lo si diventa”, così spiegata: “Nessun destino biologico, psichico ed economico definisce l’aspetto che riveste in seno alla società la femmina dell’uomo: è l’insieme della storia e della civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna” (Il secondo sesso, Il Saggiatore, p. 325).
Oggi, negli Stati Uniti e in vari Paesi, questa ideologia è un sistema di pensiero e di azione.
Un importante contributo fu fornito anche dal Movimento Femminista al quale furono insufficienti le conquiste e le emancipazioni che inneggiavano ad un atteggiamento antagonista e competitivo della donna nei confronti dell’uomo, il carattere mutevole del corpo e la negazione della sessualità come intrinsecamente procreativa, ma si pose come obiettivo l’ “irrilevanza biologica”, puntando sull’identità psico-sociale e civile[1] Cfr. L. Ellena, Spazi e frontiere della storia dei movimenti delle donne in AA VV, Quaderni di storia contemporanea, Numero monografico: Storie di genere 40/2009).
Questo percorso pone quattro considerevoli criticità.
1.Sfida del limite
Una colonna portante dell’ “ideologia di genere” è la sfida del limite.
Lo costatiamo anche osservando il rapporto dell’uomo contemporaneo con l’ambiente, non più reputato una realtà da contemplare con stupore e riverenza, ma un giacimento da sfruttare e saccheggiare con il conseguente rischio della devastazione e della distruzione del pianeta. E, come ricordato da papa Francesco nell’Enciclica “Laudato sì”, la terra, cioè la nostra casa comune, protesta “per il male che le provochiamo a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei” (n. 2).
Uguale atteggiamento è assunto nei riguardi della vita umana.
Nessun limite è più riconosciuto ma tutto deve essere gestito dalla libertà della persona che si vorrebbe, come impone l’ideologia di genere, svincolata dalla natura e da ogni vincolo per realizzare pienamente e autonomamente il proprio benessere, spesso identificato nelle emozioni.
Una libertà, dunque, senza anticipazione di senso che consenta di fare ciò che maggiormente gratifica.
2.Sfida alla natura
Ogni individuo ha uno splendido progetto da realizzare ideato da Dio.
Di conseguenza, l’ideologia gender, è una rivoluzione antropologica contro il Creatore e la natura, poiché l’essere uomo o donna corrisponde al disegno divino che si concretizza, appunto, mediante la natura.
Questo è confermato anche dal dato biologico conoscibile tramite la scienza, in particolare la genetica che indica che i cromosomi XX originano il femminile e i cromosomi XY il maschile, costituendo un corpo con caratteristiche fenotipiche coercitive, inseparabili dal patrimonio genetico iscritto in ogni cellula. E, in questa strutturazione, sono presenti caratteristiche particolari proprie di un determinato sesso.
Ciò significa che prescindere dal naturale e dal biologico, focalizzando l’attenzione unicamente sull’opinione che la persona ha di sé è un errore pacchiano, poiché la realtà esiste oggettivamente al di là delle nostre convinzioni, essendo questa verità né mutevole, né variabile.
Nessuno “si determina” maschio o femmina, essendo questo un evento che si compie indipendentemente dalla volontà del singolo. Pertanto, è una situazione unicamente da accettare e da rispettare!
3.Visione della donna
Per illustrare il ruolo della donna, onorando la sua dignità in contrapposizione con la visione femminista, riportiamo una citazione di san Giovanni Paolo II presente nella Lettera Apostolica “Mulieris Dignitatem”. “La donna è il complemento dell’uomo come l’uomo è il complemento della donna: donna e uomo sono tra loro complementari. La ‘femminilità’ realizza quanto la ‘mascolinità’ questa complementarietà sia pure con modulazione diversa. E’ soltanto grazie alla dualità del ‘maschile’ e del ‘femminile’ che l’umano si realizza appieno. Sia l’uomo che la donna hanno, fin dall’inizio, uguale responsabilità. A questa ‘unità dei due’ è affidata da Dio non solo l’opera della procreazione, ma la costruzione stessa della storia” (n.9).
Pertanto, uomo e donna, detengono “eguale dignità” e “caratteristiche comuni”, ma anche si distinguono per alcune diversità che apprezzate e valorizzate, arricchiscono entrambi. Riconoscere e accogliere l’ identità sessuale femminile, cioè “la ricchezza della femminilità che ella ricevette nel giorno della creazione” (n.7), è inoltre imprescindibile per l’equilibrio della donna e, di conseguenza, della famiglia e della società.
4.“Complementarietà” del maschile e del femminile
Esaminiamo questo pensiero con la riflessione che Papa Benedetto XVI rivolse il 21 dicembre 2012, alla Curia Romana, in occasione degli auguri natalizi condannando la teoria gender e definendola “profondamente erronea” negando, appunto, la complementarietà maschio-femmina.
“L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina. Questa dualità è essenziale per l’essere umano, così come Dio l’ha data. Proprio questa dualità come dato di partenza è contestata. Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: ‘Maschio e femmina Egli li creò’ (Gen. 1,27). No, adesso vale che non è stato Lui a crearli maschio e femmina ma è stata la società a determinarlo e adesso siamo noi stessi a decidere su questo. Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più. L’uomo contesta la propria natura. Egli è ormai solo spirito e volontà. La manipolazione della natura, che oggi deploriamo per quanto riguarda l’ambiente, diventa qui la scelta fondamentale dell’uomo nei confronti di se stesso”.
2.LA COLONIZZAZIONE PLANETARIA

Mentre molti banalizzano la tematica e pochi tentano di comprenderla, la colonizzazione ideologica procede celermente. Richiamiamo alcuni episodi per dimostrare la diffusione del fenomeno a livello globale: la maggioranza dei fatti sono inquietanti, altri invece grotteschi (cfr. G. M. Comolli, Gender. La silenziosa “peste” che si sta diffondendo nel XXI secolo. Solo se la conosci ti puoi difendere, Youcanprint, pp. 28-42).
A New York, dal 1 gennaio 2019, per decisione del City Council (Consiglio Comunale), i genitori dei neonati dispongono della possibilità di aggiungere sul certificato di nascita anche il genere neutro “X”, cioè ritenere il loro bambino/a “sessualmente neutro”. Sarà poi questa creatura a decidere con il trascorrere degli anni il sesso di appartenenza. Questa non è una novità, essendo tale possibilità già riconosciuta in alcuni Stati USA (California, Oregon, Montana) e in qualche Paese: Olanda (2015), Austria (2018) e Germania (2018).
Per i sostenitori di questa follia, la decisione dei genitori di confermare, come è naturale, il sesso maschile o il sesso femminile dei figli, condizionerebbe negativamente il loro futuro.
In Danimarca, Irlanda, Malta, Norvegia, Portogallo e Svezia chi ha compiuto 16 anni può ottenere la sostituzione di nome e di sesso sui registri civili senza presentare la diagnosi medica di disforia di genere. Una normativa commentata con toni trionfalistici dalla deputata portoghese S. Cunha: “Nessuno ha bisogno di terzi per sapere se è un uomo o una donna, un ragazzo o una ragazza”.
In Svezia il professor G. Hesslow, docente di Neurofisiologia all’ Università di Lund, fu accusato di transfobia e antifemminismo avendo affermato che le differenze tra maschio e femmina sono “biologicamente fondate”. La stessa sorte di Hesslow l’hanno subita anche altri accademici. Ad esempio, il professore emerito di Filosofia del Diritto presso l’ Università di Oxford, J. Finnis, fu accusato di “omofobia” poiché il suo insegnamento aveva come fondamento la “morale naturale”.
Nel Paese scandinavo, l’educazione gender, esordisce dalla scuola materna. Ad esempio, negli asili di Egalia e di Nicolaigarden, è adottano il pronome neutro “hen” per non influenzare i bambini nella scelta del loro genere, come pure i giocattoli e le fiabe sono neutri, cioè aperti a ogni orientamento sessuale e, dai bagni, fu rimossa l’indicazione: “femminile” e “maschile”.
Affermò la psichiatra svedese D. Eberhad: “E’ una sorta di lavaggio del cervello che funziona molto bene su bambini in tenera età ed a cui loro si adattano molto rapidamente, ma i problemi si pongono quando questi bambini arrivano a frequentare le scuole normali e si accorgono di avere praticamente vissuto in una setta che non ha nulla a che vedere con la realtà”.
Nel Regno Unito, D. Mackereth, medico da ventisei anni al National Health Service (NHS), fu licenziato essendosi rifiutato di utilizzare pronomi maschili o femminili corrispondenti alla nuova condizione transessuale di un paziente. Il NHS dichiarò tale condotta “una molestia” come specificato dall’ Equality Act, una legge che tutela i transessuali. “Non sto attaccando il movimento transgender. Sto difendendo il mio diritto alla libertà di parola e alla libertà di credo”, dichiarò Mackereth al Telegraph. E concluse. “Non si è più autorizzati a dire che si crede che sesso e genere sono la stessa cosa e sono determinati alla nascita. Tutti quelli che sostengono le mie opinioni possono essere licenziati in base a questa legge. Non sono un caso isolato”.
In Scozia il “Lgbti teaching” (Insegnamento di Lgbti) è obbligatorio nel curriculum scolastico dalle scuole elementari. E, dal 2020, tutti i bambini e i ragazzi del Regno Unito della scuola primaria e secondaria sono sottoposti a corsi coercitivi riguardo le “relazioni gay e trans”.
Nella Tavistock Clinic di Londra, secondo il Daily Mail, ad alcuni bambini che mostravano evidenti sintomi di autismo, furono somministrati farmaci per bloccare la pubertà. I medici si giustificarono ribadendo la difficoltà nel distinguere i tratti dell’autismo dai disturbi di disforia di genere.
In Canada con la “Legge Trudeau” approvata nel 2017 che introdusse una protezione specifica per “identità di genere e espressione di genere”, sono previste multe e carcere per i trasgressori. Inoltre, in alcuni Paesi, a seguito dell’introduzione delle unioni omosessuali si sono modificati i Codici civili.
Accanto a situazioni inquietanti sono presenti altre che sfiorano il grottesco.
Nel Regno Unito vari istituti scolastici obbligano le ragazze ad indossare i pantaloni abolendo la gonna dalla scuola. “Educate & Celebrate”, una delle organizzazioni LGBT che ha sponsorizzato questa farsa ha dichiarato: “Stiamo semplicemente assicurando che tutti gli studenti siano rappresentati, compresi i giovani che non s’identificano come maschi o femmine”.
Anche i giocattoli sono nel mirino con la campagna “Let Toys Be Toys” (Lasciate i giocattoli essere giocattoli) che si propone di abolire la distinzione tra giocattoli maschili e giocattoli femminili. Famose catene commerciali da The Entertainer a Tesco, da Boots a Marrisons hanno aderirono riorganizzando la logistica dei negozi, poiché “i bambini devono sentirsi liberi di giocare con i giocattoli che stimolato maggiormente il loro interesse” (Dal sito internet di “Let Toys Be Toys”).
La “peste” gender ha contagiato pure la moda, da Hennes & Mauritz (H&M) a Chanel con “Boy de Chanel”, la prima linea di make-up maschile composta da fondotinta, balsamo labbra e matita per sopracciglia. E le multinazionali, da Ikea a Starbucks, non vogliono essere da meno. Inoltre, chi viaggia con Airlines for America, la maggiore associazione di compagnie aeree statunitense, nella procedura di prenotazione del volo può selezionare l’identità di genere che maggiormente apprezza avendo a disposizione tre scelte: “maschio”, “femmina” e “non specificato”.
Oltre gli episodi citati, ciò che deve preoccuparci è il ruolo dei mass media e le trasformazioni linguistiche.
3.II RUOLO DEI MASSMEDIA

Vari strumenti di comunicazione stanno imponendo il “gender diktat global” sedimentando questo messaggio ideologico nella mente di migliaia di persone avvalendosi dei film, dei cartoni animati, delle Play Station e, più in generale, dei social network.
Svariati film presentano come “naturale” le relazioni sessuali tra due persone dello stesso sesso.
I cartoni animati seguono questo esempio con la Walt Disney che ha abbracciato totalmente “la causa”. Emblematico fu il “Pride Monts” organizzato nel parco Disneyland Paris, dove nel mese di giugno 2023 accanto ai personaggi delle favole Disney erano presenti attivisti LGBT. E, nel comunicato stampa, si leggeva: “L’orgoglio lgbt+ sarà celebrato come mai prima d’ora: ad alta voce, con orgoglio e la vibrante presenza di tutti i colori dell’arcobaleno”. Anche la Marvel, la leggendaria società di produzione di fumetti, ha dichiarato recentemente che è arrivato il momento di lanciare dei supereroi dichiaratamente gay. Inoltre, Netflix, ha prodotto per il Natale 2022 la commedia: “La prima tentazione di Cristo”, dove Gesù Cristo è stato presentato come un gay che fa conoscere “il fidanzato Orlando” ai genitori.
Terminiamo con J. K. Rowling, la “mamma” di Harry Potter, ambientalista e sostenitrice delle associazioni LGBT. La sua affinità gay-friendly la notiamo nell’ omosessuale mago Silente o in Charlie Weasley, studioso di draghi e fratello del migliore amico di Harry, o nel professor Remus Lupin.
Opinioni personali? Non certamente, basti guardare il film del regista D. Yates: “Animali Fantastici, i crimini di Grindelwald”, che narra il secondo capitolo di un testo della Rowling (J. K. Rowling, Animali fantastici. I crimini di Grindelwald, Salani-Editori, Firenze 2018). Si esibisce un giovane mago Silente in lotta contro il criminale Gellert Grindelwald che ambisce a governare il mondo. Alla fine, tra i due, s’instaura un’amicizia che si trasforma in una storia d’amore. Una relazione che si sviluppò inseguito in cinque film.
L’ambiguità della Rowling, l’aveva intuita già nel marzo 2003 il cardinale J. Ratzinger che scrivendo alla sociologa tedesca G. Kuby, autrice del libro “Harry Potter: buono o cattivo?” (Harry Potter, Gut oder Boese?, Kisselegg, 2003), ringraziandola per il testo inviatogli, affermò: “È una buona cosa che lei chiarisca il caso di Harry Potter perché contiene delle sottili seduzioni che agiscono in profondità e con grande effetto, e che corrompono i giovani nell’anima, ancor prima che questa sia completamente formata” La lettera fu pubblicata sul sito della scrittrice tedesca.
Non possiamo scordare, infine, il deleterio ruolo del social network.
In centinaia di forum “al femminile” o “al maschile” cogliamo l’attrazione di ragazzi, adolescenti e giovani verso l’omosessualità o la bi-sessualità.
4.TRASFORMAZIONI LINGUISTICHE

Nell’epoca del gender diktat alcuni termini vanno banditi essendo discriminatori o politically incorrect.
Lo notiamo nell’elenco del “Gender-neutral language” (“lingua neutra rispetto al genere” o “lingua inclusiva di genere”) pubblicato nel 2015 dal The Writing Center dell’University of North Carolina e revisionato nel 2016. I vocaboli non possono riferirsi al sesso del professionista o del lavoratore. Pertanto, non più “poliziotto” o “poliziotta” ma “agente di polizia” (police officer); non più “postino” o “postina” ma “trasportatore di posta” (mail carrier); non più “steward di volo” o “hostess di volo” ma “assistente di volo” (flight attendant); non più “donna delle pulizie” ma “personale domestico o di custodia” (domestic staff ). Inoltre, è di pessimo gusto, pronunciare “marito” o “moglie” sostituito da “coniuge”, oppure “papà” o “mamma” rimpiazzati da “genitore 1” e “genitore 2”, poiché i vocaboli non devono discriminare unioni dello stesso sesso.
Concludendo un episodio comico.
In Svizzera, nel Cantone di Berna, “fu censurato” anche l’attraversamento pedonale sostituendo “Fussugangerstreifen” (passaggio per pedoni) valutato troppo maschile o troppo femminile con un sostantivo neutro: “Zebrastreifen” (strisce zerbate).
5.I RIPETUTI TENTATIVI “GENDER” NELLA SOCIETA’ ITALIANA

Scuola
Il primo baluardo che gli ideologi del gender vogliono conquistare è la scuola, introducendo machiavellicamente corsi, progetti e proposte nelle programmazioni scolastiche. Sono decine i corsi tenuti negli ultimi anni nelle scuole italiane a centinaia di docenti e migliaia di studenti dalle scuole dell’infanzia alle secondarie di primo e secondo grado. E i genitori, il più delle volte, non erano informati.
Dalla scuola alla società.
I Gay Pride, riservano spazi specifici ai minori.
A Venezia, nella “Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica”, dal 2023 si assegnò la targa “Queer Lion”, cioè il “Leone d’Oro” per il migliore film a tematiche LGBT. Alcuni comuni hanno anche precettato i propri dipendenti per giornate di educazione all’ideologia gender.
E che dire della “Deomofobina”, cioè “la medicina che cura gli omofobi”, “venduta” nelle farmacie di Torino tra integratori alimentari e dietetici? Cosa trovi nella confezione? Non un blister di compresse ma unicamente “un bugiardino” realizzato dalla psicoterapeuta M. Graglia che spiega la finalità di questo originale prodotto: “contro gli stati di disinformazione acuta, i disturbi legati al pregiudizio, all’omofobia e alle discriminazioni basate sull’identità sessuale”.
6.COME REAGISCE IL MONDO ACCADEMICO E SCIENTIFICO A QUESTA “FOLLIA”?
L’Appello dei “Cinquanta Accademici”
Cinquanta accademici di tutto il mondo pubblicarono il 16 ottobre 2018 sul quotidiano inglese The Guardian un articolo intitolato: “Academics are being harassed over their research into transgender issues” (“Gli accademici sono minacciati nella loro ricerca in problemi di transgender”).
I Cinquanta affermarono di appartenere a molteplici aree tematiche. “Le nostre aree tematiche comprendono: sociologia, filosofia, diritto, criminologia, politica, medicina, psicologia, educazione, storia, lavoro sociale, informatica, scienze cognitive, antropologia, scienze politiche, economia e storia dell’arte”.
Non minimizzarono di aver subito censure, minacce e tentativi di licenziamento. “I membri del nostro gruppo hanno subito proteste nei campus, richieste di licenziamento da parte della stampa, molestie, complotti, no-platforming e tentativi di censurare la ricerca e le pubblicazioni accademiche. Tali attacchi non sono in linea con la ricezione ordinaria di idee critiche delle accademie, dove è normalmente accettato che il disaccordo sia ragionevole e persino produttivo”.
Da qui la loro preoccupazione “per la soppressione di un’adeguata analisi accademica e discussione del fenomeno sociale del transgenderismo e delle sue molteplici cause ed effetti”.
Infine, la denuncia, che in vaie università sono presenti lobbies LGBT che, oltre ad influenzare e orientare le politiche di studio, ambiscono a formare una nuova classe dirigente accademica, perfettamente allineata al nuovo diktat, tradendo la libertà di ricerca. “Molte delle nostre università hanno stretti legami con organizzazioni LGBT che forniscono ‘formazione’ di accademici e dirigenti e che, è ragionevole supporre, influenzano la politica universitaria attraverso questi collegamenti (…). Le definizioni utilizzate da queste organizzazioni per ciò che viene giudicato ‘transfobico’ possono essere pericolosamente onnicomprensive e andare ben oltre ciò che una legge ragionevole potrebbe descrivere. Non sopportano analisi accademiche, riducono la libertà accademica e censurano il lavoro accademico”.
Per valutare l’importanza dell’appello riportiamo le Università dove operano questi accademici.
University of London, University College London, London School of Hygiene and Tropical Medicine, King’s College London, University of Roehampton di London, London School of Economics, University of Bath, University of Brighton, University of Cambridge, Birmingham City University, University of Liverpool, University of Manchester, University of York, University of Nottingham, University of Oxford, All Souls College di Oxford, University of East Anglia, University of Exeter, University of Leeds, University of Lisbon, University of Melbourne, University of Plymouth, University of Reading, University of Vienna, University of Warwick, University of Texas at Austin, Bath Spa University, Coventry University, De Montfort University, Leeds Beckett University, Massachusetts Institute of Technology, Open University, Royal Holloway The George Washington University Law School, Keele University.
Studi relativi al Cervello
Due studi, tra i molti, relativi al cervello si opposero all’ideologia di genere.
Il primo: “Sex differences in the structural connectome of the human brain”, del 2013, fu condotto su 949 soggetti (428 maschi e 521 femmine) di età compresa tra gli 8 e 22 anni dall’équipe guidata da T. Ragini Verma dell’University of Pennsylvania a Philadelphia, concludendo che “le connessioni celebrali maschili e femminili sono diversamente distribuite” (I risultati furono pubblicati sulla rivista scientifica Proceedings of National Academy of Science, vol. 111 (14 gennaio 2014) pp. 823-828.
Il secondo è di S. Baron-Coehn, docente di psichiatria presso l’Università di Cambridge, ed ebbe come soggetti i neonati esaminando due aspetti: la capacità di empatia e la capacità di sistematizzazione. Lo studio dimostrò notevoli disuguaglianze tra i cervelli dei neonati e delle neonate, determinando che nelle femmine è molto più accentuata l’empatia e nei maschi la sistematizzazione (Cfr. S. Baron-Coehn, L’autisme: une forme extreme du cerveau masculin? in In Terain 42 (2004) pp.221-225.
Il parere del professor Alberto Oliverio
Chi è il professor Oliverio?
Il professor Alberto Oliverio è una figura di spicco nel campo delle neuroscienze e della psicobiologia. Laureato in Medicina e Chirurgia, ha dedicato la sua carriera allo studio del sistema nervoso e dei meccanismi alla base del comportamento umano. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative, che spaziano dalla neurobiologia all’etologia, contribuendo significativamente alla diffusione della conoscenza scientifica. Oliverio ha anche ricoperto importanti incarichi accademici, tra cui la cattedra di Psicobiologia presso l’Università di Roma “La Sapienza”.
Il parere del professore.
“Per fare chiarezza cominciamo dalle ovvie diversità di natura biologica che fanno parte del cosiddetto dimorfismo sessuale. Le caratteristiche dei due sessi dipendono da fattori genetici e cromosomici e non interessano soltanto gli organi genitali ma anche la struttura del corpo e del cervello (…). Per quanto riguarda il sistema nervoso esiste un dimorfismo (diversità tra i sessi) che riguarda sia le strutture, sia alcuni aspetti delle strutture celebrali. Vi sono caratteristiche delle emozioni, dei comportamenti aggressivi, delle capacità spaziali eccetera che sono diverse nei due sessi sia in quanto esistono differenze a livello celebrale, sia in quanto gli ormoni, maschili e femminili, agiscono sul nostro comportamento. E’ ben noto che gli androgeni (gli ormoni sessuali maschili) potenziano l’aggressività e fanno si che, in genere, i ragazzi siano più violenti delle ragazze. Queste differenze non sono omogenee come ogni aspetto della biologia: esistono forti differenze individuali che possono essere potenziate o indebolite dalla cultura ma è semplicistico negare che esse siano inizialmente un fatto biologico (…). Le diversità tra i due sessi esistono anche a livello celebrale e comportano differenze comportamentali e della personalità che non sono dettate soltanto dal modo in cui siamo allevati”. La sua conclusione. “Imboccare la strada secondo cui la parità sarebbe negata dal riconoscere che esistono differenze biologiche, come sostengono numerosi fautori delle teorie del ‘gender’, è un corto circuito che va evitato. Educare alla parità non implica necessariamente negare le differenze” (Gender & neuroscienze: la differenza esiste, in Avvenire.it 24 giugno 2021”.
7.Le preoccupazioni della Chiesa Cattolica
Papa Francesco

Papa Francesco ha manifestato più volte la devastante minaccia del Gender: “poiché distrugge alla radice quel progetto creaturale che Dio ha voluto per ciascuno di noi: la diversità, la distinzione (…). E’ un attacco alla differenza, alla creatività di Dio, all’uomo e alla donna”( Papa Francesco con L.M. Epicoco, San Giovanni Paolo Magno, San Paolo, p. 67).
Indichiamo i testi principali dove il Pontefice ha trattato il tema, menzionato anche in varie omelie pronunciate nella Messa mattutina a Casa Santa Marta.
DISCORSI
–11 aprile 2014: al BICE (Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia).
–17 novembre 2014: ai partecipanti al Colloquio Internazionale sulla complementarietà tra uomo e donna.
–16 gennaio 2015: incontro con le famiglie a Manila.
–21 marzo 2015: ai giovani a Napoli.
–15 aprile 2015: Udienza Generale.
-8 giugno 2015: ai Vescovi di Porto Rico.
-14 giugno 2015: discorso di apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma.
–27 luglio 2016: ai Vescovi della Polonia.
-16 settembre 2016: Udienza Generale.
–1 ottobre 2016: ai sacerdoti della Georgia.
–5 ottobre 2017: ai partecipanti alla XXIII Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita.
-7 gennaio 2019. Al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede.
INTERVISTE
–19 gennaio 2015: ai giornalisti nel viaggio di ritorno dalle Filippine.
-2 ottobre 2016: ai giornalisti nel viaggio di ritorno dalla Georgia e dall’Azerbaijan.
DOCUMENTI
–Enciclica: Laudato sì, n. 155.
–Esortazione Apostolica: Amoris laetitia, n. 56.
LIBRI
–Quest’economia uccide. Con un’intervista esclusiva su capitalismo e giustizia sociale, Piemme, p. 39.
-San Giovanni Paolo Magno (op. cit, pp.45-46).
Leone XIV
-17 maggio 2025 – Discorso al Corpo Diplomatico
-1 giugno 2025 – Omelia alla Messa del Giubileo delle Famiglia
-Enciclica: Magnifica humanits, n. 79
Congregazione Congregazione per la Dottrina delle Fede, MASCHIO E FEMMINA LI CREO’ (2019), Per una via di dialogo sulla questione gender nell’educazione.