PER NON DIMENTICARE IL “DRAMMA” E L’ “UCCISIONE” DI ALFIE

“Mamma non piangere, perché ora io devo andare a dormire.

 Mamma non piangere, sarò accanto a te per asciugare le tue lacrime.

Papà, sii forte, hai portato la mia lotta davanti ai tribunali, la regina, il Papa.

Sarò accanto a voi sempre e vi guarderò entrambi con orgoglio.

Abbiamo combattuto e abbiamo fatto del nostro meglio.

Ora il dolore è pesante… Non mollate la speranza

Il vostro Alfie”.

La storia

Alfie Evans nacque il 9 maggio 2016 e nel dicembre dello stesso fu attaccato ad un respiratore artificiale. Nonostante fosse nato perfettamente sano, i genitori avevano chiesto aiuto ai medici a causa di alcuni suoi movimenti sospetti ma questi affermarono che si trattava di un lieve ritardo nello sviluppo. Nel dicembre 2016  Alfie contrae un’infezione toracica che gli causa forti convulsioni e da quel momento fu attaccato ai supporti vitali artificiali presso l’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool. Grazie a questi supporti riprendere la respirazione autonomamente ma un’altra infezione, seguita da ulteriori convulsioni, lo costrinsero nuovamente alla respirazione artificiale.

Nel dicembre del 2017, i medici  dell’Alder Hey che non erano giunti ad una diagnosi sulla patologia di Alfie ma unicamente a delle supposizioni,  rifiutano la richiesta di trasferimento del piccolo all’ospedale pediatricoBambino Gesù di Roma, poichè, secondo loro, l’unica via percorribile era l’interruzione della ventilazione artificiale che lo avrebbe portato in breve tempo alla morte.

Il 20 febbraio del 2018 un giudice dell’Alta Corte di Giustizia raccogliendo le indicazione dei medici dell’Alder Hey emise una sentenza che autorizzava l’interruzione della respirazione artificiale. 

Kate James e Tom Evans, genitori di Alfie, si appellaro alla Corte Suprema Britannica per contrastare la sentenza dell’Alta Corte, ma la loro richiesta fu respinta il 20 marzo 2018. Per la Corte Suprema una cura medica attiva non era nel “migliore interesse di Alfie”.

Il 4 aprile  un Twitter di papa Francesco: “E’ mia sincera speranza che possa essere fatto tutto il necessario per continuare ad accompagnare con compassione il piccolo Alfie Evans e che la profonda sofferenza dei suoi genitori possa essere ascoltata. Prego per Alfie, per la sua famiglia e per tutte le persone coinvolte”. Il 18 aprile, dopo aver ricevuto Tom Evans, nel corso dell’Udienza Generale, Papa Francesco rivolge nuovamente un’appello a favore di Alfie. L’ ospedale Bambino Gesù di Roma e l’Istituto neurologico C. Besta di Milano manifestano la loro disponibilità ad accogliere  Alfie per diagnosticare la patologia.

La sentenza oramai è definitiva: il 23 aprile dovrà essere sospesa la ventilazione, l’idratazione e  l’alimentazione!

A nulla servono i tentativi dei genitori di opporsi alle sentenze come pure la “cittadinanza italiana” concessa dal Governo italiano per facilitare il trasferimento di Alfie nel nostro Paese.

Alle 22.30 del 23 aprile, la condanna a morte di Alfie viene eseguita! Ma, il piccolo, continua a respirare! Panico generale nei medici dell’Alder Hey che dopo nove ore gli applicano la mascherina dell’ossigeno e dopo quindici riprendendono l’ idratazione.

I genitori di Alfie non si arrendono e presentano nuovi ricorsi per chiedere nuovamente il trasferimento del piccolo a Roma. Tutti respinti; il piccolo non potrà lasciare il Regno Unito.

Muore la notte del 28 aprileStando a quanto sostiene Tom Evans, il bambino non sarebbe stato più visitato dai medici dell’Alder Hey dal momento del distacco della ventilazione artificiale.

Infine, nella notte del 28 aprile, il piccolo Alfie muore.

Interessante è questa osservazione del prof. Roberto Colombo: “Non possiamo dimenticare che la causa prossima, immediata della sua morte non è stata la malattia di cui soffriva.  Questa è stata la causa patologica, rilevante per la grave condizione fisica in cui versava, ma non ultimamente determinante rispetto al tempo del decesso di Alfie.(…) . Quel  protocollo, applicato ostinatamente e ad litteram, sospendendo un supporto vitale essenziale ha alterato il delicato equilibrio fisiopatologico di Alfie e la già compromessa capacità del suo corpo di rispondere a condizioni di stress metabolico. Un equilibrio e una capacità di risposta dell’organismo defedato che hanno dovuto affrontare una carenza di ossigeno, di acqua, di elettroliti e di nutrienti per molte ore. Il corpo del forte e coraggioso piccolo malato ha reagito attraverso un respiro autonomo che, alla fine, è stato il suo ultimo respiro per pochi giorni” (Tempi.it, 2 maggio 2018).

*Roberto Colombo: docente della Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica presso il Policlinico Gemelli di Roma, ed esperto di genetica clinica delle malattie rare con al suo attivo recenti pubblicazioni sulle riviste Clinical Genetics, Annals of Neurology, Journal of Rare Diseases e Proceedings of the National Academy of Sciences of the USA.

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