New York allo stremo ma approva l’utero in affitto

Il Parlamento statale ha dato il via libera, insieme alla legge di bilancio gravata dallo schock economico causato dall’epidemia di coronavirus, alla Gravidanza per altri commerciale.

In una New York prostrata dall’epidemia è passato quasi inosservato un provvedimento nascosto tra le pieghe del bilancio statale, approvato giovedì scorso dal Parlamento di Albany con una maratona svoltasi in videocollegamento.

Ebbene, dopo tre lustri di battaglia politica, è caduto il bando all’utero in affitto ‘commerciale’, cioè dietro compenso. Dal 15 febbraio 2021 anche nello Stato di New York sarà possibile pagare una donna per avere un figlio. La maternità surrogata cosiddetta altruistica era già consentita, ma ora il dado è tratto: una coppia infertile o omosessuale, oppure un single, non dovrà più andare altrove per ottenere ciò che prima non si poteva pagare. Un bebé. Proprio come ha fatto il parlamentare newyorchese che più di tutti e più a lungo (dal 2006) ha sostenuto la caduta dei divieti: Brad Holyman, che con il compagno-marito ha due figlie.

A sorprendere è il modo in cui si è arrivati a quello che sicuramente per il governatore democratico Andrew Cuomo, al terzo mandato, è un traguardo, seppure in questi tempi non è certo opportuno festeggiare. Il bando alla surrogata commerciale (anche chiamata gestazionale, perché avviata con gameti estranei alla madre portatrice) è caduto nel mezzo di una emergenza sanitaria, quando si è approvato a rotta di collo un budget statale gravato da 10 miliardi di entrate fiscali in meno a causa dello shock economico e dal lockdown.

Il provvedimento, una sorta di milleproroghe all’italiana, contiene, come spesso accade, anche misure non fiscali. Ci sono alcune semplificazioni giudiziarie e l’introduzionedi sanzioni alle aziende per la cosiddetta ‘pink tax’, la tassa rosa, cioè i prezzi maggiorati per i prodotti femminili rispetto ai corrispettivi maschili. E poi c’è il via libera alla Gpa commerciale. Il ‘NewYork Times’ com’è ovvio, non ha eccepito, pur notando che nella fretta di approvare il bilancio il Parlamento non ha dato il via libera a protezioni per i lavoratori della Gig economy, né alla legalizzazione della marijuana ‘ricreativa’.Ma per approvare la surrogata commerciale il tempo c’è stato.

Non è dato sapere se ciò è dovuto a un calcolo economico: New York potrebbe candidarsi a diventare un’altra capitale dell’industria riproduttiva, una Los Angeles sulla costa Est. Una solitaria obiezione è arrivata invece da Kathleen Ghallagher, della Conferenza cattolica dello Stato di New York, riportata dal sito di bioetica bioedge.org. «Non crediamo che una decisione con così grandi implicazioni etiche e legali avrebbe dovuto essere presa dietro le porte di un Parlamento chiuso al pubblico. Il via libera costituisce un male per donne e bambini. E un processo terribile per la democrazia».

I (pochi) media che hanno parlato del via libera alla Gpa commerciale spiegano che le madri surrogate godranno di uno stock di garanzie inusuali per gli Stati Uniti: oltre all’assegno già previsto ovunque per la prestazione (intorno ai 35mila dollari su un costo complessivo che oscilla tra gli 80 ai 200 mila dollari), i ‘genitori intenzionali’ dovranno pagare alle donne le consulenze legali e un’assicurazione sanitaria e sulla vita per un anno dopo la nascita del bambino. In più, le donneincubatrici avranno piena potestà sulla gravidanza, inclusa la scelta di abortire. E’ così che la liberal New York si ripulisce la coscienza?

Antonella Mariani

9 aprile 2020

https://www.avvenire.it/famiglia-e-vita/pagine/new-york-allo-stremo-ma-approva-l-utero-in-affitto