La delegazione statunitense blocca un accordo della Commissione sulla Popolazione e lo Sviluppo, rigettando l’Agenda 2030 e i termini che sottintendono la promozione di aborto e ideologia gender. Una sterzata contro i compromessi al ribasso su vita e famiglia.
Nell’Occidente che si presenta come libero e democratico, e che fa un vanto della tolleranza – e della lotta alle discriminazioni -, c’è una particolare categoria di persone che, spesso nell’indifferenza dei media, è oggi sotto attacco: sono i pro life, coloro i quali si battono per la tutela della vita umana, senza se e senza ma.
Al boom di pillole “dei cinque giorni dopo” tra le giovanissime si aggiunge l’aumento delle interruzioni di gravidanza registrato dal Ministero della Giustizia tra le teen ager dopo quello complessivo.
Proprio perché monopolizzato (e capitalizzato) da una stretta lobby, il mondo delle persone con attrazione per persone dello stesso sesso domina la fliera mediatica che decide i temi dell’opinione pubblica in preparazione all’agenda politica radicale di massa. La Chiesa cattolica, restando fedele alla rivelazione ricevuta, distilla una dottrina capace di rispettare veramente queste persone senza ridurle alle proprie pulsioni (elevate al grado di bisogni).
In Sardegna i giovani che presumono di essere nati nel corpo sbagliato e che hanno impugnato in tribunale la pretesa di voler intraprendere un percorso di transizione di genere negli ultimi dieci anni sono più che quadruplicati. Un vero e proprio boom, che in realtà nasconde una drammatica e inquietante causa, a monte, ovvero il contagio sociale.
E’ un Brasile dalla doppia faccia quello che in pochi giorni ha preso due decisioni tanto storiche quando una positiva e una pericolosissima. Due facce della stessa medaglia, quella del genere. Da una parte, infatti, è arrivato lo stop alla somministrazione a bambini e adolescenti di farmaci bloccanti la pubertà, mentre dall’altra è arrivata la sentenza che riconosce un fantomatico genere “neutro” sui documenti.
Mentre negli Stati Uniti qualcosa si muove e diverse grandi aziende sembrano finalmente rinunciare al “logo arcobaleno” per il mese del Pride, in Italia si continua a marciare nella direzione opposta.
E’ vergognoso che il Comune di Roma abbia stanziato almeno 80.000 euro, dunque soldi pubblici dei cittadini romani, pochi giorni prima della parata del Roma Pride.
Per l’ennesima volta l’Unione Europea insabbia la propaganda gender con la scusa di legiferare su temi invece moralmente giusti. E’ quanto successo con l’approvazione della Direttiva UE sulla sacrosanta “Lotta all’abuso sessuale e allo sfruttamento dei minori” che combatte anche la pedofilia e la pedopornografia. La vergogna è però aver inserito in questo documento emendamenti ideologici e palesemente in linea con l’Agenda Lgbtqia+
Un convegno a Cesena con esperti del campo psicoterapeutico per smontare tutte le bugie del gender svela il grande inganno di questa ideologia e sfata numerosi miti: a cominciare dal rischio suicidio.