LE DOMANDE AL DON… Malato psichiatrico: una persona da accogliere senza paura

By 14 Agosto 2025Attualità

Nella mia città, vicino alla mia casa, è sorto un centro di riabilitazione psichiatrica e questi malati escono e girano indisturbati; non sono pericolosi? Claudia.

LA RISPOSTA DEL DON 

 «Mi chiamo Antonio e sono matto. Sono nato nel ‘54 e vivo qui da quando ero bambino. Credevo di parlare col demonio. Così mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio». «Io sono come un pianoforte con un tasto rotto; l’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi. Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura: puzza di piscio e segatura. Per loro questa è la malattia mentale e non esiste cura». In questo modo, Simone Cristicchi, narrò la storia di un malato psichiatrico al Festival di Sanremo nel 2007, vincendo il primo premio con la canzone «Ti regalerò una rosa». Un testo commovente, frutto della sua esperienza di volontario in un centro di igiene mentale a Roma.

Se componessimo una classifica sugli «ultimi» della nostra società, dovremmo inserire senz’altro gli ammalati psichici. Infatti, come avvertiva un documento della Caritas Italiana del 2023: «la sofferenza mentale è, tra le povertà, quella che più deve in­terrogarci: sperimentarla è vivere privo d’ appoggi, di difese, di consensi, lontano e separato dagli altri, chiuso in se stesso, estraneo alla vita. È essere “tra gli ultimi della fila”, quelli che non contano, non si sentono, non sanno difendersi, non riescono a pesare nelle decisioni politiche e sociali». Per questo, il cardinale D. Tettamanzi, nell’omelia della Notte di Natale del 2008 lì definì i «cosiddetti invisibili»: «una categoria destinata ad allargarsi drammaticamente se venisse a mancare lo sguardo aperto e penetrante della carità che si fa prossimità e condivisione! (…). Sono le persone che soffrono per i più differenti disagi psichici e i loro famigliari».

L’argomento è ampio e complesso, coinvolgendo queste patologie soggetti affetti da molteplici sintomi. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OSM) le persone con  sofferenza mentale, più o meno grave, raggiungono a livello mondiale il miliardo, cioè un 1/5 della popolazione del pianeta; in Europa rappresentano il 27% degli adulti; in Italia sono oltre due milioni. Il dato è confermato dall’esteso consumo ed abuso di medicinali di sostegno: sonniferi, antidepressivi e tranquillanti. Le proiezioni future indicano un aumento proporzionale di questi disagi maggiore rispetto alle patologie cardiovascolari e tumorali. Il fenomeno interessa prevalentemente i Paesi ricchi, e i fattori scatenanti sono genetici, psicobiologici, ambientali e sociali. Molti soffrono, con modalità diverse, un «disagio psichico» procurato dal contesto societario concorrenziale, antagonista e conflittuale.

Il quesito di Claudia domanda informazioni specifiche sul malato psichiatrico comunemente inteso. Le trasformazioni degli ultimi decenni hanno inciso anche in questo ambito, soprattutto sull’ immagine di colui che nel passato era ritenuto pericoloso, perciò da rinchiudere in luoghi custoditi ed isolati. Dal 1978, con Legge Basaglia (Lg. 180/78), si è passati dall’internamento per ridurne la pericolosità, alla cura della malattia e all’inserimento sociale. Dimostrato che i manicomi non giovavano, si sono progettate alternative.

Mentre la legislazione è rispettosa della loro dignità umana e le terapie farmacologiche sono efficaci, l’assistenza a questi fragili, in molti casi, è enormemente deficitaria. E anche oggi, meno che nel passato, il binomio malattia psichica e pericolosità sociale è ancora diffuso e i vocaboli che iniziano con il suffisso «ps» incutono timore. «Spariti i manicomi non è sparita la manico­mialità come modo e stile di avvicinarsi e rapportarsi con l’ altro» (L. Attenasio, Fuori norma la diversità come valore e sapere, Armando editore, 36). Spesso, questi malati, sono rifiutati ed emarginati anche dalla famiglia, e molte si rinchiudono nella solitudine, con vergogna, non sapendoli gestire adeguatamente.

E’ urgente superare preconcetti ed atteggiamenti emotivi negativi affinché il portatore di handicap psichico possa, gradualmente, introdursi nel contesto societario e lavorativo. Nei confronti di questi “strani” che abitano accanto a noi, e che notiamo per i loro comportamenti originali lungo la strada, dobbiamo assumere un’atteggiamento positivo, superando l’irrazionale paura, mostrando disponibilità all’ascolto senza pregiudizi, aiutandoli a superare la solitudine.

Il consiglio finale è dello psichiatra E. Borgna: «Nelle pazienti, e nei pazienti, che precipitano nella malattia mentale si intravede una disperata richiesta di aiuto che Bleuler definisce così: “Accettami, ti prego, per l’amore di Dio, così come sono”. Immagine e metafora, della disperazione e della speranza, della inquietudine del cuore e della nostalgia di amicizia, e di amore, che sgorgano nelle anime ferite e torturate dalla malattia e dalla sofferenza, e che trovano sola consolazione nell’essere accolte e ascoltate con attenzione, e con partecipazione emozionale» (Le intermittenze del cuore, Feltrinelli  2003, 177-178).

Don Gian Maria