Con la morte di Francesco si sono scatenati gli aneddoti superflui su Bergoglio. Ma soprattutto i commentatori che vogliono spiegarlo ai cattolici facendo pure la morale.
Recentemente ho scritto un saggio in cui sostenevo che il Vaticano ha bisogno di una DOVE (colomba, ndr). Era un gioco di parole in inglese: il nuovo Papa trarrebbe vantaggio da un “Dipartimento per l’Efficienza Vaticana” che potrebbe imitare e migliorare il DOGE di Elon Musk. Mi spiego meglio.
Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, già prefetto dell’ex Sant’Uffizio, sulla Cina: “Non possiamo dipendere da un sistema ateo”.
Il nuovo sussidio pastorale del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.
Ma la grande maggioranza ha un impiego alle dipendenze del Dipartimento di amministrazione penitenziaria. I ristretti che hanno soggetti terzi come datori di lavoro sono appena 3.172. Stefano Granata (presidente di Confcooperative Federsolidarietà): «Per chi lavora nelle cooperative, recidiva sotto al 10%).
Il boschetto, una delle più grandi piazze di spaccio del nord Italia, è stato “bonificato”. Ma la situazione è la stessa e lo smercio si è spostato di poche decine di metri. E tanti corpi martoriati si muovono in cerca disperata di una dose. Diario di una sera trascorsa con i volontari del team Rogoredo.
Un giorno al Centro Papa Giovanni XXIII di Ancona. «L’inclusione vera non nasce da spazi speciali, ma da contesti ordinari che sanno accogliere in modo straordinario. Creare luoghi speciali è facile. Rendere ogni luogo inclusivo è la vera sfida che misura il nostro grado di civiltà», dice la presidente Giorgia Sordoni.
“Gli schiavi esistono ancora oggi- denuncia ActionAid-. Le loro vite, senza nessuno che li aiuti, sono condannate a svolgersi in condizioni disumane”.
Piccoli lavoratori sottoposti a impieghi pesanti e nocivi a soli 5 anni e inevitabilmente allontanati da scuola. Un fenomeno diffuso soprattutto in Africa, mentre Asia e Pacifico registrano un calo significativo.
Non una mattonella commemorativa, ma il racconto di una storia individuale e collettiva. Quella di Lia Pipitone, uccisa 42 anni fa all’Arenella, quartiere ad alta densità mafiosa di Palermo, per essersi ribellata al patriarcato mafioso. Oggi la sua posa nel luogo in cui la sua vita è stata brutalmente interrotta, alla presenza del figlio Alessio Carbone, delle istituzioni cittadine e di Libera che ha inserito questa iniziativa nella campagna nazionale di Libera “Fame di verità e giustizia”, che in questi giorni sta attraversando la Sicilia.