DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA – La salvaguardia dell’ambiente (1)

By 7 Novembre 2025Pillole di saggezza

Nell’affrontare il complesso argomento della “salvaguardia dell’ambiente”, il Compendio s’incarica anzitutto di contestualizzarlo nella fase storico-politico-economica che stiamo vivendo, ovvero la globalizzazione.

Precisiamo subito che, alla luce del Compendio e del Magistero di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e di Papa Francesco, emerge con tutta evidenza l’infondatezza dell’accusa rivolta alla Chiesa di “disinteressarsi” dell’ecologia. Si tratta, infatti, di una tematica approfondita negli ultimi tre decenni, ma presente nella riflessione della Dottrina Sociale in tutto il XX° secolo.

L’attenzione e la sensibilità per la salvaguardia dell’ambiente è parecchio presente nelle società occidentali. Una recettività incrementatasi come reazione al rapido sviluppo dei Paesi industrializzati che, pur composti dal 25% dell’umanità, hanno realizzato il loro progresso economico scaricando, in gran parte, costi e oneri sull’ambiente comune. Ciò ha prodotto il degradarsi degli ecosistemi, la scomparsa in parte delle biodiversità, le modifiche climatiche conseguenze del surriscaldamento che danno luogo a episodi metereologici di estrema gravità, oltre alla desertificazione di alcune regioni e l’innalzamento del livello degli oceani.

Dunque, il problema è reale, ma non tutti sono consapevoli del pericolo che l’umanità sta correndo e delle responsabilità nei confronti delle future generazioni. Per questo, si fatica, andare oltre a generiche dichiarazioni d’intenti.

La presenza del problema non giustifica però le visioni catastrofiche, a volte apocalittiche, che sconcertano e sgomentano l’opinione pubblica. Infatti, accanto a studiosi accreditati e scienziati attendibili e credibili, trattano di ambiente esperti calamitosi che drammatizzano e enfatizzano le situazioni, senza porsi di fronte alle varie questioni con la cautela e la ponderatezza che meritano, al solo fine di strumentalizzare e sfruttare la tematica. Lo apprendiamo, ad esempio, dal “Dodicesimo Rapporto” dell’ Osservatorio Cardinale Van Thuan sulla Dottrina Sociale della Chiesa che, non a caso, s’intitola: “Ambientalismo e globalismo: nuove ideologie politiche” (Dodicesimo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo. Ambientalismo e globalismo: nuove ideologie politiche, Cantagalli 2020).

Nella “quarta di copertina”, questo importante studio, propone affermazioni, poi giustificate nelle duecentocinquanta pagine del testo, che ci obbligano a porci con spirito critico di fronte all’argomento. Leggiamo infatti: «l’origine umana del riscaldamento globale non è attendibile. L’emissione di anidride carbonica ha conseguenze minime sul riscaldamento. L’ecologismo oggi dilagante ha origini eugenetiche. La Green economy non è meno speculativa dell’economia di sempre. Nel New deal dell’Unione Europea per l’ambiente c’è poca scienza, molta ideologia ed eccessivo centralismo. Le preoccupazioni sulla fine delle risorse naturali non hanno fondamento».

Interessante è pure il libro del giornalista e scrittore Giulio Meotti: “Il dio verde. Ecolatria e ossessioni apocalittiche” (Cfr. G. Meotti, Il dio verde. Ecolatria e ossessioni apocalittiche, LiberiLibri 2021). Il filosofo Robert Redeker afferma nella prefazione: «l’illusione progressista è cambiata nei contenuti: è passata dal comunismo all’ecologismo. Tramontate le illusioni targate Marx, ora la salvezza è verde (…). La religione ecologista, con i suoi dogmi, i suoi riti e le sue scomuniche, si manifesta in un “conservatorismo distruttore”: nella pretesa di conservare la natura, distrugge la storia e le sue tracce. Nel cuore dell’ecologismo alligna il disprezzo dell’uomo (…). Di verde – prosegue Redeker – è dipinto il conformismo che non ammette critiche alla visione dualistica degli ecologisti: o con la natura (il bene) o con l’uomo (il male). Il senso di colpa va instillato costantemente» (Il dio verde. Ecolatria e ossessioni apocalittiche, op. cit., 5). E Meotti, a conclusione del saggio ribadisce: «la pandemia eco-nichilista è l’ultimo stadio. Il dio verde chiede in sacrificio la morte dell’uomo. In particolare dell’uomo occidentale, il grande consumatore. Una pulsione di morte che non conosce remore»( Il dio verde. Ecolatria e ossessioni apocalittiche, op. cit., 84).

Ebbene, l’ecologismo così impostato, manifesta un odio predominante per l’uomo, ritenuto il peggiore dei nemici e il cancro del pianeta. Questa visione, com’è evidente, è in totale contrasto con la DSC che propone l’argomento inquadrandolo e collegandolo con l’ecologia umana. Se non si esamina l’ambiente in termini umani e sociali oltre che tecnici e settoriali, si finisce per aderire consapevolmente o meno a politiche di totale contrasto con il mandato di Dio all’uomo. Allo status specifico della creatura umana, l’unica cui il Creatore ha riservato attenzioni e privilegi particolari, si sta sostituendo la divinizzazione e l’adorazione della natura e, di conseguenza, la crescita civile e lo sviluppo tecnologico e scientifico, sono presentati come “aggressioni” alla terra. Una visione chiaramente riduttiva, non essendo inquadrata in un’interpretazione antropologica ampia, che ponga al centro l’uomo di oggi e di domani.

Quindi, in modo erroneo, tanti relazionano l’ecologismo con il problema demografico, che è un aspetto non rilevante della questione Proponendo “niente figli” o illudendosi di riequilibrare il pianeta con contraccettivi ed aborti, gli ecologisti neomalthusiani scordano che l’aumento della natalità, se ben gestito, è alquanto positivo. Sconfinando ben oltre le questioni dell’ambiente, il neomalthusianesimo sta conquistando il discorso complessivo sull’ecologia.

Già nel 2002, l’ONU affermava nel “Rapporto Popolazione ed Ambiente” che nel ventesimo secolo la popolazione mondiale si era incrementata di quattro volte, specificando però che il PIL mondiale si era moltiplicato per quaranta. Inoltre, le cifre reali sulla popolazione mondiale sono incerte, essendo impossibile programmare e realizzare un censimento globale. «Gli Stati Uniti – che hanno una lunga tradizione sia nell’operare censimenti, sia nell’uso degli strumenti più sofisticati per il trattamento dei dati – sono in grado di determinare la popolazione nazionale con un margine di errore del 2,1%»( Britannica Book of the Year, Encyclopaedia Britannica, 2012, 748). Un margine che nei Paesi in via di sviluppo raggiunge anche il 20%. Inoltre, le stime per il futuro sono condizionate da eventi imprevisti come epidemie e pandemie, crisi economiche, guerre, terremoti… Riferendosi a cifre approssimative e trascurando “le varianti”, taluni parlano che 8,5 miliardi di persone abiteranno il pianeta nel 2040, altri di 9,2 miliardi o anche di 10 miliardi nel 2050 ma nessuno è in grado di fornire dati inequivocabili e soprattutto documentati.

Da decenni, alcuni Paesi ed Organizzazioni Internazionali, hanno adottato la “teoria” di Thomas R. Malthus (1766-1834) lanciata nel 1798 con il saggio An essay of the principle of the population as it affects the future improvement of society (Saggio sul principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società). Malthus sosteneva che l’incremento demografico avrebbe causato nel mondo una povertà in progressiva e costante crescita. Di conseguenza, l’esclusiva soluzione per contrastare l’impoverimento dell’umanità era il controllo delle nascite. Però il malthusianesimo, come evidenziano da accreditati economisti, da John M. Keynes (1883-1946) a Robert Solow (Premio Nobel per l’Economia 1987), si è rivelato una teoria fallimentare, non essendoci sviluppo e ricchezza in assenza di popolazione giovane e in crescita, poiché natalità e sviluppo economico sono valori strettamente collegati. Cosa sta provocando, ad esempio, la denatalità in Italia? La diminuzione del PIL nazionale, accompagnato da un insostenibile incremento dei costi fissi societari, dalla sanità alla previdenza, dato che la popolazione inesorabilmente invecchia. Inoltre, la riduzione della produttività, genera fra le varie conseguenze che un numero minore di giovani entra nel mercato del lavoro. Infine, dobbiamo costatare, l’assottigliamento del risparmio, dovendo le famiglie affrontare costi sempre maggiori a seguito dei costanti incrementi delle imposte e della riduzione dei servizi. L’economista Ettore Gotti Tedeschi, già presidente dello IOR (Istituto per le Opere di Religione) nella relazione tenuta alle “Settimane Sociali” di Reggio Calabria (ottobre 2010), sostenne che la denatalità sta all’origine dell’attuale crisi economica. Senza generare figli si modifica il ciclo economico, assottigliando  la ricchezza ed ampliando unicamente i costi.

Un’altra obiezione riguarda l’insufficienza delle risorse, scordando che queste non sono “immobili” ma evolvono a seguito delle conoscenze scientifiche e dei progressi tecnologici. Un esempio positivo di “moltiplicazione” delle risorse nel campo agricolo è il programma “Fame zero” attuato da alcuni decenni in Brasile. Quel Paese sta fornendo cibo a milioni di persone e ridotto, in vent’anni, del 62% la malnutrizione infantile. Da ciò si deduce, che un futuro vivibile per tutti, potrà essere costruito unicamente con modalità differenti nella distribuzione mondiale delle risorse. Unicamente un benessere esteso a tutti i popoli, che superi gli egoismi dei Paesi ricchi e delle multinazionali, produrrà un equilibrio globale e anche ambientale.

L’economista e sociologo francese Alfred Sauvy (1898-1990) notò che la disfatta dell’Impero Romano fu dovuta anche dalla riduzione della sua popolazione che in due secoli diminuì del 50%. Un insegnamento storico che dovrebbe preoccupare varie nazioni almeno quanto l’urgenza di salvaguardare l’ambiente.

Don Gian Maria Comolli (fine prima parte)