Stiamo trattando la “salvaguardia dell’ambiente”, argomento molto attuale soprattutto in questi giorni poiché dal 10 al 21 novembre si svolgerà a Belém, in Brasile, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop 30).
Dopo un’ introduzione generale la scorsa settimana ora passiamo ad esaminare il pensiero della Dottrina Sociale della Chiesa. Il Compendio, tratta la tematica, nel capitolo decimo suddividendolo in quattro parti: 1.Gli aspetti biblici del problema; 2.L’uomo e l’universo delle cose; 3.La crisi nel rapporto tra uomo ed ambiente; 4.La comune responsabilità in riferimento all’ambiente come bene collettivo, all’uso delle biotecnologie, alle risorse e a nuovi stili di vita. Il testo, inoltre, elabora una scala di valori per ricostruire un rapporto positivo con il creato e con l’ambiente, ma non suggerisce progetti.
1.Aspetti biblici
Nella prima parte del capitolo, il Compendio dichiara che il popolo d’Israele percepiva la terra come il luogo e il progetto che Dio affidò alla responsabile guida e operosità dell’uomo (cfr. 451). Tale visione è riscontrabile nel racconto della creazione che narra il rapporto tra l’uomo e le creature: «Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome» (Gen. 2,19). È l’avvio dell’avventura della scienza, della tecnica e del lavoro. Afferma il Compendio: «la relazione dell’uomo con il mondo è un elemento costitutivo dell’identità umana. Si tratta di una relazione che nasce come frutto del rapporto, ancora più profondo, dell’uomo con Dio. Il Signore ha voluto la persona umana come Sua interlocutrice: solo nel dialogo con Dio la creatura umana trova la propria verità, dalla quale trae ispirazione e norme per progettare il futuro del mondo, un giardino che Dio le ha dato affinché sia coltivato e custodito (cfr. Gen. 2,15)”» (452).
2.L’uomo e l’universo delle cose
Partendo dall’insegnamento della Bibbia, il Compendio, valuta positivamente sia le conquiste della scienza sia il progresso della tecnica (cfr. 457) ribandendo che «i risultati della scienza e della tecnica sono, in sé stessi, positivi» (457), e che «l’attività umana individuale e collettiva, ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita corrisponde al progetto di Dio» (456).
Concetti riaffermati in termini magistrali da Giovanni Paolo II nell’ intervento al “Symposium sulla fisica”: «da credenti in Dio, che ha giudicato “buona” la natura da lui creata, noi godiamo dei progressi tecnici ed economici, che l’uomo con la sua intelligenza riesce a realizzare» (18 dicembre 1982). Ma serve porre attenzione, o meglio va ribadito anche il concetto di “retta applicazione”, poichè come avverte il Compendio, «noi sappiamo che questo potenziale non è neutro: esso può essere usato sia per il progresso dell’uomo, sia per la sua degradazione. Per questa ragione, è necessario mantenere un atteggiamento di prudenza e vagliare con occhio attento natura, finalità e modi delle varie forme di tecnologia applicata» (458).
Inoltre, occorre ricordare che «il punto di riferimento centrale per ogni applicazione scientifica e tecnica è il rispetto della persona, che deve accompagnarsi ad un doveroso atteggiamento di rispetto nei confronti delle altre creature viventi” (Compendio 459). In conclusione, «se l’uomo interviene sulla natura senza abusarne e senza danneggiarla, si può dire che interviene non per modificare la natura ma per aiutarla a svilupparsi secondo la sua essenza, quella della creazione, quella voluta da Dio» (Compendio 460).
Da questa constatazione nasce l’appello agli scienziati: «lavorando in questo campo, evidentemente delicato, il ricercatore aderisce al disegno di Dio. Dio ha voluto che l’uomo fosse il re della creazione. In fondo, è Dio stesso che offre all’uomo l’onore di cooperare con tutte le forze dell’intelligenza all’opera della creazione» (Compendio 460).
Don Gian Maria Comolli (fine seconda parte)
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