LE DOMANDE AL DON… SCIOPERO. E’ ora di porre chiare regole e soprattuttto farle rispettare

By 21 Novembre 2025Attualità

Mi chiamo Ivan, abito nella periferia di Milano, lavoro in una piccola società (tre mezzi per raggiungerla). Quello che non riesco più a sopportare e mi esaspera sono gli scioperi  “improvvisi”, superando ogni  regola, a cui vieni a conoscenza uscendo di casa.  La gente è esasperata non teme che con il passare del tempo si potrebbe giungere ad un clima simile a quello degli ultimi decenni del XX secolo? Ivan.

LA RISPOSTA DEL DON

Il suo scritto Ivan mi ricorda un episodio vissuto alcune settimane fa. Mi trovavo a Roma e “improvvisamente” è stata indetta una giornata di sciopero dei mezzi pubblici (la terza in quaranta giorni).  Il mio impegno era presso l’Università Lateranse che dista a piedi dalla stazione Termini (circa quattro chilometri)  e le “fasce di garanzia” sono state rispettate solo in parte, inoltre il percorso dei pochi bus era intasato da un traffico  molto sostenuto, perciò si procedeva a “passo d’uomo”. A mezzogiorno un’altra “sorpresa”. Un sms mi annunciava che tutti i treni pomeridiani della compagnia “Italotreno” erano stati cancellati sempre per uno sciopero del personale NTV  ed io avevo prenotato giorni prima (alla cifra di 109 euro) alle 17.00 il viaggio di ritorno a Milano.  Incredulo e sbigottito della “poca serietà” di questa compagnia (e ribadisco non sola) che due giorni prima mi aveva venduto il biglietto senza avvisarmi, e con la quale risparmi, nonostante quello che annuncia la pubblicità, solo “pochi euri”, con fatica ho trovato un biglietto sulla Freccia Rossa al costo di 185 euro.

I forti disagi che questi scioperi hanno provocato a me e a migliaia di persone mi inducono a proporre alcune riflessioni al mondo politico sia di destra che di sinistra, che pur riempendosi la bocca di “diritti dei cittadini” o di “discriminazioni” improvvisamente sono ammutoliti, anche se lo sciopero è un chiaro attentato ai diritti del singolo di poter svolgere le sue attività quotidiane e una forma di discriminazione nei riguardi dei cittadini.

Sono perfettamente consapevole che lo sciopero è un “diritto del lavoratore”  (articolo 40) ma qui dovremmo aprire anche un altro argomento. Il fatto che è un diritto previsto dalla Costituzione che ha quasi dopo 80 anni, dovrebbe indurre le forze politiche ad alcuni aggiornamenti e revisioni. Inoltre, essere un diritto garantito dalla Costituzione non lo rende, e non solo nei riguardi dello sciopero, un’azione “eticamente corretto” o un “dogma” che non possa essere modificato, soprattutto quando provoca forti disagi a cittadini non colpevoli delle varie situazioni. Penso non solo agli scioperi dei mezzi di trasporto ma ai blocchi stradali o ferroviari e alle agitazioni nella sanità e in altri settori. Come pure, principalmente  i sindacati, che dovrebbero essere a fianco dei lavoratori sono arretrati di almeno di cinquat’anni con una serie di proteste che, anche se diversificate nei contenuti e negli obiettivi, non producono nessun risultato se non quello dell’alleggerire le buste paghe dei scioperanti.

Dunque quattro riflessioni.

Prima. IL DIRITTO E I DIRITTI

Lo sciopero è una “irresponsabile” rivendicazioni di diritti individuali o di categoria svincolato da ogni normativa etico-morale  poiché penalizza  il più debole, cioè il cittadino. Nel caso dei trasporti limitandone il movimento o sottoponendolo a maggiori rischi, ad esempio per l’intenso traffico, e in della sanità prolungando la sofferenza e l’ansia nel caso l’esame o l’intervento venga posticipato anche di molto per le lunghe lista d’attesa ciò può peggiorare la situazione di salute di molti. Ai vari scioperanti l’antico detto: “Ricordati che i tuoi diritti finiscono dove iniziano i miei”. Inoltre, l’esaltazione disperata dei diritti, è disgregatrice della convivenza sociale dimenticando i doveri dell’ “io personale” verso il “tu comunitario”.

Una forma di sciopero che non nuocerebbe il cittadino è quello definito “bianco”; il non far pagare per quella giornata il biglietto del mezzo o il tiket per la prestazione. Anche in questo caso l’Azienda avrebbe dei danni notevoli.

Seconda. LE RESPONSABILITA

Lo sciopero, il più delle volte, è una manifestazione esasperata per ottenere “ciò che è dovuto”; cioè aumenti salariali o condizioni ambientali che salvaguardino la salute fisica dei lavoratori e la loro integrità morale. Quindi, una forte responsabilità morale l’assumono anche i “responsabili” delle varie Aziende non dando al lavoratore  “la giusta remunerazione” che è lo strumento più importante per realizzare la giustizia nei rapporti di lavoro. “Il giusto salario è il frutto legittimo del lavoro”, di conseguenza commette grave ingiustizia chi non lo dà in equa proporzione o nel tempo debito. Serve  perciò che tutte le trattative siano guidate da questa visione, oltre che mettere in atto altre modalità per il superamento dei conflitti. L’invito a tutti è di porre, lo ribadisco nuovamente, alla base di ogni contrattazione, oltre la giusta remunerazione  deve stare anche il “bene comune” dimenticando i molteplici interessi delle amministrazioni o delle categorie. La responsabilità nei riguardi del “bene comune” che postula contemporaneamente l’esigenza di valutare l’altrui interesse come il proprio.

Terza. LE CONSEGUENZE

Ormai, il cittadino è stremato dalle continue “angherie” che subisce in tutti i settori: dai trasporti alla indegna e odiosa burocrazia. Sui social network monta in continuazione “la rabbia”, oppure leggiamo: “Centinaia di passeggeri esasperati stamani hanno occupato i vagoni di un convoglio della metro A di Roma che si era fermato perché il macchinista aveva aderito allo sciopero del trasporto pubblico. Gli utenti si sono rifiutati di scendere mentre dall’altoparlante venivano invitati a ‘evacuare i treni, le stazioni e fermate’ La situazione, secondo alcune testimonianze si è fatta incandescente tanto che sono dovuti intervenire vigilantes e forze dell’ordine. Il convoglio è poi ripartito finendo la corsa, come previsto, al capoline” (Fonte: Ansa.it)

Quarta.  DA STRUMENTO DI LOTTA A MOVIMENTO POLITICO

 Si sciopera contro il governo, contro una riforma, contro un provvedimento, con modalità che spesso sembrano più dettate dal movente politico che non da reali esigenze di miglioramento delle condizioni di lavoro. Il rischio è quello di un abuso sistematico dello strumento della protesta, con inevitabile svuotamento della sua efficacia.

CONCLUDENDO

E concludo con un episodio personale. A mia  mamma accreditavano la pensione su un vecchio libretto bancario a Lecco e ogni mese dovevo recarmi lì pur abitando a quaranta chilometri di distanza a Cernusco sul Naviglio (Mi). Un giorno per problemi informatici non riuscì l’operazione. Un bancario mi  disse che il tutto poteva essere fatto a Cernusco ma lì l’impiegato mi disse che era impossibile. Feci chiamare il direttore e subito diede ordine di compiere l’operazione. E ciò mi fece risparmiare ogni mese decine di chilometri. Ecco il dovere di ognuno di noi: denunciare, denunciare, denunciare…  far uscire le figure apicali dei loro uffici.

Non voglio demonizzare lo sciopero ma temo molto che come oggi è gestito possa riportarci a momenti bui della storia del XX che non vorremmo non si ripetessero più. Allora nessun potrà ripetere “non ce lo aspettavamo”.