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14 Gennaio 2026

SETTIMANANEWS – I salmi del viandante

By | Spiritualità

I salmi detti «delle salite» sono i quindici salmi (Sal 120-134) che si pensava fossero recitati dai pellegrini a uno a uno salendo i quindici gradini dell’altare a Gerusalemme. Queste usanze non sono state riscontrate. Alcuni li accostano al tema del ritorno dall’esilio; gli esiliati sono coloro che “salgono” a Gerusalemme.

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AVVENIRE – Avverbi di troppo

By | Attualità

Risparmiare sugli aggettivi, astenersi di massima dagli avverbi. Sono regole minime di scrittura e, come tutte le regole, sono da commisurare alle relative eccezioni, perché le regole si rispettano finché non ci si accorge che l’eccezione è non solo più comoda, ma anche più efficace. Straordinariamente efficace, per restare in tema. Con mia stessa sorpresa, mi sono reso conto che in questi appunti sul signor Kenobi ho largheggiato quando avrei dovuto trattenermi, e mi sono lasciato andare proprio dove sarebbe stato meglio adoperare maggior prudenza.

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PROVITA&FAMIGLIA – La “bambina trans” di National Geographic ora dice: «La transizione mi ha rovinato la vita»

By | Articoli Bioetica 2018

Forse ricorderete Avery Jackson, il volto simbolo dell’ideologia gender infantile. E ricorderete quando, a nove anni, finì sulla copertina del National Geographic come “prima bambina transgender”. Oggi, a diciassette anni – secondo quanto riportato su X dall’attivista Diana Alastair, femminista “old school” e “gender critical”, impegnata da anni a difendere spazi, sport e istituzioni riservati alle donne – Avery avrebbe annunciato di identificarsi come non binario e asessuale, ma senza nessun risvolto positivo.

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IL FATTO QUOTIDIANO – “La nostra mente, a forza di guardare nell’abisso del dolore degli altri, se ne porta un pezzetto a casa. E il mondo diventa intrinsecamente pericoloso”. Ecco cosa succede a chi assiste alla tragedia di Cras-Montana raccontata da tv e giornali

By | Attualità

Le immagini scorrono, i dettagli si moltiplicano, l’evento resta lontano ma l’impatto emotivo è immediato. Tragedie come quella di Crans-Montana non colpiscono solo chi le vive in prima persona: entrano nelle case, nei pensieri, nelle paure quotidiane di chi guarda, legge, ascolta. Cosa succede allora nella mente di chi assiste “da lontano”? È solo empatia, voyerismo o qualcosa di più profondo che lascia tracce durature sul piano psicologico?

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