
La liturgia ci presenta nella prima domenica di Quaresima “l’esperienza spirituale” che Gesù ha compiuto nel deserto sotto l’azione dello Spirito, e che anche noi dobbiamo ripercorrere per prepararci a vivere bene la Pasqua. Quindi, anche noi, dobbiamo simbolicamente, andare nel deserto. Ciò ci aiuterà anche a determinare il nostro rapporto “fede-comportamento-legge”; fondamentale ma, forse, un po’ confuso.
Per molti, essere cristiani, significa: osservare i comandamenti e i precetti della Chiesa, e nella Quaresima, pregare un po’ di più e elargire qualche elemosina… In questo modo, però, si confonde la “religiosità” con la “moralità” ponendo la normativa al primo posto. ,
Seguendo unicamente una “mera osservanza” ci si sente tranquilli in coscienza, ma questi “atteggiamenti meccanicisti” svuotano il cristianesimo della sua originalità, invece, il cammino del deserto è primariamente “un incontro intimo e fraterno” con il Signore Gesù, al quale apriamo il nostro cuore permettendogli di abitarci.
L’esperienza di Gesù nel deserto ci invita a modificare molte nostre azioni per offrire loro un senso più profondo e un significato autentico.
Impostato l’atteggiamento essenziale della quaresima: un incontro intimo e fraterno con il Signore Gesù, possiamo evidenziare alcuni gesti e comportamenti.
1.Il deserto è un luogo arido, immerso e circondato dal silenzio.
Gesù si è recato lì per ascoltare la voce di Dio e per prepararsi alla sua missione salvifica. Questo significa che l’incontro con il Cristo avviene unicamente: nella quiete dentro e attorno a noi, nella lettura e nella meditazione prolungata della Parola, poiché, solo così, lo si conosce e si interiorizza il Suo insegnamento.
Dobbiamo andare tutti nel deserto? Non è possibile e Dio non lo vuole. Dobbiamo invece programmare momenti di silenzio nelle nostre case per nutrirci del silenzio, dell’ascolto della Parola di Dio e dell’adorazione.
2.Nel deserto domina l’austerità.
Chi lo percorre porta con sé il minimo per sopravvivere, mentre noi siamo abituati a possedere molto e alla fine: non ci soddisfa mai nulla e allora viviamo immersi in un forte sciupio. L’austerità, è dunque il richiamo alla sobrietà, che dovrebbe sbocciare nella solidarietà.
3.Il cammino del deserto è lungo.
Gesù ha vissuto questa esperienza per quaranta giorni, ciò mostra che l’entusiasmo iniziale è insufficiente; servono la costanza e il sacrificio. È allora che, anche senza rendersi conto, incominciano i timori e le ricerche di alibi. Unicamente perseverando in questa rivoluzione interiore ci accorgeremo dei benefici poiché il frutto della perseveranza e del sacrificio è la gioia spirituale.