Questa intervista a Umberto Galimberti è pubblicata sul numero 47 di Vanity Fair un numero speciale in cui 10 grandi saggi riflettono sul passato, sulle sfide di oggi e sulle idee per il futuro.
Dalla Sierra Leone alla laurea negli Usa, passando per una famiglia di Ostia: la storia di Ibrahim è il simbolo di un modello che funziona. Oltre mille persone accolte in un decennio dalla rete di Refugees Welcome dimostrano che l’integrazione è fatta innanzitutto di legami: «L’inclusione si fa con e nella comunità, non basta occuparsi degli aspetti economici e abitativi», sottolinea Sara Consolato, responsabile Comunicazione dell’organizzazione. E avverte: le politiche dell’Unione europea svuotano di senso il diritto di asilo
I Racconti di un pellegrino russo sono un’opera narrativa e spirituale da un autore anonimo. Il testo narra la storia di un pellegrino che, spinto dall’esortazione di san Paolo a «pregare incessantemente» (1 Tessalonicesi 5,17), intraprende un lungo viaggio portando con sé solo la Bibbia e una bisaccia di pane secco. Il viaggiatore cerca un monaco che gli insegni a vivere ogni istante della propria vita con la mente rivolta a Dio. La sua esperienza si trasforma ben presto in un viaggio interiore, dove la preghiera non è più un atto compiuto dal pellegrino ma una pratica che trasforma profondamente e permea completamente la sua stessa esistenza.
Il Vangelo di questa domenica ci mette di fronte a due grandi necessità dell’anima: possedere occhi aperti sulla vera Luce che è Gesù e trasformarci, per i nostri vicini dei cristiani credibili.
Una coppia lesbica ricorre alla fecondazione eterologa in Spagna: una delle due donne fornisce l’ovulo da fecondare e l’altra partorisce. L’ennesima aberrazione. Dopo una causa legale, la Cassazione ha riconosciuto la doppia omogenitorialità, con un percorso argomentativo fallace.
«Chiariamo una cosa semplice: dire che una donna è una persona adulta di sesso femminile non è odio, è italiano, come da vocabolario. Le accuse di “discriminazione” e “incitamento all’odio” sono semplicemente surreali. Davvero siamo arrivati al punto in cui anche i dizionari diventano offensivi? Che cosa facciamo allora: entriamo nelle biblioteche, nelle scuole e nelle librerie per sequestrarli? O passiamo direttamente ai roghi dei dizionari?»