
Il Signore Gesù, dopo la sua risurrezione, determinò la sua presenza tra gli uomini fino al termine del mondo mediante il Pane e il Vino consacrati nella Messa in quanto racchiudono il Suo corpo, il Suo sangue, la Sua anima e la Sua divinità. Inoltre, il Cristo, ordinò ai suoi apostoli di ripetere il gesto da Lui compiuto nel corso dell’Ultima Cena e confermato apparendo dopo la Pasqua, indicandone anche la frequenza: “La sera di quello stesso giorno” cioè la domenica della risurrezione comparve (cfr. Gv. 20,19ss), poi, otto giorni dopo, ritornò (cfr. Gv. 20,26ss).
E, da quel giorno, Lui, il Signore Gesù, non ha mai omesso questo appuntamento settimanale con gli uomini, permetto loro anche di adempiere il Terzo Comandamento: “Ricordati di santificare le feste”. Inoltre, dal libro degli Atti degli Apostoli, apprendiamo che la prima comunità cristiana di Gerusalemme si riuniva la domenica, il Giorno del Signore, per leggere la Parola e per spezzare il Pane (cfr. At 3,42-44).
Quindi generazioni di cristiani, sono state fedeli a questo incontro pur affrontando notevoli pericoli, rischi e sacrifici. Ad esempio, i cristiani dei primi secoli affermavano: “non possiamo vivere senza partecipare alla Messa della domenica”, e per essere presenti all’ incontro con il Signore Risorto, mettevano anche a rischio la loro vita. Perché a Roma sono state costruite le catacombe? Per tutelarli in parte. Una cosa è certa: erano pienamente consapevoli che uscendo da casa ignoravano se vi avrebbero fatto ritorno, rischiando di essere arrestati, torturati e uccisi dai soldati romani.
Con il trascorrere dei secoli la situazione migliorò, ma ancora oggi in tanti, rischiano! Esemplare fu il comportamento di molti, anche nel XX secolo, quando i regimi marxisti-comunisti dell’Europa dell’Est, soppressero i diritti religiosi eliminando ogni pratica cultuale. Ma anche nel XXI° secolo in alcuni Stati, dalla Cina alla Corea del Nord, a vari Paesi arabi per un totale di 50 nel mondo, i cristiani devono partecipare alla Messa “di nascosto” dal momento che le persecuzioni proseguono. E, come scordare i resoconti storici che evidenziano che pure in Italia, in “tempi difficili” (pestilenze, epidemie, guerre…) i cristiani desideravano trovarsi insieme a celebrare l’Eucarestia?
Esaltati, fanatici o come si dice oggi “invasati”? No, solamente “cristiani adulti” che hanno compreso una verità fondamentale: solo Dio è il regista della storia, l’uomo è unicamente uno strumento, allora, come affermava sant’Ignazio di Loyola: “Prega come se tutto dipendesse da Dio e lavora come se tutto dipendesse da te”.
Il secolarismo e il relativismo con il trascorrere degli anni hanno ridotto anche nel nostro Paese il numero di chi avverte “il bisogno” di incontrare settimanalmente il Signore Gesù risorto. La partecipazione alla Messa della domenica oggi Secondo i dati Istat del 2023, sommando tutte le fasce d’età e con differenze tra i vari territori, partecipano ogni domenica alla Messa una persona su quattro, circa il 20% della popolazione, con una diminuzione in 10 anni del 13%, dato aggravato dalla pandemia. Eppure, oltre l’80% degli italiani si dichiara cristiano ma poi molti aggiungono una proposizione insensata: “cristiano ma non praticante”, cioè “cristiano a modo mio”.
Una frase qualunquista ma soprattutto contraddittoria: o sei cristiano e ti fai coinvolgere da quello che il Maestro, cioè Gesù ti chiede, ovviamente non solo, ma anche, partecipando alla Messa della domenica, oppure vivi con una fede “fai da te”, accettando unicamente gli aspetti spirituali e religiosi che richiedono uno scarso impegno e hanno poco influsso sullo stile personale, poiché il credere non è unicamente il prodotto del proprio pensiero, ma il frutto di una relazione e di un dialogo che nasce e vive nella Chiesa come ricordato da papa Francesco: “La familiarità con il Signore, dei cristiani, è sempre comunitaria. Sì, è intima, è personale ma in comunità. Una familiarità senza comunità, una familiarità senza il Pane, una familiarità senza la Chiesa, senza il popolo, senza i sacramenti è pericolosa. Può diventare una familiarità – diciamo – gnostica, una familiarità per me soltanto, staccata dal popolo di Dio” (17 aprile 2020).
Le “scusanti” più comuni per non partecipare alla Messa della domenica
-Partecipo alla Messa della domenica solo quando me la sento, quando ho voglia…
Con questa affermazione riduciamo la Messa a sensazione, a sentimentalismo, a puro stato emotivo. Ciò significa valutare I’aspetto religioso e spirituale una dimensione facoltativa della nostra personalità, scordando che accanto a quella biologica, psicologica, sociale… possediamo pure una componente spirituale. Unicamente potenziandola conseguiamo il “benessere” a cui aneliamo.
-Non ho tempo…
Pur dovendo onorare molteplici impegni, quando desideriamo ciò che riteniamo importante, lo ricerchiamo con insistenza. La Messa va inserita in questa ottica. Per questo, soprattutto nelle città, le Messe sono celebrate in più orari, anche nei giorni prefestivi, per favorire la scelta più opportuna e più comodante per ognuno.
-Chi partecipa alla Messa della domenica è peggiore degli altri…
Anche se lo fosse, Cristo ci invita a riconoscere prima la “trave” presente in noi, poi la “pagliuzza” dell’altro (cfr. Lc. 6,14). E’ il gusto, sottilmente perverso, di sentenziare sulla coscienza degli altri, evitando però di esaminare con lo stesso rigore la propria. Non abbiamo nessun diritto di giudicare, e tantomeno di giustificare una nostra azione errata, accusando il fratello. Inoltre, ognuno, dovrà rispondere a Dio delle sue azioni: alcuni del cattivo esempio, noi della nostra assenza alla Messa della domenica.
-Non mi piace il prete… è noioso, incoerente, antipatico…
Il sacerdote è un uomo con molteplici difetti come ciascuno di noi; di conseguenza, potrebbe non essere del tutto adeguato al ruolo che svolge. Ma, quando presiede l’Eucarestia, non agisce a titolo personale: esercita un ministero affidatogli dal Signore Gesù con l’ordinazione presbiterale. Una precisazione per i sacerdoti: una buona omelia è un diritto dei fedeli.
-La Messa è sempre uguale…
La Messa è l’appuntamento domenicale con il Cristo, il padre, il fratello e l’amico. E, gli incontri più intimi, non sono mai identici, essendoci un rapporto di fratellanza e di amicizia che aumenta essendo fondato sulla legge del cuore. Quindi, se il nostro rapporto con il Signore Gesù, è autentico, la celebrazione eucaristica è sempre qualcosa di nuovo.
Anche il simbolismo del banchetto ci fa comprendere la gioia e la spontaneità con cui dovremmo partecipare; la stessa presente quando ci riuniamo a tavola con i nostri famigliari e i nostri amici.
Un altro aspetto presente in questa scusante è la presenza alla Messa più da spettatori che da attori; non ci sentiamo coinvolti nei gesti poiché non li interiorizziamo e non ne comprendiamo la ricchezza. Tutto diventa ovvio, scontato e forse banale.
-Posso pregare anche da solo e in casa.
Ma Cristo, non vuole cristiani singoli e individualisti ma partecipi di una comunità che è la Chiesa. Piaccia o no questo è il suo comando ricordato anche da papa Francesco: “La familiarità degli apostoli con il Signore sempre era comunitaria, sempre era a tavola, segno della comunità. Che il Signore ci insegni questa intimità con Lui, questa familiarità con Lui ma nella Chiesa, con i sacramenti, con il santo popolo fedele di Dio” (17 aprile 2020).
E, anche al termine della Messa, il Signore Gesù, rimane lì nel tabernacolo della chiesa; a Lui possiamo rivolgersi in ogni momento, davanti al tabernacolo, raccontare i nostri dolori, le nostre difficoltà o le nostre gioie ed intercedere il suo aiuto.
Affermava la mia mamma nella sua semplicità: “per la sua grandezza non c’è un corrispettivo economico adeguato per remunerare una Messa” avendo il Signore pagato con il dono della sua vita la nostra salvezza.
Per il cristiano, la Messa della domenica, è un atto sacro, il più sacro di tutta la settimana! Va salvato a tutti i costi e a denti stretti, soprattutto in questo periodo in cui siamo circondati da guerre, in cui tutte le certezze, le sicurezze e le illusioni sono crollate. Ecco allora l’invito di san Paolo VI: “Cristo tu ci sei necessario…”. Il tempo donato a Cristo la domenica non è mai perduto ma piuttosto guadagnato offrendo senso alla vita e umanizzando i rapporti.
don Gian Maria Comolli