
Per la riflessione di questa domenica proponiamo una frase della seconda lettura della Messa: «Pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1 Pt. 3,15) che evidenzia il dovere del cristiano di fornirne le motivazioni del perché crede, spiegando con precisione i fondamenti della fede, l’importanza del credere e la capacità del cristianesimo di trasformare la vita.
Molti cristiani conoscono unicamente il catechismo appreso nella preparazione ai sacramenti della Comunione e della Cresima. Questo è insufficiente poiché le varie fasi della vita portano con sé problematiche nuove, le conoscenze culturali si ampliano e le esperienze si moltiplicano. Per questo le risposte percepite nell’infanzia e nell’adolescenza, diventano inidonee. Inoltre, anche il contesto societario è in continua trasformazione per cui la testimonianza richiede un approfondimento costante. Gli interrogativi e i problemi cambiano continuamente come pure le tematiche riguardanti la vita, la sua origine, la dignità della persona, il rapporto tra lo scientificamente possibile e il moralmente accettabile di fronte alle scoperte in campo medico e genetico. Anche la fede, pur non essendosi trasformata nel suo messaggio, nei suoi fondamenti e nei suoi dogmi è stata approfondita. Di conseguenza per evitare annunci non corrispondenti alla Parola di Dio, per evitare di costruirsi una religione personale, per evitare di smarrirsi intellettualmente e spiritualmente, è indispensabile conoscere con precisione i fondamenti del cristianesimo come pure, giorno dopo giorno, intersecare contemplazione ed azione.
Ecco i suggerimenti di san Pietro per proporre efficacemente il Vangelo.
Con dolcezza. E’ dolce chi accosta l’altro con la calma ispirata dalla bontà, lo comprende e lo rassicura con la sua presenza.
Con rispetto poichè manifesta amore per l’altro e per la sua vita di fronte a qualsiasi scelta compiuta, anche a quelle che non condividiamo.
Con retta coscienza, cioè l’unica preoccupazione che ci deve guidare e su cui confrontarci è la fedeltà al messaggio evangelico.
Nel pluralismo. Non obbligheremo nessuno a credere, ma non possiamo neppure rinunciare alle nostre idee, né per apparire più amabili, più moderni o per guadagnare maggiori consensi. Ecco l’importanza di un dialogo franco e chiaro che superi atteggiamenti di buonismo, di indifferenza, di permissività. Confrontiamoci apertamente, senza però rinunciare, acriticamente, ai valori e alle tradizioni cristiane.
Da ultimo non possiamo scordare l’importanza di una adeguata formazione. Come?
-Partecipando a corsi, dibattiti, convegni di cultura religiosa.
-Studiando il “Catechismo della Chiesa Cattolica” che riporta la dottrina cristiana in tutta la sua globalità. Esiste anche un riassunto che è il “Compendio del Catechismo”.
-Leggendo libri di cultura religiosa.
Di strumenti ne abbiamo a disposizione molti. E’ indispensabile utilizzarli per superare la nostra ignoranza e quella prese nella società attuale.