La volgarità della bestemmia

By 18 Giugno 2026Spiritualità

I rapporti tra le persone nel contesto societario peggiorano di giorno in giorno con un’ aggressività che a volte spaventa e casi cronaca lo dimostrano. Ma pure il  linguaggio non sta vivendo momenti migliori. Ci sono persone che inseriscono quotidianamente nei loro intercalari bestemmie nei confronti di Dio e della Chiesa mostrando così la loro volgarità.  

LA RISPOSTA DEL DON

La bestemmia, intesa come l’atto di pronunciare espressioni sacrileghe rivolte contro la divinità o simboli religiosi, rappresenta un fenomeno linguistico e sociale che dovrebbe suscita da sempre sentimenti di sdegno e di disapprovazione.

Approfondiamo il concetto.

In primo luogo, la bestemmia è intrinsecamente volgare perché utilizza un linguaggio che trascende i limiti della decenza e del rispetto che non può mancare all’interno di una società.  Essa si configura, infatti, come un’offesa diretta alle credenze fondamentali di una persona, costituendo così non solo un atto verbale ma anche un’aggressione simbolica ad essa. Di conseguenza, il ricorso alla blasfemia, non è mai neutro o casuale, ma mira a suscitare reazioni emotive forti colpendo specifici valori che molti considerano non negoziabili.

In secondo luogo la bestemmia ha risvolti etici e sociali, quindi la problematica incide sul rispetto reciproco tra individui e sulle norme di convivenza civile violando la tolleranza e  alimentando conflitti e tensioni. Inoltre, il suo uso indiscriminato, può contribuire anche alla degenerazione del linguaggio pubblico.

In terzo luogo non possiamo tralasciare l’aspetto psicologico sotteso alla bestemmia. Spesso essa si manifesta come un meccanismo di sfogo nei confronti di situazioni di stress, dolore o frustrazione. In questi casi, la volgarità non è fine a se stessa, ma costituisce un modo per elaborare emozioni negative attraverso un’espressione linguistica immediata e di forte impatto. Tuttavia, riconoscere questa funzione non implica giustificare l’uso della bestemmia, quanto piuttosto invitare a una riflessione consapevole sulle cause profonde che la generano.

Infine, un breve sguardo all’ambito giuridico. Con la riforma del diritto penale avvenuta nel 1999, la bestemmia è stata depenalizzata e inserita tra le illecite amministrative. Ciò significa che attualmente la bestemmia non costituisce più un reato penale, ma può essere sanzionata con una multa da parte delle autorità amministrative, come previsto dal codice di comportamento locale (ad esempio nei regolamenti comunali). Nonostante ciò, l’offesa reiterata e grave ai simboli religiosi può ancora costituire motivo di denuncia sotto altri profili giuridici, come quello dell’istigazione all’odio o dell’ingiuria, qualora si configuri un danno per l’onore e la reputazione di una persona. La legge italiana quindi tutela in modo indiretto la sensibilità religiosa, ma senza ricorrere alla punizione penale specifica prevista in passato per la bestemmia.

Don Gian Maria Comolli