
Il brano di Vangelo di questa domenica ci invita al coraggio, chiede al cristiano di non vergognarsi di Gesù, di non essere timidi, paurosi o nascosti perché rammenta S. Paolo: “Se Dio è con noi chi è contro di noi? Chi ci separerà dall’amore di Cristo?… In tutto ciò, noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati” (Rm. 5,31-32). Insieme a questo invito è presente anche una precisazione: “Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”.
Due riflessioni.
L’indifferenza religiosa
Questa non è l’odio o la ripugnanza verso la fede e il cristianesimo ma è il vivere come se Dio non ci fosse e si esprime nel possedere unicamente preoccupazioni terrene scordando la dimensione spirituale. E’ il rimanere fermi sia nella maturazione umana che cristiana. Ciò rende l’esistenza sempre più problematica che si accentua con il trascorrere degli anni. L’indifferenza religiosa sorge quando non preghiamo più, quando tralasciamo di partecipare alla Messa domenicale, quando non avvertiamo più il bisogno di confessarci. E, allora Gesù afferma: “Non vi riconoscerò davanti al Padre mio”; e questo come logica conseguenza delle nostre azioni!
Dalla paura al coraggio
L’esistenza è spesso accompagnata dalla paura soprattutto nei confronti del futuro e della morte. Ma, la paura, si evidenzia anche di fronte al dovere di testimonianza cui è tenuto il cristiano. Spesso, di fronte alle esigenze delle norme morali, agli obblighi di giustizia e del perseguimento del bene, alla rettitudine di coscienza e ci si conferma tremebondi alla mentalità e alla moda corrente. La paura, si vince con il coraggio che ricordava il filosofo V. Jankelevitch è “la gioia di tutte le virtù, è l’elemento di trionfo virtuale che c’è in ogni virtù, che rende le altre virtù efficaci e operanti” rimarcando quello già affermato da Aristotele: “Le persone veramente coraggiose agiscono solo per amore del bene”. L’uomo coraggioso, è dunque libero, sincero e leale e crea nella quotidianità una perfetta armonia tra intenzioni, progetti, azioni, gesti e parole fondando questo atteggiamento sulla fiducia e sulla sicurezza donate da Dio come doni dello Spirito Spir e questo sull’esempio di Gesù che non ebbe timore delle minacce di un ambiente e di autorità politiche a ostili, ma reinterpretando le leggi e le usanze religiose, seppe intersecare rapporti autentici basati sulla verità e sulla franchezza. Il coraggio non è l’eroismo delle grandi azioni, ma anche quello delle scelte del quotidiano che si mostra e si propaga con l’esempio e la perseveranza.