In questa settimana vorrei condividere con voi alcune riflessioni che ho intitolato: NOI, GLI IMMIGRATI, L’ISLAM E L’EUROPA
Perché?
Vari episodi di violenza, compiuti da persone extracomunitari, che nelle ultime settimana sono accaduti in alcuni Paesi dall’Italia esempio Modena dove sono stati falciati pedoni nel centro della città alle aggressioni di Belfast ad opera di persone di origine straniera e molti altri, stanno accrescendo nella popolazione un odio anti-emigranti che non va sottovalutato, o rinchiuso in un “buonismo” che vede come indiscutibile l’istituzione di una società multietnica ed invece rischia di fallire miseramente.
NOI (1)
I nostri punti di riferimento: la Sacra Scrittura e la Dottrina recente della Chiesa presente nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, oltre il Catechismo della Chiesa Cattolica.
La Sacra Scrittura rammenta il dovere dell’accoglienza dello straniero. «Il Signore vostro Dio, vi chiede soltanto questo: di rispettare lo straniero, di amarlo e di onorarlo con tutto il cuore e con tutta l’anima (…). Amate questi stranieri, perché anche voi foste stranieri quando eravate in Egitto» (Dt. 5,10.19). Un invariato richiamo è presente nel vangelo di Matteo, quando il Signore Gesù illustra la grandiosa scena del giudizio finale: «Ero forestiero e mi avete ospitato» (Mt. 25,35). Anche san Paolo esorta: «Non dimenticate l’ospitalità, poiché alcuni, praticandola, hanno accolto angeli senza saperlo» (Eb. 13,2).
Il Magistero della Chiesa analizza il fenomeno emigratorio nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa e nel Catechismo della Chiesa Cattolica: «Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio Paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono. Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del Paese che li accoglie (…)» (2241).
Dunque, nella prospettiva biblica, il comportamento da assumere è evidente: accogliere lo straniero. Il Magistero, poi, consiglia le modalità: operare con la comunità civile per l’ integrazione, condividere e diffondere i valori della reciprocità, ma contemporaneamente e realisticamente, «accogliere nella misura del possibile». Questo significa che dobbiamo porci la domanda riguardante il vero bene per l’altro, evitando di trasformare il nobile concetto di solidarietà, come non mi stancherò mai di ribadire, in semplice buonismo.
Per comprenderci propongo alcuni interrogativi: accogliere gli stranieri, sprovvisti di progettualità futura, è sufficiente? Un’ospitalità indiscriminata offrirà loro un’adeguata qualità di vita e un dignitoso futuro? Ma, nel nostro Paese, questi quesiti, fino ad ora, sono stati trascurati da tutte per parti politiche.
Don Gian Maria Comolli
(fine prima parte)