I bambini spesso con i loro perché mettono in difficoltà i grandi. Il filosofo Heidegger così esortava i suoi allievi: “se volete progredire, in filosofia come in religione, fatevi interrogare da un bambino; non vi sarà possibile dare sempre una risposta, ma vi farà avvicinare alla verità”. Ecco, anche Dio, rivela “la verità” ai piccoli e agli umili! Ebbene, unicamente l’umiltà, ci fa conoscere Dio, comprendere il Vangelo e soprattutto la verità che l’essere religiosi è essenziale per la nostra vita.

Cos’è l’umiltà?
Il termine umiltà” deriva dal latino “humus”, e indicava un terreno ricco di sostanze vegetali in decomposizione, perciò particolarmente idoneo ad accogliere e a far germogliare il seme.
Di conseguenza, “essere umili” non significa disprezzarsi, annullarsi o scomparire, ma riconoscere come si è veramente cioè ricordarsi che si è humus, cioè “ polvere e polvere si ritornerà”, come ricorda la Bibbia. Ma questo “humus” è il materiale ideale per ricevere l’alito che Dio infonde nella vita come avvenne ad Adamo. In altre parole è il terreno ideale per ricevere e far fruttificare il seme della Parola.
I nostri fallimenti e sbagli, perfino i nostri peccati, se riconosciuti, ecco l’umiltà, possono divenire un terreno particolarmente fertile e accogliente per fare l’incontro più decisivo di tutta la vita, quello cioè con la “misericordia di Dio”.
Un episodio della vita san Clemente riassume ciò che abbiamo affermato. Un giorno stava facendo la questua per i suoi orfani e, passando a chiedere l’elemosina in una locanda, uno dei clienti gli sputò in faccia. “Questo era per me ed era giusto” gli disse San Clemente, “ora però, ti prego, dammi qualcosa per i miei orfani…”. I suoi biografi raccontano che quell’uomo fu talmente colpito dall’umiltà del santo che cambiò vita divenendo un benefattore.
Anche oggi serve coraggio per non voler apparire, per agire con discrezione, per desiderare di essere giudicati solo da Dio e non dagli uomini, essendo una delle nostre tentazioni più forti il desiderio di metterci in mostra.
Santa Teresa d’Avila, parlando alle sue suore, usò un’immagine originale per spiegare la forza dell’umiltà presso Dio: la regina nel gioco degli scacchi. “A scacchi, affermò santa Teresa d’Avila, la guerra più accanita il re la subisce dalla regina, (potendosi spostare sia orizzontalmente che verticalmente) benché vi concorrano da parte loro anche gli altri pezzi. Orbene, ricorda la santa, non vi è regina che più obblighi nella resa il Re del cielo quanto l’umiltà…”
Dunque, solo il piccolo conquista il cuore di Dio, gli fa scacco matto!
In questo periodo in cui ricerchiamo il fresco, nella calura estiva, esortiamo la nostra anima a trovare ristoro in Dio vivendo l’umiltà.